L’INQUINAMENTO DA IDROCARBURI DEL SOTTOSUOLO
 

Sosteniamo che questo inquinamento non è circoscritto alla sola area occupata dagli impianti dell’API.

La nostra non è una posizione ideologica ma è sostenuta da documentazione.

Nella relazione dell’ing. Tomasino Salvatori (Direttore Compartimentale delle FF.SS.) riferita all’inquinamento da idrocarburi denunciato dai cittadini nel sottovia ferroviario di via Monti e Tognetti (a circa 300 m. a sud della recinzione dell’API) è scritto:

«Considerata pertanto l’entità del bacino alluvionale e la concentrazione di idrocarburi risultante nelle analisi chimiche, poiché nel cantiere di costruzione del sottovia non si svolgono attività attinenti con la lavorazione di idrocarburi, la fonte di inquinamento è da ricercarsi altrove ».

Documenti dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale hanno rilevato che campioni di suolo prelevato all’esterno della recinzione della raffineria API, lato fiume Esino, presentano concentrazioni di idrocarburi leggeri, idrocarburi pesanti, benzene, etilbenzene, xileni superiori ai limiti di legge.

Sempre documenti dell’ARPAM hanno rilevato che nelle acque marine antistanti la raffineria API c’è presenza di MTBE (idrocarburo aromatico additivo della benzina) trasportato dai fossi “Caserme” e “Castellaraccia” che attraversano la raffineria API.

L’MTBE che «è considerato un cancerogeno nei roditori » e « possibile cancerogeno per l’uomo» (fonte US Environmental Protection Agency) negli Stati Uniti è responsabile della contaminazione di quasi 100 mila pozzi. A Santa Monica (California) l’80% dei pozzi pubblici sono inquinati da MTBE.

CHE COSA SI ASPETTA AD AVVIARE UNA APPROFONDITA INDAGINE  TECNICA E GIUDIZIARIA CHE ACCERTI FIN DOVE SI ESPANDE  L’INQUINAMENTO DA IDROCARBURI FUORI DEI CONFINI API ???

 
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