|
N.B. in rosso
sono riportate le note dei comitati
Sulla necessità di
avere uno sguardo rivolto a tempi medio-lunghi:
E’
evidente, da questo punto di vista, come sia necessario che il
risanamento ambientale sia condotto nel quadro di una
riprogrammazione complessiva delle funzioni dell’area e delle sue
dotazioni. Questa va effettuata con gradualità e con riferimento
a tempi ragionevolmente lunghi, per consentire gli aggiustamenti
necessari. Sono i tempi ai quali si riferiscono le grandi scelte
attualmente in agenda: il piano del porto, le grandi opere stradali e
ferroviarie, la realizzazione dell’interporto, lo stesso rinnovo della
concessione all’API.
Obbiettivo primario
delle scelte strategiche: minimizzare i rimpianti (su scelte parziali
dettate solo da interessi esogeni)
Minimizzare i rimpianti,
questo potrebbe essere il principio guida dell’azione pubblica (e
privata) per il risanamento e la riprogrammazione dell’AERCA, anche alla
luce dell’esperienza storica che ha caratterizzato la sua evoluzione
dagli anni cinquanta ad oggi. Una condizione a questo fine è quella
cercare di controbilanciare il peso delle decisioni e dei
condizionamenti esogeni, riconducendo la strategia complessiva e a lungo
termine dell’area sotto il controllo degli agenti collettivi del
territorio (pubblici e privati), approfondendo l’analisi (così come
con questo studio si è iniziato a fare) e costruendo, a partire da
queste basi, tavoli negoziali complessivi.
Nessuna realtà
economica sull’area, compresa l’API, è “cruciale” per lo sviluppo
dell’area”
Quindi,
il processo di de-industraliazzazione e terziarizzazione suddetto ha
relativamente selezionato le attività dell’area eleggendo il carattere
di nodo infrastrutturale ad elemento cruciale delle scelte di “location”
di vari soggetti (l’API, gli operatori portuali, i vettori
aeroportuali…)
-
Nessuna di queste attività è in sé “cruciale” per lo sviluppo
dell’area né di particolare peso economico-occupazionale. Piuttosto, è
la relazione sistemica tra queste e la connessione con il sistema
delle infrastrutture a costituire l’elemento cruciale sia in termini
di rilevanza occupazionale che di impatto ambientale.
Sulla perdita di
popolazione di Falconara negli ultimi anni pesa il “fattore API”:
Falconara Marittima (si
vedano le tabelle 2.3, 2.4 e 2.5) rappresenta in buona parte un caso
a sé rispetto ai trend registrati nel resto della Provincia e della
Regione nei comuni con caratteristiche in parte associabili ad essa.
In tutta la Provincia di Ancona Falconara Marittima è il comune che,
dopo Arcevia (realtà molto più piccola e collocata nell’entroterra), ha
perso in termini relativi più residenti (tab. 2.3).
(…)
questo
fatto può essere determinato anche da:
la presenza dell’API e di altre
attività (fra cui il traffico viario) che possono, come minimo nella
percezione di molti, ridurre la qualità dell’ambiente ed aumentare il
senso di rischio.
Si può
ipotizzare quindi che in parte sia diffusa nell’immaginario collettivo e
nelle conseguenti scelte insediative dei cittadini di Falconara e delle
aree limitrofe la percezione di Falconara Marittima come “comune da
industria pesante” e come un “comune di transito” verso il quale è
preferibile non trasferirsi e dal quale è preferibile, entro certi
limiti, andarsene.
In
conclusione, l’analisi in corso sta iniziando a fornire alcune
indicazioni, ancora da ponderare attentamente, sulla base delle quali i
fattori di rischio ambientali presenti sul territorio cittadino (API e
sistema viario) potrebbero interagire in maniera limitata ma
significativa su tale comune in due maniere: l’altissima densità di
popolazione relativamente vicina e a contatto con le fonti di rischio;
il potenziale impatto indiretto negativo sull’economia locale derivante
dalla fuoriuscita di popolazione anche per i motivi indicati al punto B
(presenza dell’API).
L’economia di Falconara ed il ruolo dell’API: le ragioni
di una “stagnazione” economica:
Falconara perde occupati nelle imprese nel corso dell’ultimo decennio
(-6.5%). La caratteristica di tale comune è la stasi o la perdita in
termini assoluti di occupati in tutti e tre i settori (tab. 2.11). In
particolare l’industria perde il 12% degli occupati, gli altri servizi
il 7% (unico caso assieme a Chiaravalle di diminuzione in tale settore)
ed il commercio rimane invece stabile. Ciò comporta in termini relativi
una ripartizione del peso occupazionale pressoché stabile fra i vari
settori di impiego, che vedono tali tre settori avere un peso
percentuale relativamente simile: 32% industria (-2% rispetto al 1991);
32% commercio (+2% rispetto al 1991) e 36% altri servizi (nessuna
variazione rispetto al 1991). In questo quadro e con queste tendenze in
atto quindi il ruolo dell’API risulta anche più rilevante. Su ciò si
tornerà nelle pagine dedicate a tale realtà.
Interessanti le considerazioni sul ruolo dell’API
nell’economia locale, che si riportano per intero, anche se il capitolo
risulta incompleto.
Da queste valutazioni emerge in particolare che:
l’impatto diretto ed indiretto complessivo
dell’API sul territorio non solo comunale ma dell’intera AERCA è sotto
il profilo occupazionale rilevante, sia in quantità che in qualità
(caratteristiche di professionalità e di sicurezza occupazione del tipo
di lavoro).
Tuttavia,
Volendo riassumere con
un termine i rischi del sistema API in termini occupazionali e
demografici per Falconara Marittima ed in parte per il più generale
sistema AERCA, si può utilizzare il termine di derivazione economica di
“spiazzamento”
(crowiding-out). Con tale termine si fa riferimento ad una attività
economica che con la sua presenza da un lato crea ricchezza ed
occupazione, dall’altro disincentiva però potenziali attività
alternative nella stessa area, portatrici anche esse di ricchezza ed
occupazione.
(…)
Una eventuale risoluzione di tali nodi, che comporterebbe una revisione
della presenza dell’API sul territorio nel corso del tempo, ma anche una
differente pianificazione di alcune infrastrutture, potrebbe aprire la
strada a scenari positivi di sviluppo occupazionale e residenziale
differenti da quelli attuali.
Osservando il vettore occupazione, è possibile quindi avanzare l’ipotesi
che preveda nel medio-lungo periodo una drastica riduzione di attività
industriali altamente inquinanti nell’Aerca, cercando di estendere le
opportunità per altre vocazioni di servizio, compatibilmente con i tempi
di bonifica ambientale richiesti in previsione dello smantellamento
degli impianti inquinanti sopraccitati che includono la stessa API.
5.1.2 La
situazione demo-occupazionale
Nel capitolo relativo
alle caratteristiche demografiche ed occupazionali dell’AERCA è stato
dedicato spazio ad una prima analisi di Falconara Marittima, citando in
alcuni casi anche l’API.
Nella sostanza le
caratteristiche di tale comune e di una delle sue attività economiche
più rilevanti sotto il profilo dell’occupazione sono:
-
la collocazione in un punto di snodo dell’intera AERCA; punto di snodo
strategico per l’intera provincia, regione e per aree più vaste;
-
la forte densità abitativa.
Per approfondimenti su tali punti si rimanda alle pagine introduttive.
Qui ci si soffermerà sugli aspetti salienti.
Per quanto riguarda il primo punto va fatto notare come Falconara
Marittima svolga un
ruolo di perno
nell’AERCA e per gli
altri territori sopra citati: da un lato si pone lungo la dorsale
adriatica, dall’altro è il punto di accesso al mare della Valle Esina.
Ciò significa che è uno dei luoghi più dotati sotto il profilo delle
infrastrutture all’interno dell’AERCA e della Provincia, assieme ed in
simbiosi con Ancona. In particolare rappresenta:
-
il punto di congiungimento ferroviario marchigiano
principale fra l’asse Nord-Sud e quello Est-Ovest;
-
il principale scalo aeroportuale della regione, con un
ruolo in parte sovraregionale;
-
è contiguo all’autostrada, così come al porto di
Ancona.
Questo ruolo perno ha
per ora però preso la forma non tanto di un centro di irradiazione
quanto di punto di passaggio di flussi di risorse e di persone. Le tendenze degli anni ’90 sembrano
confermare e rafforzare questa posizione visto che dopo alcuni decenni
di crescita urbana negli anni ’90 si è registrata una fuoriuscita di
residenti ed è aumentata la tendenza al pendolarismo dalla città verso
altri luoghi di lavoro (in primis Ancona).
Per quanto riguarda quindi il secondo aspetto, Falconara Marittima
rimane il comune a più alta densità di residenti della Provincia e fra i
primi nella regione con 1182 abitanti per Kmq.
Il mix fra i due aspetti sopra richiamati crea quindi in tale comune una
situazione di tensione, spesso latente, fra qualità della vita e
caratteristiche socio-geografiche:
-
il comune risulta densamente abitato soprattutto in
aree, alcune delle quali a ridosso o non distanti, e comunque
direttamente ed indirettamente interessate, delle infrastrutture di
cui sopra;
-
in questi anni quindi il carico di flussi, in
particolare quelli su gomma, è cresciuto a seguito del pendolarismo e
della crescente centralità come luogo di passaggio del comune stesso,
fra est ed ovest e fra sud e nord (a prescindere che ci si riferisca a
traffici locali o extralocali);
-
vista la forte crescita realizzata a partire dagli
anni ’70, nel corso degli ultimi decenni ed in particolare
nell’ultimo, è stato difficile far fronte alle esigenze abitative; da
ciò ne è derivata una parziale ‘fuga’ dei residenti falconaresi verso
comuni limitrofi, così come un accantonamento, da parte di coloro che
cambiavano residenza da altre città, dell’opzione Falconara, meta
tipica di coloro che lasciavano Ancona, a favore di altri centri (Montemarciano
in primis);
-
tale fuga è stata in parte motivata, oltre che da
problemi di alloggi, anche dalla volontà di ricercare una qualità
della vita migliore e ottenibile a pochi chilometri di distanza.
In tale contesto si viene a trovare una situazione occupazionale per
molti aspetti abbastanza statica, anche se non preoccupante sotto alcuni
aspetti:
-
l’occupazione nel corso di un decennio è cresciuta di
circa 1%, seguendo praticamente la media AERCA, ma ben al di sotto di
quella provinciale (+9.3%);
-
il dato negativo relativo all’occupazione è che questa
è cresciuta solo nell’area delle istituzioni (enti pubblici e
nonprofit), mentre si è registrato un calo vistoso nell’area delle
imprese (-6.5%), con questo ultimo dato in controtendenza rispetto
all’AERCA (+2.8%) e soprattutto alla Provincia (+9.8%);
-
analizzando il dato relativo alle imprese con più
attenzione emerge come tale calo si sia verificato sia nei servizi
differenti dal commercio (-7%), unico comune in questo senso in
controtendenza nell’AERCA, che nell’industria (-12%).
Complessivamente quindi Falconara Marittima presenta una serie di
fattori che tradizionalmente hanno rappresentato dei vantaggi (vicinanza
con Ancona, forte dotazione di infrastrutture strategiche per l’AERCA e
per la provincia più in generale), che però rischiano di trasformarsi in
vincoli (eccessivo carico di flussi che deteriorano la qualità della
vita e dell’ambiente in primis).
All’interno di questo quadro generale si viene a trovare quello che
possiamo definire il sistema API e cioè le principali imprese, di
proprietà dell’API, collocate sul terreno del comune di Falconara
Marittima, che si occupano di raffinazione e di produzione di energia.
Il
ruolo che l’API gioca in questo contesto può essere letto tenendo
presente sia gli aspetti positivi che quelli negativi.
Aspetti positivi
Come si può notare leggendo le
informazioni contenute nella tabella 5.1, il sistema API direttamente
occupa circa 500 persone. Al di là del dato, di per sé molto
significativo e rilevante già in termini assoluti, si è deciso di
compararlo con altri per rendere l’idea della sua rilevanza relativa:
-
innanzitutto,
prendendo come banca dati di riferimento l’elenco delle imprese
contenute nell’Annuario Assindustria della Provincia di Ancona
relativo al 2002, risulta che API raffineria con i suoi 420 dipendenti
(Il dato è inferiore a 503
in quanto il riferimento qui è solo all’impresa API raffineria e non
al sistema composto anche da altre imprese - API Energia, Api Anonima,
etc.)
figura come la 18° realtà per rilevanza di occupati nella provincia di
Ancona, su un totale di quasi 90 imprese;
-
se si compara il dato Istat sull’occupazione del 2001 a
Falconara con quello del sistema API si ricava che quest’ultimo incide
direttamente (e cioè tramite il solo personale direttamente assunto)
sul totale dell’occupazione per il 6.4% e sulla sola occupazione
nell’industria per il 25%;
-
a livello
AERCA tali dati rappresentano rispettivamente lo 0.6% degli occupati
complessivi e circa il 3% di quelli dell’industria;
-
a livello
provinciale le percentuali sono rispettivamente 0.3% e 0.8%.
|
Tab. 5.1 -
La collocazione del sistema API nell’economia provinciale, dell’AERCA
e comunale |
|
Totale occupati diretti
sistema API (v.a.) |
503 |
|
Collocazione di API
Raffineria nella classifica delle imprese con maggior numero
di occupati nella Provincia
* |
18° (su 873) |
Peso percentuale
dell’occupazione diretta del sistema API su:
|
- occupazione nel comune di Falconara Marittima |
|
- occupazione nell’industria del comune di Falconara
Marittima |
|
- occupazione nell’AERCA |
|
- occupazione nell'industria dell’AERCA |
|
- occupazione nella provincia di Ancona |
|
- occupazione nell'industria della provincia di Ancona |
|
|
6.4% |
|
25.0% |
|
0.6% |
|
2.9% |
|
0.3% |
|
0.8% |
|
|
* Annuario
Assindustria Provincia di Ancona 2003
Se entriamo più nello specifico delle
caratteristiche di
tale occupazione
(tab. 5.2), possiamo notare come sia
di qualità e abbia registrato un trend di crescita:
-
il numero di occupati è infatti passato da 385 del
1992 a 503 del 2002 con un tasso di incremento pari al 31% (l’API ha
quindi aumentato in un decennio di un terzo i propri addetti);
-
si tratta principalmente di uomini (94%),
relativamente distribuiti in maniera omogenea nelle varie fasce di età
e dotati di un livello culturale medio-alto (il 15% con laurea e il
66% con diploma universitario);
-
sotto il profilo della qualifica, il peso percentuale,
vicino al 50%, degli impiegati e degli operai (principalmente
specializzati) è simile;
-
si tratta di lavori protetti visto che oltre nove su
dieci sono a tempo indeterminato;
-
il tasso di turn over è contenuto (14%) ed in buona
parte risente della crescita di questi anni, visto che nel 2002 sono
state assunte 48 persone a fronte delle 24 che hanno lasciato il
sistema;
-
si tratta di lavoratori che provengono principalmente
dalla provincia di Ancona (90%).
L’API inoltre grazie ai numerosi rapporti sul territorio
genera un vasto indotto occupazionale, che l’impresa stessa stima in
circa 2000 persone (La stima prodotta dall’API relativa all’occupazione
a livello locale è attualmente valutata con una rilevazione direttamente
effettuata dal gruppo di ricerca presso i principali fornitori. Si può
ipotizzare attualmente solo che risulti in eccesso, visto che sono state
conteggiate, fra i principali fornitori locali, realtà appartenenti a
consorzi ubicati nella provincia di Ancona, ma in realtà provenienti da
altre regioni ed impieganti in parte manodopera da fuori regione.),
per un totale di circa 900 fornitori accreditati, di cui 332 aziende
locali (ISTAO, 2000). I fornitori locali possono essere raggruppati
nella seguente maniera:
-
servizi e forniture meccaniche, chimiche, elettriche e
civili;
-
trasporti di prodotti petroliferi;
-
servizi vari (consulenze, etc.);
-
servizi marittimi;
-
bonifiche e smaltimenti;
-
forniture.
L’ISTAO (2000) ha stimato per i fornitori locali una ripartizione del
fatturato, a seconda del tipo di fornitore, quale quella riportata nella
tabella 5.3. Tale ripartizione vede i servizi e le forniture del primo
tipo (meccaniche, etc.) assorbire da sole il 62% del fatturato.
Quindi l’impatto diretto ed indiretto
complessivo dell’API sul territorio non solo comunale ma dell’intera
AERCA è sotto il profilo occupazionale rilevante, sia in quantità che in
qualità (caratteristiche di professionalità e di sicurezza occupazione
del tipo di lavoro).
L’importanza del sistema API inoltre va valutata anche in termini di
trend dell’occupazione a Falconara Marittima. I dati presentati nelle
tabelle 8 e 10 del primo capitolo, relative ai mutamenti nelle
caratteristiche degli addetti in questo comune mostrano chiaramente
come:
-
nel corso degli anni ’90 l’occupazione a Falconara è
cresciuta (poco) (+1.1%) grazie alle istituzioni (enti pubblici e
nonprofit), mentre si è registrata una diminuzione sensibile da parte
di quella generata dalle imprese (-6.5%);
-
all’interno dell’area delle imprese l’industria ha
fatto registrate tassi di diminuzione consistenti (-12%).
Il dato del
sistema API, cresciuto nel corso dello stesso periodo è quindi in
controtendenza con quello più generale dell’industria e delle imprese e
ha rappresentato un effetto di parziale contrappeso ai trend negativi
più generali registrati nel comune.
Se ne deduce
che il peso del sistema API sull’economia falconarese è leggermente
aumentato nel corso degli anni ’90.
Aspetti negativi o problematici
Volendo riassumere con un termine i rischi
del sistema API in termini occupazionali e demografici per Falconara
Marittima ed in parte per il più generale sistema AERCA, si può
utilizzare il termine di derivazione economica di “spiazzamento”
(crowiding-out). Con tale termine si fa riferimento ad una attività
economica che con la sua presenza da un lato crea ricchezza ed
occupazione, dall’altro disincentiva però potenziali attività
alternative nella stessa area, portatrici anche esse di ricchezza ed
occupazione.
Naturalmente in questa fase del lavoro possiamo solo dare una idea
generale di tali rischi, sui quali occorre comunque fare una ulteriore
specificazione.
Seguendo la stessa impostazione dell’approccio che ha portato alla
definizione dell’AERCA in quanto tale, non va dimenticato che gli
aspetti negativi o problematici qui indicati non sono potenzialmente
riconducibili solamente al sistema API ma ad un più generale intreccio,
di cui qui si è accennato, fra API, infrastrutture pesanti e crescente
presenza di traffico sulle reti viarie stressate all’interno e attorno a
centri urbani e conglomerazioni.
I potenziali effetti di spiazzamento riconducibili (anche) al sistema
API sono fondamentalmente di due tipi:
-
demografici – abitativi
-
economico – occupazionali.
a.
Potenziali effetti di spiazzamento
demografici – abitativi
Come è stato illustrato in precedenza Falconara Marittima ha perso nel
corso dell’ultimo decennio quasi il 6% dei propri residenti. E’
ipotizzabile che tale situazione sia il risultato sia dello spostamento
consistente fuori dal comune di residenti, così come del mancato arrivo
di nuovi residenti dai centri vicini (soprattutto Ancona), come invece
era avvenuto fino agli anni ’80. Le ragioni di tale mutamento, il più
accentuato dell’intera AERCA e il più rilevante fra i comuni di medie e
medio-grandi dimensioni delle Marche, è imputabile in buona parte agli
assetti abitativi della città e alla difficoltà a reperire abitazioni.
E’ ipotizzabile comunque che la percezione della qualità della vita e
dell’ambiente, colta dai residenti o da coloro in procinto di
trasferirsi da e verso Falconara, spinga verso collocazioni alternative
sul territorio viste le caratteristiche degli insediamenti urbani di una
buona parte del comune di Falconara, confinanti a nord con l’API e
attraversati da vie di comunicazione nel cuore del comune stesso. Questa
seconda spiegazione del calo demografico sembra comunque meno rilevante
della prima (scarsa presenza di abitazioni), ma è ipotizzabile che sia
presente.
Sotto tale profilo occorre tenere presente che sul territorio cittadino,
in merito alla questione API, si vengono a trovare due gruppi rilevanti
di portatori di interessi, in buona parte non sovrapposti: i residenti
ed i lavoratori dell’API. Se si osserva il dato relativo ai lavoratori
API residenti a Falconara (tab. 5.2), si può notare come solo un terzo
di essi (pari a 171 addetti e quindi famiglie), sia residente in tale
comune. Pur tenendo conto di un numero rilevante di altri lavoratori
dell’indotto, emerge comunque come le ricadute positive occupazionali
dell’API riguardino, in termini relativi, più l’AERCA e il restante
territorio provinciale che il comune di Falconara, in cui i residenti
beneficiano ma solo in maniera relativamente limitata di tale presenza.
Inoltre Falconara è ancora abitata in buona parte da pendolari e cioè
persone che qui risiedono ma poi lavorano altrove (Ancona in primis).
Tenendo presente la dimensione occupazionale e quella demografica si
tendono quindi ad avere quattro gruppi rilevanti che orbitano su
Falconara: a) accanto a residenti che ivi vivono e lavorano (alcuni
all’API), b) vi sono coloro che vi risiedono e non lavorano (pensionati,
studenti, casalinghe, etc.), c) coloro che vi risiedono e lavorano
altrove (pendolari in uscita) e d) infine coloro che non vi risiedono e
vi lavorano (pendolari in entrata) (buona parte all’API).
Pertanto essendo i vari gruppi di interesse di lavoratori ed abitanti
solo parzialmente sovrapposti in loco, ne deriva che i secondi sono meno
propensi ad accettare la presenza di tale azienda e potenzialmente
possono essere maggiormente pronti a trasferirsi anche a distanza non
lontane (Montemarciano, Senigallia, Chiaravalle, etc.), in particolar
modo se appartengono al gruppo b) e soprattutto c).
La potenziale diminuzione di popolazione conseguente a queste scelte
avrebbe anche un impatto di ricaduta economica indiretta sul livello dei
consumi del comune stesso.
b.
Potenziali effetti di spiazzamento economico – occupazionali
Se il sistema API in oggetto presenta numerosi vantaggi, ci si può
chiedere quali usi alternativi di tipo economico si potrebbero avere
nell’area, ma che non vi sono perché in parte già occupati dal sistema
API.
L’analisi del sistema aeroporto sembra escludere che, per quello che
riguarda questo ultimo, l’API possa rappresentare una fonte di mancato
sviluppo sotto il profilo economico ed occupazionale: l’espansione dello
stesso nei prossimi anni, in termini di viaggiatori, potrà avvenire
sull’attuale territorio dell’aeroporto e non necessiterà maggiori spazi
verso il mare (quindi in direzione mare). La fonte di tale informazione
è l’intervista effettuata con il direttore dell’Aerdorica nel mese di
maggio 2003 e i relativi documenti distribuiti in tale riunione (Aerdorica
S.p.a., Aeroporto “Raffaello Sanzio” di Ancona – Programma d’intervento
aggiornato).
Gli altri potenziali usi alternativi dell’area Api potrebbero
riguardare:
Tali alternative sono solo in parte fra loro integrabili e
richiederebbero esse stesse scelte in termini di priorità.
Per quanto riguarda le
attività industriali si può notare come Falconara Marittima, grazie alla
centratura attorno al sistema API (25% dell’occupazione del comune) si è
specializzata in attività economiche differenti da quelle tipiche
distrettuali della Valle Esina. In prospettiva potrebbe quindi
rappresentare una area di sbocco sul mare del sistema locale di Jesi,
che in questa fase necessita di aree di espansione (si pensi alle
necessità di espansione fisica delle ZIPA di tale ultimo sistema).
Per quanto riguarda le attività terziarie possiamo indicarne due
differenti: quelle legate al
turismo
e quelle legate ad altre
attività di supporto e di sviluppo dell’area.
Per quanto riguarda il
turismo,
esso risulta molto sacrificato oltre che dalla collocazione dell’API
sulla costa anche dall’immagine ambientale portata con sé dai relativi
impianti. Il numero di occupati in tale attività risultava nella seconda
parte degli anni ’90 a Falconara pari a circa 320 persone, mentre in un
contesto come quello di Senigallia corrispondeva a circa 1430 occupati
(Censimento intermedio Industria e Servizi Istat 1996). Naturalmente una
semplice differenza fra i due valori non è possibile per due ragioni: la
differente superficie utilizzabile a tal fine (maggiore a Senigallia) e
la presenza in territorio falconarese di altri vincoli (in primis la
ferrovia), che rappresenterebbero comunque un impedimento a tale
attività. Comunque la differenza fra i due valori rende bene l’idea di
quali potrebbero essere le potenzialità per una area litoranea che
rappresenterebbe la continuazione a sud del litorale senigalliese.
Per quanto concerne infine
altre attività terziarie possibili, una di queste potrebbe essere rappresentata dalla
costituzione di un
polo fieristico regionale nell’area adiacente
o nella medesima area dell’API. Se si tiene presente come appaia
necessario rafforzare tale tipo di attività a livello regionale nelle
Marche e come in questi ultimi anni nella vicina Emilia Romagna si sia
investito fortemente sul polo fieristico di Rimini, che tende ormai a
diventare un punto di riferimento regionale, va valutata attentamente la
possibilità di costituire tale tipo di impianti in un punto centrale
delle Marche, quale potrebbe essere la zona di Falconara per molte sue
caratteristiche: l’ottima dotazione di infrastrutture (vicinanza di
porto, aeroporto, ferrovia, autostrada, altre rilevanti reti viarie), la
sua collocazione vicino al capoluogo di regione e ad alcune delle aree
industriali ed economiche più rilevanti (l’asse Fabriano-Jesi-Ancona),
la sua collocazione al centro della regione (lungo gli assi nord-sud ed
est-ovest).
Naturalmente una tale attività potrebbe
portare con sé molti posti di lavoro, direttamente ed indirettamente, ma
necessita spazi che per ora solo parzialmente sono presenti a Falconara
Marittima. L’ipotesi di strutturare una tale attività in territori
adiacenti (si pensi all’area sulla costa più vicina al Comune di
Montemarciano), con la compresenza dell’API rischierebbe di creare o
comunque di far notevolmente aumentare fenomeni di congestione viaria,
in un territorio già fortemente sotto stress.
Osservazioni conclusive
L’API rappresenta un polo di sviluppo e di attrazione occupazionale
altamente rilevante per Falconara, per l’intera AERCA e per la provincia
di Ancona. L’occupazione in tale realtà, oltre che essere
quantitativamente rilevante, è anche di qualità (in termini di
professionalità e di tutela dell’occupazione).
Si possono rilevare però alcuni nodi
problematici, in termini demografici-abitativi e occupazionali-economici,
di cui l’API è potenzialmente solo parzialmente co-responsabile,
esprimibili in effetti di spiazzamento. Una eventuale risoluzione di
tali nodi, che comporterebbe una revisione della presenza dell’API sul
territorio nel corso del tempo, ma anche una differente pianificazione
di alcune infrastrutture, potrebbe aprire la strada a scenari positivi
di sviluppo occupazionale e residenziale differenti da quelli attuali.
Osservando il vettore occupazione, è possibile quindi avanzare l’ipotesi
che preveda nel medio-lungo periodo una drastica riduzione di attività
industriali altamente inquinanti nell’Aerca, cercando di estendere le
opportunità per altre vocazioni di servizio, compatibilmente con i tempi
di bonifica ambientale richiesti in previsione dello smantellamento
degli impianti inquinanti sopraccitati che in includono la stessa API.
Tab. 5.2 Le
caratteristiche occupazionali del sistema API di Falconara Marittima
|
N° complessivo di occupati diretti (31/12/2002) |
503 |
|
|
- API Raffineria |
420 |
|
|
- ApiSoi |
48 |
|
|
- Api Energia |
3 |
|
|
- Api Anonima |
29 |
|
|
- Co.Co.Co. |
3 |
|
|
N° occupati diretti nel corso dell’ultimo decennio: |
|
|
|
- 1992 |
385 |
|
|
- 1996 |
392 |
|
|
- 2002 |
503 |
|
|
- variazione percentuale n° occupati 1992-2002 |
|
+31% |
| |
V.A. |
% |
|
Ripartizione per genere: |
|
|
|
- Uomini |
473 |
94% |
|
- Donne |
30 |
6% |
|
Ripartizione per età: |
|
|
|
- Fino a 30 anni |
106 |
21% |
|
- 31-40 anni |
173 |
34% |
|
- 41-50 anni |
140 |
28% |
|
- 51-65 anni |
84 |
16% |
|
Ripartizione per titolo di studio: |
|
|
|
- Licenza elementare |
9 |
2% |
|
- Licenza media |
85 |
17% |
|
- Diploma |
332 |
66% |
|
- Diploma universitario / laurea |
77 |
15% |
|
Ripartizione per qualifica: |
|
|
|
- Dirigenti |
11 |
2% |
|
- Impiegati |
242 |
48% |
|
- Operai |
247 |
49% |
|
- Co.Co.Co. |
3 |
1% |
|
Ripartizione per tipo di contratto: |
|
|
|
- Tempo indeterminato |
456 |
91% |
|
- C.F.L. |
43 |
9% |
|
- Altro (tempo determinato e Co.Co.Co.) |
4 (1 + 3) |
1% |
|
Ripartizione per residenza: |
|
|
|
- Falconara |
171 |
34% |
|
- Resto della provincia di Ancona |
280 |
56% |
|
- Resto delle Marche e fuori regione |
52 (21 + 31) |
10% |
|
Tasso di turn over: |
|
14% |
Tab. 5.3 La
stima dell'occupazione indiretta del sistema API
Sistema
dei fornitori
*
(ISTAO, 2000): |
Ripartizione del fatturato per specializzazione dei fornitori
locali |
Stima
occupati |
|
- servizi e forniture meccaniche, elettriche e civili |
62% (58% Consorzi CIM e COIND) |
n.d. |
|
- trasporti prodotti petroliferi |
15% |
**
282 |
|
- servizi vari (consulenze, etc.) |
9% |
n.d. |
|
- servizi marittimi |
7% |
***
65 |
|
- bonifiche e smaltimenti |
4% |
n.d. |
|
- forniture |
3% |
n.d. |
|
* |
Ripartizione del fatturato per specializzazione dei fornitori
locali |
|
** |
dato Istao, 2000 |
|
*** |
Dato rapporto Autorità portuale riferito all’impatto
sull’occupazione in caso di cessazione attività API |
|