STUDIO SVIM  - ASPETTI SOCIO-ECONOMICI
 

A.E.R.C.A.

RELAZIONE PRELIMINARE SUGLI ASPETTI ECONOMICI E SOCIALI
S
VIM MARCHE
UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE

12.05.2003

Questo progress report raccoglie alcuni risultati parziali dell’analisi e delle riflessioni del gruppo di lavoro preposto allo studio degli aspetti economici e sociali dell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale di Ancona-Falconara e bassa valle dell’Esino.

Esso è stato redatto a più mani.

Responsabile della parte sociologica è il Prof. Carlo Carboni, che si è avvalso della collaborazione del dott. Emmanuele Pavolini.

Responsabile della parte economica è il Prof. Franco Sotte, che si è avvalso della collaborazione del dott. Roberto Esposti e della dott.ssa Raffaella Santolini.

Lo studio si svolge in base ad una convenzione tra il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Politecnica delle Marche e Sviluppo Marche “SVIM” Spa.

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N.B. in rosso sono riportate le note dei comitati

Sulla necessità di avere uno sguardo rivolto a tempi medio-lunghi:

E’ evidente, da questo punto di vista, come sia necessario che il risanamento ambientale sia condotto nel quadro di una riprogrammazione complessiva delle funzioni dell’area e delle sue dotazioni. Questa va effettuata con gradualità e con riferimento a tempi ragionevolmente lunghi, per consentire gli aggiustamenti necessari. Sono i tempi ai quali si riferiscono le grandi scelte attualmente in agenda: il piano del porto, le grandi opere stradali e ferroviarie, la realizzazione dell’interporto, lo stesso rinnovo della concessione all’API.

Obbiettivo primario delle scelte strategiche: minimizzare i rimpianti (su scelte parziali dettate solo da interessi esogeni)

Minimizzare i rimpianti, questo potrebbe essere il principio guida dell’azione pubblica (e privata) per il risanamento e la riprogrammazione dell’AERCA, anche alla luce dell’esperienza storica che ha caratterizzato la sua evoluzione dagli anni cinquanta ad oggi. Una condizione a questo fine è quella cercare di controbilanciare il peso delle decisioni e dei condizionamenti esogeni, riconducendo la strategia complessiva e a lungo termine dell’area sotto il controllo degli agenti collettivi del territorio (pubblici e privati), approfondendo l’analisi (così come con questo studio si è iniziato a fare) e costruendo, a partire da queste basi, tavoli negoziali complessivi.

Nessuna realtà economica sull’area, compresa l’API, è “cruciale” per lo sviluppo dell’area”

Quindi, il processo di de-industraliazzazione e terziarizzazione suddetto ha relativamente selezionato le attività dell’area eleggendo il carattere di nodo infrastrutturale ad elemento cruciale delle scelte di “location” di vari soggetti (l’API, gli operatori portuali, i vettori aeroportuali…)

  • Nessuna di queste attività è in sé “cruciale” per lo sviluppo dell’area né di particolare peso economico-occupazionale. Piuttosto, è la relazione sistemica tra queste e la connessione con il sistema delle infrastrutture a costituire l’elemento cruciale sia in termini di rilevanza occupazionale che di impatto ambientale.

Sulla perdita di popolazione di Falconara negli ultimi anni pesa il “fattore API”:

Falconara Marittima (si vedano le tabelle 2.3, 2.4 e 2.5) rappresenta in buona parte un caso a sé rispetto ai trend registrati nel resto della Provincia e della Regione nei comuni con caratteristiche in parte associabili ad essa. In tutta la Provincia di Ancona Falconara Marittima è il comune che, dopo Arcevia (realtà molto più piccola e collocata nell’entroterra), ha perso in termini relativi più residenti (tab. 2.3).

(…) questo fatto può essere determinato anche da:

la presenza dell’API e di altre attività (fra cui il traffico viario) che possono, come minimo nella percezione di molti, ridurre la qualità dell’ambiente ed aumentare il senso di rischio.

Si può ipotizzare quindi che in parte sia diffusa nell’immaginario collettivo e nelle conseguenti scelte insediative dei cittadini di Falconara e delle aree limitrofe la percezione di Falconara Marittima come “comune da industria pesante” e come un “comune di transito” verso il quale è preferibile non trasferirsi e dal quale è preferibile, entro certi limiti, andarsene.

In conclusione, l’analisi in corso sta iniziando a fornire alcune indicazioni, ancora da ponderare attentamente, sulla base delle quali i fattori di rischio ambientali presenti sul territorio cittadino (API e sistema viario) potrebbero interagire in maniera limitata ma significativa su tale comune in due maniere: l’altissima densità di popolazione relativamente vicina e a contatto con le fonti di rischio; il potenziale impatto indiretto negativo sull’economia locale derivante dalla fuoriuscita di popolazione anche per i motivi indicati al punto B (presenza dell’API).

L’economia di Falconara ed il ruolo dell’API: le ragioni di una “stagnazione” economica:

Falconara perde occupati nelle imprese nel corso dell’ultimo decennio (-6.5%). La caratteristica di tale comune è la stasi o la perdita in termini assoluti di occupati in tutti e tre i settori (tab. 2.11). In particolare l’industria perde il 12% degli occupati, gli altri servizi il 7% (unico caso assieme a Chiaravalle di diminuzione in tale settore) ed il commercio rimane invece stabile. Ciò comporta in termini relativi una ripartizione del peso occupazionale pressoché stabile fra i vari settori di impiego, che vedono tali tre settori avere un peso percentuale relativamente simile: 32% industria (-2% rispetto al 1991); 32% commercio (+2% rispetto al 1991) e 36% altri servizi (nessuna variazione rispetto al 1991). In questo quadro e con queste tendenze in atto quindi il ruolo dell’API risulta anche più rilevante. Su ciò si tornerà nelle pagine dedicate a tale realtà.

Interessanti le considerazioni sul ruolo dell’API nell’economia locale, che si riportano per intero, anche se il capitolo risulta incompleto.

Da queste valutazioni emerge in particolare che:

l’impatto diretto ed indiretto complessivo dell’API sul territorio non solo comunale ma dell’intera AERCA è sotto il profilo occupazionale rilevante, sia in quantità che in qualità (caratteristiche di professionalità e di sicurezza occupazione del tipo di lavoro).

Tuttavia,

Volendo riassumere con un termine i rischi del sistema API in termini occupazionali e demografici per Falconara Marittima ed in parte per il più generale sistema AERCA, si può utilizzare il termine di derivazione economica di “spiazzamento” (crowiding-out). Con tale termine si fa riferimento ad una attività economica che con la sua presenza da un lato crea ricchezza ed occupazione, dall’altro disincentiva però potenziali attività alternative nella stessa area, portatrici anche esse di ricchezza ed occupazione.

(…)

Una eventuale risoluzione di tali nodi, che comporterebbe una revisione della presenza dell’API sul territorio nel corso del tempo, ma anche una differente pianificazione di alcune infrastrutture, potrebbe aprire la strada a scenari positivi di sviluppo occupazionale e residenziale differenti da quelli attuali.

Osservando il vettore occupazione, è possibile quindi avanzare l’ipotesi che preveda nel medio-lungo periodo una drastica riduzione di attività industriali altamente inquinanti nell’Aerca, cercando di estendere le opportunità per altre vocazioni di servizio, compatibilmente con i tempi di bonifica ambientale richiesti  in previsione dello smantellamento degli impianti inquinanti  sopraccitati che includono la stessa API.

 

5.1   La Raffineria API di Falconara M.ma

5.1.2  La situazione demo-occupazionale

Nel capitolo relativo alle caratteristiche demografiche ed occupazionali dell’AERCA è stato dedicato spazio ad una prima analisi di Falconara Marittima, citando in alcuni casi anche l’API.

Nella sostanza le caratteristiche di tale comune e di una delle sue attività economiche più rilevanti sotto il profilo dell’occupazione sono:

  1. la collocazione in un punto di snodo dell’intera AERCA; punto di snodo strategico per l’intera provincia, regione e per aree più vaste;

  2. la forte densità abitativa.

Per approfondimenti su tali punti si rimanda alle pagine introduttive. Qui ci si soffermerà sugli aspetti salienti.

Per quanto riguarda il primo punto va fatto notare come Falconara Marittima svolga un ruolo di perno nell’AERCA e per gli altri territori sopra citati: da un lato si pone lungo la dorsale adriatica, dall’altro è il punto di accesso al mare della Valle Esina. Ciò significa che è uno dei luoghi più dotati sotto il profilo delle infrastrutture all’interno dell’AERCA e della Provincia, assieme ed in simbiosi con Ancona. In particolare rappresenta:

  • il punto di congiungimento ferroviario marchigiano principale fra l’asse Nord-Sud e quello Est-Ovest;

  • il principale scalo aeroportuale della regione, con un ruolo in parte sovraregionale;

  • è contiguo all’autostrada, così come al porto di Ancona.

Questo ruolo perno ha per ora però preso la forma non tanto di un centro di irradiazione quanto di punto di passaggio di flussi di risorse e di persone. Le tendenze degli anni ’90 sembrano confermare e rafforzare questa posizione visto che dopo alcuni decenni di crescita urbana negli anni ’90 si è registrata una fuoriuscita di residenti ed è aumentata la tendenza al pendolarismo dalla città verso altri luoghi di lavoro (in primis Ancona).

Per quanto riguarda quindi il secondo aspetto, Falconara Marittima rimane il comune a più alta densità di residenti della Provincia e fra i primi nella regione con 1182 abitanti per Kmq.

Il mix fra i due aspetti sopra richiamati crea quindi in tale comune una situazione di tensione, spesso latente, fra qualità della vita e caratteristiche socio-geografiche:

  • il comune risulta densamente abitato soprattutto in aree, alcune delle quali a ridosso o non distanti, e comunque direttamente ed indirettamente interessate, delle infrastrutture di cui sopra;

  • in questi anni quindi il carico di flussi, in particolare quelli su gomma, è cresciuto a seguito del pendolarismo e della crescente centralità come luogo di passaggio del comune stesso, fra est ed ovest e fra sud e nord (a prescindere che ci si riferisca a traffici locali o extralocali);

  • vista la forte crescita realizzata a partire dagli anni ’70, nel corso degli ultimi decenni ed in particolare nell’ultimo, è stato difficile far fronte alle esigenze abitative; da ciò ne è derivata una parziale ‘fuga’ dei residenti falconaresi verso comuni limitrofi, così come un accantonamento, da parte di coloro che cambiavano residenza da altre città, dell’opzione Falconara, meta tipica di coloro che lasciavano Ancona, a favore di altri centri (Montemarciano in primis);

  • tale fuga è stata in parte motivata, oltre che da problemi di alloggi, anche dalla volontà di ricercare una qualità della vita migliore e ottenibile a pochi chilometri di distanza.

In tale contesto si viene a trovare una situazione occupazionale per molti aspetti abbastanza statica, anche se non preoccupante sotto alcuni aspetti:

  • l’occupazione nel corso di un decennio è cresciuta di circa 1%, seguendo praticamente la media AERCA, ma ben al di sotto di quella provinciale (+9.3%);

  • il dato negativo relativo all’occupazione è che questa è cresciuta solo nell’area delle istituzioni (enti pubblici e nonprofit), mentre si è registrato un calo vistoso nell’area delle imprese (-6.5%), con questo ultimo dato in controtendenza rispetto all’AERCA (+2.8%) e soprattutto alla Provincia (+9.8%);

  • analizzando il dato relativo alle imprese con più attenzione emerge come tale calo si sia verificato sia nei servizi differenti dal commercio (-7%), unico comune in questo senso in controtendenza nell’AERCA, che nell’industria (-12%).

Complessivamente quindi Falconara Marittima presenta una serie di fattori che tradizionalmente hanno rappresentato dei vantaggi (vicinanza con Ancona, forte dotazione di infrastrutture strategiche per l’AERCA e per la provincia più in generale), che però rischiano di trasformarsi in vincoli (eccessivo carico di flussi che deteriorano la qualità della vita e dell’ambiente in primis).

All’interno di questo quadro generale si viene a trovare quello che possiamo definire il sistema API e cioè le principali imprese, di proprietà dell’API, collocate sul terreno del comune di Falconara Marittima, che si occupano di raffinazione e di produzione di energia.

Il ruolo che l’API gioca in questo contesto può essere letto tenendo presente sia gli aspetti positivi che quelli negativi.

Aspetti positivi

Come si può notare leggendo le informazioni contenute nella tabella 5.1, il sistema API direttamente occupa circa 500 persone. Al di là del dato, di per sé molto significativo e rilevante già in termini assoluti, si è deciso di compararlo con altri per rendere l’idea della sua rilevanza relativa:

  • innanzitutto, prendendo come banca dati di riferimento l’elenco delle imprese contenute nell’Annuario Assindustria della Provincia di Ancona relativo al 2002, risulta che API raffineria con i suoi 420 dipendenti (Il dato è inferiore a 503 in quanto il riferimento qui è solo all’impresa API raffineria e non al sistema composto anche da altre imprese - API Energia, Api Anonima, etc.) figura come la 18° realtà per rilevanza di occupati nella provincia di Ancona, su un totale di quasi 90 imprese;

  • se si compara il dato Istat sull’occupazione del 2001 a Falconara con quello del sistema API si ricava che quest’ultimo incide direttamente (e cioè tramite il solo personale direttamente assunto) sul totale dell’occupazione per il 6.4% e sulla sola occupazione nell’industria per il 25%;
  • a livello AERCA tali dati rappresentano rispettivamente lo 0.6% degli occupati complessivi e circa il 3% di quelli dell’industria;

  • a livello provinciale le percentuali sono rispettivamente 0.3% e 0.8%.

Tab. 5.1 - La collocazione del sistema API nell’economia provinciale, dell’AERCA e comunale
Totale occupati diretti sistema API (v.a.) 503
Collocazione di API Raffineria nella classifica delle imprese con maggior numero di occupati nella Provincia * 18° (su 873)
Peso percentuale dell’occupazione diretta del sistema API  su:
- occupazione nel comune di Falconara Marittima
- occupazione nell’industria del comune di Falconara Marittima
- occupazione nell’AERCA
- occupazione nell'industria dell’AERCA
- occupazione nella provincia di Ancona
- occupazione nell'industria della provincia di Ancona
 
6.4%
25.0%
0.6%
2.9%
0.3%
0.8%

* Annuario Assindustria Provincia di Ancona 2003

Se entriamo più nello specifico delle caratteristiche di tale occupazione (tab. 5.2), possiamo notare come sia di qualità e abbia registrato un trend di crescita:

  • il numero di occupati è infatti passato da 385 del 1992 a 503 del 2002 con un tasso di incremento pari al 31% (l’API ha quindi aumentato in un decennio di un terzo i propri addetti);

  • si tratta principalmente di uomini (94%), relativamente distribuiti in maniera omogenea nelle varie fasce di età e dotati di un livello culturale medio-alto (il 15% con laurea e il 66% con diploma universitario);

  • sotto il profilo della qualifica, il peso percentuale, vicino al 50%, degli impiegati e degli operai (principalmente specializzati) è simile;

  • si tratta di lavori protetti visto che oltre nove su dieci sono a tempo indeterminato;

  • il tasso di turn over è contenuto (14%) ed in buona parte risente della crescita di questi anni, visto che nel 2002 sono state assunte 48 persone a fronte delle 24 che hanno lasciato il sistema;

  • si tratta di lavoratori che provengono principalmente dalla provincia di Ancona (90%).

L’API inoltre grazie ai numerosi rapporti sul territorio genera un vasto indotto occupazionale, che l’impresa stessa stima in circa 2000 persone (La stima prodotta dall’API relativa all’occupazione a livello locale è attualmente valutata con una rilevazione direttamente effettuata dal gruppo di ricerca presso i principali fornitori. Si può ipotizzare attualmente solo che risulti in eccesso, visto che sono state conteggiate, fra i principali fornitori locali, realtà appartenenti a consorzi ubicati nella provincia di Ancona, ma in realtà provenienti da altre regioni ed impieganti in parte manodopera da fuori regione.), per un totale di circa 900 fornitori accreditati, di cui 332 aziende locali (ISTAO, 2000). I fornitori locali possono essere raggruppati nella seguente maniera:

  • servizi e forniture meccaniche, chimiche, elettriche e civili;

  • trasporti di prodotti petroliferi;

  • servizi vari (consulenze, etc.);

  • servizi marittimi;

  • bonifiche e smaltimenti;

  • forniture.

L’ISTAO (2000) ha stimato per i fornitori locali una ripartizione del fatturato, a seconda del tipo di fornitore, quale quella riportata nella tabella 5.3. Tale ripartizione vede i servizi e le forniture del primo tipo (meccaniche, etc.) assorbire da sole il 62% del fatturato.

Quindi l’impatto diretto ed indiretto complessivo dell’API sul territorio non solo comunale ma dell’intera AERCA è sotto il profilo occupazionale rilevante, sia in quantità che in qualità (caratteristiche di professionalità e di sicurezza occupazione del tipo di lavoro).

L’importanza del sistema API inoltre va valutata anche in termini di trend dell’occupazione a Falconara Marittima. I dati presentati nelle tabelle 8 e 10 del primo capitolo, relative ai mutamenti nelle caratteristiche degli addetti in questo comune mostrano chiaramente come:

  • nel corso degli anni ’90 l’occupazione a Falconara è cresciuta (poco) (+1.1%) grazie alle istituzioni (enti pubblici e nonprofit), mentre si è registrata una diminuzione sensibile da parte di quella generata dalle imprese (-6.5%);

  • all’interno dell’area delle imprese l’industria ha fatto registrate tassi di diminuzione consistenti (-12%).

Il dato del sistema API, cresciuto nel corso dello stesso periodo è quindi in controtendenza con quello più generale dell’industria e delle imprese e ha rappresentato un effetto di parziale contrappeso ai trend negativi più generali registrati nel comune.

Se ne deduce che il peso del sistema API sull’economia falconarese è leggermente aumentato nel corso degli anni ’90.

Aspetti negativi o problematici

Volendo riassumere con un termine i rischi del sistema API in termini occupazionali e demografici per Falconara Marittima ed in parte per il più generale sistema AERCA, si può utilizzare il termine di derivazione economica di “spiazzamento” (crowiding-out). Con tale termine si fa riferimento ad una attività economica che con la sua presenza da un lato crea ricchezza ed occupazione, dall’altro disincentiva però potenziali attività alternative nella stessa area, portatrici anche esse di ricchezza ed occupazione.

Naturalmente in questa fase del lavoro possiamo solo dare una idea generale di tali rischi, sui quali occorre comunque fare una ulteriore specificazione.

Seguendo la stessa impostazione dell’approccio che ha portato alla definizione dell’AERCA in quanto tale, non va dimenticato che gli aspetti negativi o problematici qui indicati non sono potenzialmente riconducibili solamente al sistema API ma ad un più generale intreccio, di cui qui si è accennato, fra API, infrastrutture pesanti e crescente presenza di traffico sulle reti viarie stressate all’interno e attorno a centri urbani e conglomerazioni.

I potenziali effetti di spiazzamento riconducibili (anche) al sistema API sono fondamentalmente di due tipi:

  1. demografici – abitativi

  2. economico – occupazionali.

a.  Potenziali effetti di spiazzamento demografici – abitativi

Come è stato illustrato in precedenza Falconara Marittima ha perso nel corso dell’ultimo decennio quasi il 6% dei propri residenti. E’ ipotizzabile che tale situazione sia il risultato sia dello spostamento consistente fuori dal comune di residenti, così come del mancato arrivo di nuovi residenti dai centri vicini (soprattutto Ancona), come invece era avvenuto fino agli anni ’80. Le ragioni di tale mutamento, il più accentuato dell’intera AERCA e il più rilevante fra i comuni di medie e medio-grandi dimensioni delle Marche, è imputabile in buona parte agli assetti abitativi della città e alla difficoltà a reperire abitazioni. E’ ipotizzabile comunque che la percezione della qualità della vita e dell’ambiente, colta dai residenti o da coloro in procinto di trasferirsi da e verso Falconara, spinga verso collocazioni alternative sul territorio viste le caratteristiche degli insediamenti urbani di una buona parte del comune di Falconara, confinanti a nord con l’API e attraversati da vie di comunicazione nel cuore del comune stesso. Questa seconda spiegazione del calo demografico sembra comunque meno rilevante della prima (scarsa presenza di abitazioni), ma è ipotizzabile che sia presente.

Sotto tale profilo occorre tenere presente che sul territorio cittadino, in merito alla questione API, si vengono a trovare due gruppi rilevanti di portatori di interessi, in buona parte non sovrapposti: i residenti ed i lavoratori dell’API. Se si osserva il dato relativo ai lavoratori API residenti a Falconara (tab. 5.2), si può notare come solo un terzo di essi (pari a 171 addetti e quindi famiglie), sia residente in tale comune. Pur tenendo conto di un numero rilevante di altri lavoratori dell’indotto, emerge comunque come le ricadute positive occupazionali dell’API riguardino, in termini relativi, più l’AERCA e il restante territorio provinciale che il comune di Falconara, in cui i residenti beneficiano ma solo in maniera relativamente limitata di tale presenza.

Inoltre Falconara è ancora abitata in buona parte da pendolari e cioè persone che qui risiedono ma poi lavorano altrove (Ancona in primis).

Tenendo presente la dimensione occupazionale e quella demografica si tendono quindi ad avere quattro gruppi rilevanti che orbitano su Falconara: a) accanto a residenti che ivi vivono e lavorano (alcuni all’API), b) vi sono coloro che vi risiedono e non lavorano (pensionati, studenti, casalinghe, etc.), c) coloro che vi risiedono e lavorano altrove (pendolari in uscita) e d) infine coloro che non vi risiedono e vi lavorano (pendolari in entrata) (buona parte all’API).

 Pertanto essendo i vari gruppi di interesse di lavoratori ed abitanti solo parzialmente sovrapposti in loco, ne deriva che i secondi sono meno propensi ad accettare la presenza di tale azienda e potenzialmente possono essere maggiormente pronti a trasferirsi anche a distanza non lontane (Montemarciano, Senigallia, Chiaravalle, etc.), in particolar modo se appartengono al gruppo b) e soprattutto c).

La potenziale diminuzione di popolazione conseguente a queste scelte avrebbe anche un impatto di ricaduta economica indiretta sul livello dei consumi del comune stesso.

b.  Potenziali effetti di spiazzamento economico – occupazionali

Se il sistema API in oggetto presenta numerosi vantaggi, ci si può chiedere quali usi alternativi di tipo economico si potrebbero avere nell’area, ma che non vi sono perché in parte già occupati dal sistema API.

L’analisi del sistema aeroporto sembra escludere che, per quello che riguarda questo ultimo, l’API possa rappresentare una fonte di mancato sviluppo sotto il profilo economico ed occupazionale: l’espansione dello stesso nei prossimi anni, in termini di viaggiatori, potrà avvenire sull’attuale territorio dell’aeroporto e non necessiterà maggiori spazi verso il mare (quindi in direzione mare). La fonte di tale informazione è l’intervista effettuata con il direttore dell’Aerdorica nel mese di maggio 2003 e i relativi documenti distribuiti in tale riunione (Aerdorica S.p.a., Aeroporto “Raffaello Sanzio” di Ancona – Programma d’intervento aggiornato).

Gli altri potenziali usi alternativi dell’area Api potrebbero riguardare:

  • altre attività industriali;

  • attività terziarie.

Tali alternative sono solo in parte fra loro integrabili e richiederebbero esse stesse scelte in termini di priorità.

Per quanto riguarda le attività industriali si può notare come Falconara Marittima, grazie alla centratura attorno al sistema API (25% dell’occupazione del comune) si è specializzata in attività economiche differenti da quelle tipiche distrettuali della Valle Esina. In prospettiva potrebbe quindi rappresentare una area di sbocco sul mare del sistema locale di Jesi, che in questa fase necessita di aree di espansione (si pensi alle necessità di espansione fisica delle ZIPA di tale ultimo sistema).

Per quanto riguarda le attività terziarie possiamo indicarne due differenti: quelle legate al turismo e quelle legate ad altre attività di supporto e di sviluppo dell’area.

Per quanto riguarda il turismo, esso risulta molto sacrificato oltre che dalla collocazione dell’API sulla costa anche dall’immagine ambientale portata con sé dai relativi impianti. Il numero di occupati in tale attività risultava nella seconda parte degli anni ’90 a Falconara pari a circa 320 persone, mentre in un contesto come quello di Senigallia corrispondeva a circa 1430 occupati  (Censimento intermedio Industria e Servizi Istat 1996). Naturalmente una semplice differenza fra i due valori non è possibile per due ragioni: la differente superficie utilizzabile a tal fine (maggiore a Senigallia) e la presenza in territorio falconarese di altri vincoli (in primis la ferrovia), che rappresenterebbero comunque un impedimento a tale attività. Comunque la differenza fra i due valori rende bene l’idea di quali potrebbero essere le potenzialità per una area litoranea che rappresenterebbe la continuazione a sud del litorale senigalliese.

Per quanto concerne infine altre attività terziarie possibili, una di queste potrebbe essere rappresentata dalla costituzione di un polo fieristico regionale nell’area adiacente o nella medesima area dell’API. Se si tiene presente come appaia necessario rafforzare tale tipo di attività a livello regionale nelle Marche e come in questi ultimi anni nella vicina Emilia Romagna si sia investito fortemente sul polo fieristico di Rimini, che tende ormai a diventare un punto di riferimento regionale, va valutata attentamente la possibilità di costituire tale tipo di impianti in un punto centrale delle Marche, quale potrebbe essere la zona di Falconara per molte sue caratteristiche: l’ottima dotazione di infrastrutture (vicinanza di porto, aeroporto, ferrovia, autostrada, altre rilevanti reti viarie), la sua collocazione vicino al capoluogo di regione e ad alcune delle aree industriali ed economiche più rilevanti (l’asse Fabriano-Jesi-Ancona), la sua collocazione al centro della regione (lungo gli assi nord-sud ed est-ovest).

 Naturalmente una tale attività potrebbe portare con sé molti posti di lavoro, direttamente ed indirettamente, ma necessita spazi che per ora solo parzialmente sono presenti a Falconara Marittima. L’ipotesi di strutturare una tale attività in territori adiacenti (si pensi all’area sulla costa più vicina al Comune di Montemarciano), con la compresenza dell’API rischierebbe di creare o comunque di far notevolmente aumentare fenomeni di congestione viaria, in un territorio già fortemente sotto stress.

Osservazioni conclusive

L’API rappresenta un polo di sviluppo e di attrazione occupazionale altamente rilevante per Falconara, per l’intera AERCA e per la provincia di Ancona. L’occupazione in tale realtà, oltre che essere quantitativamente rilevante, è anche di qualità (in termini di professionalità e di tutela dell’occupazione).

Si possono rilevare però alcuni nodi problematici, in termini demografici-abitativi e occupazionali-economici, di cui l’API è potenzialmente solo parzialmente co-responsabile, esprimibili in effetti di spiazzamento. Una eventuale risoluzione di tali nodi, che comporterebbe una revisione della presenza dell’API sul territorio nel corso del tempo, ma anche una differente pianificazione di alcune infrastrutture, potrebbe aprire la strada a scenari positivi di sviluppo occupazionale e residenziale differenti da quelli attuali.

Osservando il vettore occupazione, è possibile quindi avanzare l’ipotesi che preveda nel medio-lungo periodo una drastica riduzione di attività industriali altamente inquinanti nell’Aerca, cercando di estendere le opportunità per altre vocazioni di servizio, compatibilmente con i tempi di bonifica ambientale richiesti  in previsione dello smantellamento degli impianti inquinanti  sopraccitati che in includono la stessa API.

Tab. 5.2 Le caratteristiche occupazionali del sistema API di Falconara Marittima

N° complessivo di occupati diretti (31/12/2002)

503

 

- API Raffineria

420

 

- ApiSoi

48

 

- Api Energia

3

 

- Api Anonima

29

 

- Co.Co.Co.

3

 

N° occupati diretti nel corso dell’ultimo decennio:

 

 

- 1992

385

 

- 1996

392

 

- 2002

503

 

- variazione percentuale n° occupati 1992-2002

 

+31%

  V.A. %
Ripartizione per genere:

 

 

- Uomini

473

94%

- Donne

30

6%

Ripartizione per età:

 

 

- Fino a 30 anni

106

21%

- 31-40 anni

173

34%

- 41-50 anni

140

28%

- 51-65 anni

84

16%

Ripartizione per titolo di studio:

 

 

- Licenza elementare

9

2%

- Licenza media

85

17%

- Diploma

332

66%

- Diploma universitario / laurea

77

15%

Ripartizione per qualifica:

 

 

- Dirigenti

11

2%

- Impiegati

242

48%

- Operai

247

49%

- Co.Co.Co.

3

1%

Ripartizione per tipo di contratto:

 

 

- Tempo indeterminato

456

91%

- C.F.L.

43

9%

- Altro (tempo determinato e Co.Co.Co.)

4 (1 + 3)

1%

Ripartizione per residenza:

 

 

- Falconara

171

34%

- Resto della provincia di Ancona

280

56%

- Resto delle Marche e fuori regione

52 (21 + 31)

10%

Tasso di turn over:

 

14%

 

Tab. 5.3 La stima dell'occupazione indiretta del sistema API

Sistema dei fornitori *
(ISTAO, 2000):
Ripartizione del fatturato per specializzazione dei fornitori locali Stima occupati

 - servizi e forniture meccaniche, elettriche e civili

62% (58% Consorzi CIM e COIND)

n.d.

 - trasporti prodotti petroliferi

15%

** 282
 - servizi vari (consulenze, etc.) 9% n.d.
 - servizi marittimi  7% *** 65
 - bonifiche e smaltimenti 4% n.d.
 - forniture 3% n.d.
* Ripartizione del fatturato per specializzazione dei fornitori locali
** dato Istao, 2000
*** Dato rapporto Autorità portuale riferito all’impatto sull’occupazione in caso di cessazione attività API

 

 
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