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N.B. in rosso
sono riportate le note dei comitati
.....
Già nella descrizione dei recenti fenomeni di
crescita dell’insediamento di Falconara si evidenzia la “problematicità”
della raffineria:
Falconara Marittima occupa tutto il fronte a mare con l’edificato
residenziale, fino ad inglobare l’antico castello di Falconara Alta; sul
fondovalle, si salda al nucleo di Castelferretti, con un insieme di
abitazioni costruite lungo strada e di edifici commerciali e industriali
che sembrano essere contenuti solo dalla presenza della ferrovia e
dell’aeroporto.
La
raffineria API, cresciuta sull’interramento alla foce dell’Esino, mostra
tutta la sua problematicità, data la vicinanza dell’aeroporto Raffaello
Sanzio, della linea ferroviaria adriatica e dell’abitato di Falconara,
in particolare dei quartieri di Fiumesino e Villanova.
In riferimento alla “parte” di territorio
relativa alla foce dell’Esino, lo studio sostiene che:
La
presenza della raffineria, sfondo e riferimento percettivo costante,
condiziona l’intera area e sembra impedire ogni serio tentativo di
ridefinirne l’assetto.
Occorre pensare alla dismissione della raffineria e alla riconversione
dell’area: questo è sicuramente l’orizzonte auspicabile, data la
vicinanza dell’aeroporto e dell’abitato di Falconara.
Occorre quindi indagare, indagare progettualmente, quali scenari si
aprirebbero a fronte di una eventuale dismissione degli impianti.
Se,
poi, per ragioni solo energetiche, si volesse riconfermare la presenza
della raffineria, l’incertezza sulla durata del petrolio come fonte
energetica, insieme al ruolo strategico, dal punto di vista urbano e
territoriale, dell’area, consiglierebbero comunque di confrontare le
diverse ipotesi – soprattutto quelle riguardanti tracciati ferroviari e
viari – che vengono oggi proposte per la “messa in sicurezza” dell’area
con gli scenari derivanti dall’ipotesi di dismissione della raffineria:
qualsiasi scelta che contempli la presenza della raffineria dovrà essere
compatibile anche con assetti futuri che ne prevedano la dismissione.
Lo studio ripercorre il contenuto dei principali
strumenti di pianificazione territoriale: il Piano Paesistico Ambientale
Regionale (PPAR), il Piano di Inquadramento Territoriale (PIT) ed il
Piano Territoriale di Coordinamento (PTC).
Si evidenziano alcune chiare affermazioni di
questi Piani che, come stabilito dalla vigente legge urbanistica
regionale, individuano i contenuti a che devono essere recepiti e
precisati dai Piani regolatori comunali e dalle diverse azioni sul
territorio.
Per quanto riguarda
l’AERCA, si riportano, in sintesi, gli indirizzi strategici di interesse
specifico:
(…)
STINF 4. Rete ferroviaria nazionale
Lo schema direttore
riconosce ferrovie di importanza nazionale la linea Adriatica e la linea
trasversale Falconara – Orte.
Per la prima, in
coerenza con quanto previsto nell’ambito del Corridoio Adriatico, con
riferimento allo studio di fattibilità approvato dai Presidenti delle
Regioni adriatiche il 2/12/1999, al fine di incrementare la velocità di
trasporto e di trasferire quote di traffico dal sistema su gomma a
quello su ferro, si prevedono interventi di ammodernamento, di
adeguamento di sagoma delle gallerie e di eliminazione di punti critici.
Inoltre si segnala la opportunità di reinfrastrutturare i nodi di
cerniera con le reti locali, per cogliere appieno le potenzialità
offerte dal potenziamento del servizio.
In particolare si
prevede di potenziare il telaio ferroviario a supporto del territorio
urbano di Ancona, con la integrazione dei servizi di trasporto
autobus-treno e anche con un possibile nuovo passante ferroviario
locale.
Il passante a cui si fa cenno non è certo il “by
pass API” ma l’arretramento della linea adriatica nella zona anconetana.
Come chiarito dal passaggio seguente:
STINF 7. Rete viaria di importanza nazionale
Per il potenziamento
dei rapporti nord-sud regionali e sovraregionali, il PIT, in coerenza
con il Piano regionale dei Trasporti e con riferimento al Progetto di
fattibilità per il Corridoio Adriatico, rappresenta la diffusa esigenza
della terza corsia per l’autostrada A 14, rinviando la valutazione delle
problematiche connesse all’adeguamento dell’attuale tracciato a
specifici approfondimenti territoriali nell’ambito dello studio per il
Corridoio Adriatico.
In linea generale,
si ravvisa l’opportunità di realizzare una migliore interconnessione tra
gli autoporti, l’interporto ed i centri di servizio dei diversi
distretti produttivi previsti nella fascia collinare retrostante la
costa.
Si ravvisa, inoltre,
l’opportunità di migliorare la funzionalità del nodo di Ancona
attraverso una bretella d’aggiramento che tenga conto anche della
previsione del passante ferroviario (vedi STINF 4).
Ad ulteriore chiarimento, all’interno dei
“Cantieri progettuali” del PIT, si parla espressamente del “passante
ferroviario del Conero”…
CPNOD 3. Stazioni ferroviarie
Il PIT promuove la
riqualificazione e lo sviluppo delle stazioni ferroviarie comprese
nell’area urbana che va da Ancona a Jesi all’interno di una politica più
complessiva di rilancio e miglioramento del servizio di trasporto
ferroviario metropolitano. Le stazioni esistenti e prevedibili anche in
relazione all’ipotizzato passante ferroviario del Conero devono
diventare i fulcri della riqualificazione insediativa, generando intorno
a sé un campo di convenienze alla localizzazione di nuove attività di
interesse urbano e territoriale (vedi STINF 6).
Inoltre:
STINF 10. Infrastrutture per la logistica
Il PIT conferma le
previsioni del Piano Regionale dei Trasporti di un Centro Intermodale a
Jesi, integrato da una struttura complementare di livello interregionale
nella bassa valle del Tronto e da un sottosistema di “aree di sosta e
scambio” attrezzate e vigilate presso Civitanova e Fano.
Tale articolazione
dovrà essere congruente con le scelte delle FS s.p.a. per quanto
riguarda la delocalizzazione degli scali merci.
Quindi: arretramento della ferrovia (passante
del Conero) e delocalizzazione degli scali merci sono gli obiettivi del
PIT.
Ancora più esplicito il contenuto del PIT in
merito alla necessità di “delocalizzare i detrattori ambientali” che
appaiono in contrasto con l’obiettivo di decongestionare e riqualificare
la costa:
Territori a forte frequentazione
STFREQ 1. La costa
Il PIT considera
prioritaria la riqualificazione integrata della costa, con l’obiettivo
di valorizzare la diversità degli ambienti locali che la caratterizzano
e di perseguire uno sviluppo ecosostenibile.
A questo scopo il
PIT individua come obiettivi prioritari il decongestionamento delle
situazioni di maggior carico delle strutture insediative e ambientali
esistenti, la riqualificazione dell’offerta per il turismo, il
miglioramento della mobilità locale, la rigenerazione ambientale degli
spazi aperti.
STFREQ 2. Delocalizzazione dei detrattori
Il PIT promuove la
conoscenza delle situazioni di insostenibilità ambientale che
devono essere affrontate con soluzioni congiunte dal PIT, dal PTC
provinciale e dai PRG comunali. In particolare raccomanda la
delocalizzazione dei detrattori ambientali e delle altre attività
incongrue con l’obiettivo della riqualificazione turistica e insediativa
della costa. A questo riguardo suggerisce in particolare di favorire la
delocalizzazione verso la fascia interna collinare di campeggi, di altre
strutture di ricettività e di impianti a servizio del turismo balneare,
anche agendo sul sistema della mobilità pubblica e privata al fine di
elevare l’accessibilità tra costa e aree interne. Inoltre, raccomanda di
agevolare il trasferimento verso opportune aree dell’interno, da
individuare tenendo conto della valutazione ambientale strategica, delle
strutture industriali e produttive incompatibili con gli obiettivi di
sostenibilità ambientale.
Se a questo punto si vuole affermare che l’API
“non è incompatibile” con gli obiettivi di sostenibilità ambientale,
allora viene da chiedersi se esiste un caso in cui si possa affermare
l’incompatibilità e, di seguito, che senso avrebbe questa norma.
La norma è ancora più chiara in riferimento ai
contenuti dei “cantieri progettuali”. In particolare. Riguardo al
cantiere denominato “Facciata litoranea” e relativo alla fascia costiera
regionale:
Facciata
litoranea
La soluzione ai
problemi di fondo della mobilità e dei trasporti viene rinviata al
confronto con il programma “Corridoio Adriatico”. Si ribadisce peraltro
la necessità di armonizzare le scelte di settore con quelle della
pianificazione territoriale e urbanistica, considerando in particolare i
problemi di connessione locale tra la grande direttrice dei trasporti a
scala europea e gli ambienti insediativi locali.
CPLIT 1. Decongestionamento
Il PIT afferma con
forza la necessità di proteggere le aree ancora libere a ridosso della
fascia litoranea.
Richiede inoltre di
favorire i processi di riqualificazione ambientale. Una volta
identificati i fattori che determinano il degrado ambientale si dovrebbe
avviare laddove possibile una strategia di dismissione e di loro
rilocalizzazione in contesti meno sensibili di quello costiero.
Per essere
realistica questa strategia dovrebbe ricorrere anche a misure
compensative, che incidono sulla convenienza e sulla fattibilità delle
operazioni.
Suggerisce in
particolare di promuovere la dismissione e la rilocalizzazione
nell’entroterra di attività che interessano aree a rischio, come la foce
di un fiume. La rilocalizzazione dovrebbe avvenire in modo da garantire
attrattività anche alla nuova sede ed essere eventualmente accompagnata
da misure di incentivazione.
Si sottolinea che la
gestione delle convenienze va riportata in modo trasparente agli
obiettivi progettuali della riqualificazione della costa, essendo una
leva fondamentale per operare con successo nelle situazioni locali.
E’ interessante, a questo punto, sottolineare il
richiamo che lo studio fa alla prevalenza delle norme del PIT rispetto
agli altri strumenti di programmazione, con particolare riguardo alla
programmazione negoziata:
Il PIT fissa le
direttive per il raccordo con gli strumenti urbanistici sottordinati e,
in particolare, con i nuovi strumenti della programmazione negoziata,
precisando che:
gli interventi
sul territorio previsti e finanziati dall’Intesa Istituzionale di
Programma, dai patti territoriali, dai fondi strutturali e da altre
forme di programmazione negoziata si attuano nel rispetto della Visione
guida, delle strategie territoriali del PIT e, se ricadenti nell’ambito
dei cantieri progettuali, nel rispetto di quanto previsto per i cantieri
stessi dal PIT.
Come è stato quindi possibile che le intese
istituzionali abbiano palesemente contraddetto, come hanno fatto in
merito alla viabilità ferroviaria ed al rinnovo della concessione
all’API, i contenuti dello strumento cardine della programmazione
regionale?
Il Piano Territoriale di Coordinamento, nella
versione adottata dalla provincia di Ancona, precisa ulteriormente i
contenuti espressi dal PIT.
Riguardo al by-pass ferroviario è chiaro
l’obiettivo che questo determini un arretramento consistente della linea
adriatica, da Marzocca all’Aspio. Una soluzione ben diversa da quella
proposta da RFI !!!
Il P.T.C. fa
propria anche la previsione a medio-lungo termine, contenuta anche nello
studio per il Corridoio Adriatico, del by-pass tra Marina di
Montemarciano ed Aspio con asta ferroviaria abilitata ai traffici
internazionali e con due nuovi centri di scambio a Chiaravalle ed all’Aspio.
A questo riguardo, nello Schema Direttore è individuata una fascia di
salvaguardia che è destinata a preservare le aree contigue con
l’autostrada da ulteriori compromissioni: su tale fascia dovranno essere
evitate nuove costruzioni.
La linea litoranea
resterà nell’attuale sede per il collegamento col porto e come
metropolitana di superficie. Di questa previsione dovrà tenersi
conto, in tempi più ravvicinati, nel disegno del raccordo tra
Chiaravalle e Marina di Montemarciano destinato a collegare la linea
trasversale per Roma direttamente a Nord con la linea Adriatica
superando il nodo API-Falconara, mentre, a lungo termine, appare
condivisibile la proposta del citato Piano Provinciale dei Trasporti di
proseguire con l’arretramento almeno fino a Marotta (da verificare e
coordinare anche con le ipotesi del P.T.C. della Provincia di Pesaro).
Riguardo alla presenza della raffineria API, il
PTC parla chiaro:
1.V.7 Per quanto
riguarda gli aspetti più specificamente insediativi, in questi ambiti
dovranno essere incentivate le azioni di riqualificazione dei tessuti
sorti in modo disordinato negli ultimi decenni ed, in genere, degli
aggregati urbani esistenti; a questo riguardo, il ruolo della
vegetazione in questi ecosistemi fortemente alterati è fondamentale non
solo dal punto di vista visivo ma anche per il recupero di livelli
accettabili di ossigenazione dell’aria, l’abbattimento dei metalli
pesanti, etc.
In considerazione
della situazione di emergenza ambientale, la riqualificazione delle aree
della bassa vallesina tra Ripa Bianca e la foce assume importanza
prioritaria; tale riqualificazione non può non prevedere la rimozione
degli impianti della raffineria API alla scadenza delle vigenti
concessioni.
Sarà, invece, da
evitare la previsione di nuove consistenti aree di espansione
residenziali e dovranno essere valutate con estrema attenzione tutte le
proposte di nuovi insediamenti specialmente industriali, anche in
considerazione dei rischi per le falde sottostanti.
Il PTC fornisce poi alcune indicazioni
specifiche per le aree più problematiche, come è quella di “Ancona
Nord”:
Per quanto riguarda
le linee ferroviarie, il bypass ferroviario proposto dall’Ente Ferrovie
che dovrebbe collegare la stazione di Chiaravalle con una “bretella” in
direzione di Montemarciano risulta difficilmente compatibile con il
criterio di favorire la riqualificazione e la ricucitura ambientale
dell’area e non sembra una soluzione valida nel lungo periodo perché
diretto a privilegiare esclusivamente il raccordo tra la Ancona-Roma ed
il tratto settentrionale della dorsale adriatica, mentre trascura la
priorità da assegnare alla continuità in senso Nord-Sud di quella
dorsale: è da preferire un progetto più organico, inserito nella
prospettiva definita dagli studi di fattibilità del “Corridoio
Adriatico” che preveda il futuro spostamento della linea Adriatica
all’interno a ridosso dell’Autostrada A.14 e, coerentemente, in tale
prospettiva collochi il problema del raccordo tra la direttrice
adriatica e quella trasversale verso Roma.
(…)
Il P.T.C.,
coerentemente con l’insieme degli indirizzi riguardanti le tematiche
ambientali e quelle territoriali prevede la rimozione dell’impianto
della raffineria alla scadenza delle concessioni: alle motivazioni già
addotte per questa scelta, riguardanti gli equilibri della linea di
costa e gli effetti sulla qualità dell’aria, sono da aggiungere quelle
riguardanti i rischi derivanti dalla contiguità con la linea
ferroviaria, con la SS.16, soprattutto con l'aeroporto oltre che con le
case dei quartieri di Villanova e Fiumesino.
Appare opportuno
definire un programma di trasformazione che si ponga nella prospettiva
della riappropriazione e risistemazione - al termine del periodo di
validità della concessione ministeriale - del sito attualmente occupato
dall’API (oltre che ovviamente del sito Liquigas in tempi più
ravvicinati), e che individui gli interventi da mettere in cantiere nel
periodo intermedio, finalizzati sia a ridurre i rischi più immediati sia
a preparare per fasi l’assetto definitivo.
Inoltre viene
previsto il diradamento dei tessuti residenziali (comunque fatiscenti)
ubicati immediatamente a ridosso della raffineria, evitando, però, di
penalizzare ulteriormente i quartieri storici di Villanova e Fiumesino e
consolidando le residue tracce della loro storia urbana.
Sviluppata l’analisi degli strumenti di
programmazione territoriale, ivi compresi i Piani regolatori comunali,
lo studio avanza alcune considerazioni, tra le quali sembra interessante
quella su un mancato rapporto tra pianificazione e questioni
energetiche.
-
I Piani urbanistici
affrontano anche l’altro grande tema che coinvolge la vallesina nelle
politiche dello sviluppo accanto a quello della riorganizzazione delle
infrastrutture: la produzione energetica e la pressione sull’ambiente.
L’importanza della questione energetica, nel
contesto della pianificazione del territorio, è tuttavia sottovalutato
rispetto alla reale portata.
La presenza di tre centrali di produzione di
energia elettrica in un raggio di 5-6 chilometri, associata alle già
forti pressioni ambientali derivanti da una elevata
infrastrutturazione ed industrializzazione del territorio è stata
considerata più all’esterno che all’interno della Pianificazione del
territorio.
I riferimenti alla necessità di dismettere
la raffineria API al termine della concessione (PTC e PRG di
Falconara), così come le proposte avanzate dall’Amministrazione locale
per una riconversione dell’area della centrale ENEL di Camerata verso
produzioni di energia da fonti rinnovabili (centrale fotovoltaica
sperimentale), hanno il senso di proposte puntuali estranee allo
scenario generale delle nuove linee di tendenza del mercato energetico
e ad una dimensione “territoriale” della questione. Come tale, la
visione propria degli strumenti della pianificazione regionale,
riguardo alla questione energetica, si mantiene in un’ottica di
problematicità e non coglie le opportunità che possono derivare dal
saper gestire la liberalizzazione del mercato dell’energia nel
contesto degli impegni internazionali assunti dalla Comunità europea
per la riduzione delle emissioni di CO2, responsabili primarie del
riscaldamento del pianeta (protocollo di Kyoto).
La pianificazione urbanistica appare
impreparata anche considerando i tempi di risposta alle sollecitazioni
derivanti dalle modifiche introdotte nella legislazione nazionale.
Il PRG di Falconara ed il PTC della
Provincia di Ancona non hanno nemmeno tentato un approccio verso le
direttive del DM 9.5.01 Ministero dell’Ambiente, applicativo della
Seveso II, relativo alla Pianificazione territoriale in presenza di
industrie a rischio.
Le questioni inerenti il controllo dei
fattori di pressione ambientale sulla vallesina finiscono quindi per
essere affrontate essenzialmente attraverso strumenti di settore, come
il Piano di Assetto Idrogeologico, il Piano rifiuti (è prevista la
dismissione delle discariche di Falconara e Chiaravalle), il Piano
Cave, i piani di zonizzazione acustica.
Dopo aver esaminato anche le iniziative di programmazione
sviluppate in ambito locale (PRUSST, Contratto di quartiere di
Fiumesino, Parco dell’Esino, Patti territoriali,…), lo studio analizza
il rapporto tra i diversi livelli della pianificazione, valutandone il
grado di coerenza.
Relativamente alla questione API :
-
Va segnalata, specie
per quanto riguarda la concentrazione di condizioni di rischio
associata alla presenza della raffineria API, la mancata applicazione
nel nuovo PRG di Falconara e nel PTC della Provincia di Ancona, del DM
9.5.01 che, in attuazione dell’art.14 del decreto legislativo 17
agosto 1999 n.334, stabilisce requisiti minimi di sicurezza in materia
di pianificazione urbanistica e territoriale nelle zone interessate
da attività a rischio di incidente rilevante.
Nell’ambito delle aree che devono essere
coinvolte dal processo di adeguamento al Decreto figurano destinazioni
di PRG ed iniziative in corso che potrebbero dimostrarsi incompatibili
o sconsigliabili, tenuto conto anche del fatto che, nell’ambito di
un’area dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale, la semplice
applicazione di regolamenti per la sicurezza apparirebbe come un
risultato molto modesto.
Emerge anche la coerenza della scelta, operata dal PRG di
Falconara, di dismettere l’API alla scadenza della concessione prevista
nel 2008 …
Al
di là di questi, limitati aspetti di contraddizione, le scelte di
pianificazione locale appaiono coerenti con gli indirizzi del PIT e del
PTC, con particolare riferimento a:
-
la volontà di
contenere e riqualificare lo spazio urbano
-
il defaticamento della
costa e l’eliminazione dei principali detrattori ambientali (industrie
a rischio, raffineria API, aree industriali in ambito portuale e lungo
il litorale di Marina di Montemarciano)
Lo studio individua i principali fattori di
criticità del territorio, sotto l’aspetto insediativi, evidenziando
come, tra le altre:
-
Le criticità derivanti
dal conflitto tra funzioni incompatibili, e che determinano la
svalutazione della fruibilità dello spazio insediativo, sono evidenti
nel caso della raffineria API e del Porto di Ancona.
E’ inconfutabile che la qualità della
funzione residenziale nei quartieri di Fiumesino e Villanova sia
compromessa dalla presenza della raffineria (la caduta dei valori
immobiliari delle abitazioni può darci la “misura” del fenomeno) e che
ciò determini una situazione di incompatibilità in considerazione
delle condizioni di rischio permanente connesse alla vicinanza degli
impianti e degli stoccaggi.
(…)
All’esterno degli spazi più propriamente urbani, si rilevano situazioni
di degrado o svalutazione di particolari siti. L’intera linea di
spiaggia, specie quella prospiciente i centri abitati, è de-qualificata
dalla presenza della barriera ferroviaria, della raffineria e del Porto.
(…)
Situazioni di incoerenza con la struttura insediativa consolidata sono
rappresentate in primo luogo dalla Raffineria Api, che ha alterato la
forma insediativa costiera, e dal recente sviluppo del Porto di Ancona
che, cancellando il golfo dorico, contraddice il legame di identità che
lega la forma urbana storica (la prima Ancona) con la forma dell’ansa
portuale.
(…)
In sintesi:
Si rileva una diffusa situazione di criticità nelle recenti modalità di
sviluppo del sistema insediativo dovute, in massima parte,
all’indifferenza nei confronti dell’identità degli elementi naturali (in
particolare la linea di costa ed il fiume) dei luoghi e delle forme
consolidate.
Tra
i principali fattori di incoerenza emergono: la presenza della
raffineria Api, la recente espansione del Porto di Ancona, gli
insediamenti a ridosso del fiume Esino e lungo la costa a nord della
foce.
Evidenti interferenze funzionali si determinano negli abitati di
Fiumesino e Villanova (in rapporto alla Raffineria), nel Porto di Ancona
(in rapporto alla presenza della ZIPA e nella difficile relazione tra
Porto e centro storico).
Lo studio analizza poi i principali fattori di
incremento-decremento delle condizioni di rischio nel breve-medio
periodo, segnalando, tra l’altro:
Un
primo effetto deriva dal forte incremento dell’occupazione di suolo a
fini produttivi. E’ evidente che ciò comporterà un pari incremento dei
volumi di traffico e delle pressioni sull’ambiente, la cui intensità
dipenderà da alcuni fattori fondamentali:
-
il grado di coerenza
con la struttura insediativa esistente
-
la necessità di nuove
infrastrutture per servire i nuovi insediamenti
-
la permanenza dei
principali fattori di detrazione ambientale (la raffineria API, alcuni
tipi di flusso veicolare connessi alle grandi infrastrutture del
trasporto, la concentrazione delle reti e delle centrali di
distribuzione dei servizi (elettricità, gas, acqua, depurazione e
rifiuti,...)
In altri termini la permanenza della raffineria
rappresenta un fattore di inibizione allo sviluppo di realtà produttive
in quanto ciò comporterebbe un aggravamento degli attuali livelli di
rischio, in contraddizione con l’obiettivo di migliorare le attuali
condizioni.
Molto chiara poi è la valutazione sulle
ipotesi di nuova viabilità (stradale e ferroviaria) e sullo strano
rapporto di “simbiosi” che si manifesta, attraverso di esse, tra
interessi della raffineria ed interessi verso nuovi insediamenti
produttivi:
L’ipotesi di un insediamento nella pianura agricola tra Montemarciano e
Chiaravalle comporta la necessità di nuove infrastrutture viarie. A
queste future necessità si sta trovando risposta, più o meno
direttamente, grazie ad una serie di ipotesi di nuova viabilità che,
rispetto all’attuale situazione, appaiono scarsamente sostenibili:
l’ipotesi di un casello sulla A14 (a pochi chilometri da quello di
Ancona Nord), l’ipotesi ANAS per un arretramento della S.S.16 e
l’alternativa promossa dal gruppo di lavoro dei Comuni aderenti al
protocollo d’intesa, che corre a ridosso del tracciato autostradale.
Queste soluzioni, funzionali all’urbanizzazione delle aree indicate, si
alimentano con motivazioni inerenti la riduzione di alcuni dei rischi di
incidenti rilevanti presso la raffineria API (l’importanza data ad una
risoluzione radicale, piuttosto che ad una mitigazione, del rischio di
interazione raffineria-viabilità non trova riscontro nel caso del
rischio, altrettanto grave, dell’interazione aeroporto-raffineria)
assumendo valore di scelte strategiche in assenza di una qualsiasi
riflessione nei termini propri della pianificazione territoriale ed in
sostanziale contrasto con i relativi strumenti di base (PIT e PTC).
Interessanti anche le considerazioni
sull’incremento dei traffici in ambito locale per effetto dello sviluppo
delle infrastrutture dei trasporti:
Lo
sviluppo delle grandi strutture di servizio ai trasporti – porto,
aeroporto, interporto – lascia prevedere un deciso incremento delle
pressioni locali sull’ambiente, per effetto soprattutto dell’incremento
dei traffici, la cui intensità dipende, anche in questo caso, dal
verificarsi di alcune condizioni:
-
il mantenimento delle
situazioni di interferenza con altre attività o con condizioni di
rischio esistenti.
-
lo sviluppo del numero
dei voli nell’aeroporto Raffaello Sanzio determina un aumento delle
emissioni inquinanti, del rumore e, soprattutto, del rischio di
incidenti in rapporto alla raffineria API (l’analisi della caduta di
veivoli privati documentata nell’intorno della raffineria
determinerebbe una probabilità di questo scenario incidentale
assolutamente preoccupante)
-
la mancanza di
iniziative atte a diversificare i flussi di trasporto rispetto all’uso
quasi esclusivo della mobilità su gomma.
L’incremento dei traffici legati alla presenza combinata di
interporto-aeroporto-porto, può determinare effetti pesantissimi sulla
viabilità locale (…)
In
questo quadro appare di fondamentale importanza mantenere l’ipotesi,
avanzata dal PTC e dal Corridoio Adriatico, di un arretramento della
linea ferroviaria adriatica all’altezza dell’autostrada A14, con nuova
stazione a Chiaravalle, per dedicare la linea esistente al traffico
locale della metropolitana.
Inoltre:
Altre ipotesi di intervento vanno nella direzione di un aggravamento
delle condizioni di criticità, specie in riferimento alle pressioni
sulla fascia costiera.
Rispetto all’ipotesi di mantenimento della raffineria API, la proposta
avanzata dal Comune di Falconara Marittima per un nuovo porto turistico
e nuove strutture residenziali a Villanova determinerebbe un
insostenibile peggioramento delle condizioni di rischio.
Poco rispondente, rispetto al territorio investito, appare anche la
soluzione preliminare del by-pass ferroviario ed il relativo
adeguamento della S.S.16 proposto dall’ANAS, così come il nuovo
insediamento turistico-residenziale nei pressi di Marina di
Montemarciano ed il recupero della ex Montedison verso funzioni che
comportino un incremento dei flussi di traffico locali (area
commerciale, nuova stazione ferroviaria, area fieristica,…).
Lo studio prende poi in esame la questione del
rinnovo della concessione API (lo studio è datato maggio 2003, un mese
prima del rinnovo deciso dalla Regione).
Vale la pena riportarlo integralmente, perché sono presenti riflessioni
e proposte interessanti:
1.
Scenari di assetto per l’area della
raffineria API
Se
l’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale si caratterizza per un
complesso di fattori che determinano l’alto livello di criticità del
territorio, la presenza della raffineria API e soprattutto la sua
collocazione in rapporto alle aree residenziali, alle infrastrutture, ai
caratteri fisico-morfologici del sito, è senza dubbio la causa primaria
che ha portato alla dichiarazione di cui alla DACR n.305 dell’1-3-2000,
avvenuta, è bene ricordarlo, a seguito del grave incidente del 25 agosto
1999.
La
decisione che la Regione Marche dovrà prendere nel giugno 2003 in merito
al rinnovo della concessione, la cui scadenza è prevista per il 2008, è
di rilevanza fondamentale per il futuro del territorio considerato.
All’interno del processo di formazione del piano di risanamento dell’AERCA,
seppure avviato soltanto da poche settimane, è quindi doveroso
affrontare la questione attraverso la valutazione dei possibili scenari
di medio-lungo periodo conseguenti ad una scelta così importante.
La
decisione in merito agli scenari futuri deve poter guidare gli
interventi nel breve periodo, che saranno orientati ad una tanto
maggiore “flessibilità” quanto più alto sarà il grado di incertezza
riguardo alle variabili in gioco.
Di
fronte alla richiesta di rinnovo della concessione ci sono due risposte
essenziali nel lungo periodo: il mantenimento della raffineria senza
limiti temporali o la prospettiva di una dismissione programmata.
Analizziamo sinteticamente gli scenari associati a queste due opzioni:
Il mantenimento della raffineria senza indicazione di
limiti temporali
Sotto l’aspetto delle
problematiche insediative è stato già evidenziato come la presenza della
raffineria rappresenti un fattore di criticità permanente rispetto ai
caratteri fisico-morfologici del sito (costa e foce fluviale), alle
infrastrutture, ai vicini spazi residenziali dei quartieri di Fiumesino
e Villanova.
Tutti gli strumenti di
pianificazione (PIT, PTC, PRG) giudicano negativamente la presenza di un
così forte “detrattore” in un’area ambientalmente fragile:
-
rispetto al PIT la conferma della
raffineria appare in contrasto con diversi indirizzi:
-
relativamente ai
territori a forte frequentazione
-
STFREQ 1 – la costa
-
STFREQ 2 –
delocalizzazione dei detrattori
-
relativamente al
Cantiere progettuale “Facciata litoranea”
-
CPLIT 1 –
decongestionamento
-
il PTC mette in
evidenza l’importanza di una riqualificazione ambientale dell’asta del
fiume Esino, fino alla foce. Mentre le considerazioni fornite in
merito alla presenza della raffineria sono state rinviate dalla
Regione Marche, in sede di accertamento di conformità del PTC (D.P.G.R.
n°13 del 12/02/03), ad un adeguamento agli esiti del tavolo
istituzionale costituito per l’istruttoria relativa all’ipotesi di
rinnovo della concessione petrolifera richiesta dalla S.p.a. API
Raffineria di Ancona di cui alla D.G.R. n. 2248 del 23.12.2002.
-
il PRG di Falconara prevede un
diverso destino dell’area (sebbene imprecisato) al termine della
scadenza della concessione, prevista nel 2008.
Sulla base degli obiettivi di PRG il Comune di Falconara ha decretato
l’incompatibilità urbanistica della raffineria.
-
relativamente ai requisiti minimi di
sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per
le zone interessate da stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli
artt. 6,7,8 del Decr.Legis.n°334 del 17/8/99, stabiliti dal D.M.
Ambiente 9/5/01:
-
il
nuovo PRG di Falconara non fornisce il processo di adeguamento
richiesto dal D.M. Ambiente 9/5/01.
-
riprendendo quanto
stabilito dal CTR in sede di istruttoria del rapporto di sicurezza
dell’API Raffineria di Ancona S.p.a., rientrano nelle aree di danno
ipotizzate una piccola parte dell’edificato di Fiumesino, tra cui
l’albergo Internazionale, la strada statale n°16 e la linea
ferroviaria Bologna-Ancona. Per questi elementi sono prescritte
misure di mitigazione dei rischi, di allertamento e monitoraggio.
Esistono almeno altri
due livelli di criticità, comunque riferibili agli aspetti insediativi,
che meritano di essere considerati:
La potenzialità di una
valorizzazione turistica, specie a dimensione locale, dell’area di
Falconara e Marina di Montemarciano, incrementata anche dalla presenza
delle principali porte alle vie di comunicazione a scala territoriale
(porto, aeroporto, ferrovia, casello autostradale), è di fatto inibita
dalla presenza della raffineria.
Ciò si traduce in
effetti considerevoli sotto il profilo economico e sociale sia in
termini diretti (si veda l’esempio di Senigallia per capire la ricaduta
dell’economia turistica anche sulla qualità dello spazio urbano e dei
servizi), che indiretti (i valori immobiliari della zona sono mediamente
inferiori di un terzo rispetto a quelli di realtà costiere limitrofe
come Ancona o Senigallia).
La risposta alle
condizioni di rischio da incidenti rilevanti, nell’ipotesi del
mantenimento della raffineria, comporta la messa in opera di una serie
di azioni che incidono comunque sulla criticità complessiva del sistema
territoriale.
Le condizioni di rischio
riguardano essenzialmente:
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l’interazione con gli spazi
residenziali
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l’interazione con la linea
ferroviaria
-
l’interazione con la strada statale
-
l’interazione con l’aeroporto
Le risposte già avanzate
per risolvere queste condizioni di rischio si focalizzano
sull’arretramento della linea ferroviaria (by-pass API) e della strada
statale (proposta ANAS). Soluzioni che si dimostrerebbero drasticamente
risolutive per due dei principali scenari di rischio, ma che lasciano
tuttavia aperti alcuni problemi:
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lo spostamento delle infrastrutture,
oltre a generare un segno territoriale potente e spiazzante rispetto
alle matrici insediative consolidate, comporta pesanti impatti
ambientali: lunghi tratti in viadotto (si consideri che la ferrovia
comporta armature a quattro-cinque metri di altezza dai binari), due
nuovi ponti in un area considerata a rischio massimo di esondazione
(area R4 del Piano di Assetto Idrogeologico), la cancellazione di
recenti interventi di valorizzazione ambientale (l’arboreto didattico
comunale e l’area Sbacco), la separazione e l’isolamento di edifici di
grande interesse storico-architettonico (la Rocca Priora al termine
dell’asse della strada clementina, il Molino Santinelli, la chiesa di
S.Lorenzo che verrebbe separata da Fiumesino).
Il
tracciato ferroviario prevede anche la demolizione di parte della ex
caserma Saracini e comporta soluzioni di attacco alla linea
ferroviaria esistente non prive di complessità.
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lo smantellamento del tratto
ferroviario all’interno dell’API ed il declassamento del tratto di
strada statale non migliorano la condizione di vivibilità dei
quartieri di Fiumesino e Villanova i quali, oltre a rimanere esposti a
rischio diretto di incidente alla raffineria, devono fare i conti con
nuovi fattori di impatto ed isolamento sul fronte opposto,
rappresentati dal by-pass ferroviario e dal tracciato alternativo
della statale.
Sulla base di queste considerazioni appare sconsigliabile la
permanenza di funzioni residenziali nella fascia compresa tra la
raffineria e il nuovo tracciato della ferrovia, a sud dell’Esino. Si
dovrebbe pertanto ipotizzare la delocalizzazione dei quartieri di
Fiumesino e Villanova.
Conseguentemente dovrebbero essere abbandonati gli interventi previsti
dal contratto di quartiere di Fiumesino nord, alcuni degli interventi
previsiti dal PRUSST e le ipotesi di valorizzazione turistica del
litorale falconarese, con particolare riferimento al progetto Bohigas
rispetto al quale risulta evidente l’incompatibilità di un nuovo porto
turistico e di uno sviluppo residenziale a ridosso della raffineria.
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tra le altre condizioni di rischio
affrontate con minore decisione, ma parimenti gravi, come il rischio
di incidente a mare, il rischio sismico, gli shock derivanti da
concentrazioni di inquinamento particolari (ozono, pm10, idrocarburi
nelle falde acquifere, effetti acustici,…), emerge il rischio
relativo alla vicinanza dell’aeroporto. Questo scenario di rischio
appare largamente sottovalutato rispetto alla reale portata,
considerando che parte della raffineria (serbatoi e impianti) ricade
nel cono di volo e che negli ultimi anni sono precipitati due aerei
privati a non più di 2-300 metri dalla raffineria.
Poiché il rischio di incidenti è direttamente proporzionale al numero
dei voli, la risoluzione di questa condizione di rischio
determinerebbe la necessità di una riduzione del numero dei voli
dall’aeroporto regionale. La proposta del CTR di spostare il lato di
decollo-atterraggio verso Chiaravalle sposta solo il problema dalla
raffineria al centro abitato e mal si concilia con la attuale
fisionomia della struttura aeroportuale.
La prospettiva di una dismissione programmata
La dismissione o la
riconversione della raffineria, richiamata dagli strumenti di
pianificazione come una condizione importante per il risanamento
dell’area, comporterebbe una serie di nuove condizioni per il territorio
di Falconara e per la Vallesina:
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la riduzione di gran parte dei
fattori di inquinamento atmosferico, idrico, acustico e la scomparsa
delle principali condizioni di rischio
-
il miglioramento delle
condizioni idrauliche ed ambientali della foce del fiume Esino
-
la valorizzazione
turistica e residenziale dell’area con rivalutazione del patrimonio
immobiliare
-
la possibilità di
incrementare l’attività aeroportuale ed una maggiore sostenibilità (in
termini di pressione ambientale complessiva) di ipotesi di ulteriori
insediamenti nella vallesina
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la possibilità di
mantenere la funzione residenziale nei quartieri di Fiumesino e
Villanova, utilizzando a pieno i fondi acquisiti e già spesi per la
loro riqualificazione.
-
la coerenza con le
iniziative generali di valorizzazione (area Nord e Fiume Esino)
-
la possibilità di
individuare nuove funzioni terziarie a scala territoriale nell’area
dell’API e della ex caserma Saracini, adeguate all’importanza
logistica del luogo, così come la possibilità di avviare la
realizzazione del porto turistico.
L’insieme di queste
condizioni, nel quadro delle energie economico-imprenditoriali presenti
nella vallesina, evidenzia come questo scenario sia sostenibile sotto il
profilo territoriale e socio-economico. Esistono, in altri termini, le
condizioni per affrontare positivamente le questioni di ordine
occupazionale, sociale ed imprenditoriale che un simile processo di
trasformazione comporta necessariamente.
Permangono tuttavia
condizioni oggettive che impediscono di collocare questo scenario nel
breve periodo:
-
i tempi propri di una
riconversione produttiva dell’attività e dell’area
-
la bonifica del sito
-
il problema
energetico, legato al peso regionale della produzione elettrica della
centrale IGCC e della fornitura dei prodotti petroliferi
Ciò comporta che per
raggiungere un utilizzo dell’area alternativo all’attività di
raffinazione e stoccaggio di combustibili, più adeguato alla vocazione
del luogo e più vantaggioso, in termini ambientali e socio-economici,
per il territorio, è necessario un tempo maggiore dei cinque anni
rimasti allo scadere della concessione.
D’altra parte i tempi
necessari ad una dismissione-riconversione dell’area, prevedendo anche
il permanere di funzioni energetiche compatibili, dipendono dalla
capacità degli enti preposti di avviare e condurre un processo di
ristrutturazione dell’economia energetica regionale. Un’azione incisiva
in questa direzione, comunque necessaria in considerazione degli
andamenti del mercato energetico e dell’assunzione degli impegni
internazionali per la riduzione delle emissioni inquinanti (protocollo
di Kyoto), potrebbe ridurre i tempi di una riconversione nel
medio-periodo. In questa prospettiva si potrebbe prefigurare un’ipotesi
di nuova concessione “a termine” modulata sui tempi di un processo di
riconversione condiviso con la stessa azienda energetica.
L’assetto
infrastrutturale, nell’ipotesi di una dismissione della raffineria,
dovrebbe rimanere fondamentalmente quello attuale, salvo il
potenziamento degli assi esistenti.
La necessità di una
bretella ferroviaria verso nord, ferma restando la priorità di uno
spostamento della linea adriatica all’altezza dell’autostrada A14 (come
previsto dal PTC e dal Corridoio Adriatico), potrebbe essere risolta, in
modo più economico e meno impattante, con un semplice raccordo, simile a
quello che fu realizzato dall’esercito inglese nel secondo dopoguerra.
Questo raccordo sarebbe comunque funzionale, anche in presenza
dell’arretramento della linea adriatica, al collegamento Senigallia-Jesi
della metropolitana di superficie.
L’accessibilità viaria a
Falconara potrebbe essere individuata nel luogo dell’attuale scalo
merci, con andamento in trincea fino a ricollegarsi al sottopasso di
Villanova, liberando il centro del quartiere dal traffico di
attraversamento.
La condizione
determinante sulla permanenza o meno della raffineria è quindi legata
essenzialmente a questioni di politica energetica che, come sappiamo,
sono estremamente incerte, specie in riferimento alla “durata” delle
risorse petrolifere. Questa incertezza moltiplica il rischio che opere
funzionali ad uno scenario energetico riferito all’oggi, si dimostrino
inefficaci una volta realizzate perché, nel frattempo, quello scenario
si è modificato.
Vale, anche in questo
caso, il principio di precauzione, che consiglia di orientarsi verso
soluzioni “flessibili”, che non precludano né la necessità della
raffineria di continuare ad operare finchè non siano state approntate
alternative energetiche, né la possibilità di avviare un processo di
recupero e valorizzazione dell’area in vista di un dopo-raffineria che,
a prescindere dal quando, inevitabilmente ci sarà.
Uno scenario “sostenibile” per il breve periodo
La ricerca di una
soluzione flessibile, ha condotto all’individuazione di un terzo
scenario che, sviluppato nel breve periodo, mantiene aperta la
possibilità di una permanenza della raffineria ma nella prospettiva
dell’avvio di un processo di “contenimento” e, con le opportune
condizioni, di dismissione.
Data l’importanza del
processo di verifica delle condizioni di compatibilità territoriale ed
ambientale, come prescritto dal D.M. Ambiente 9/5/01, nella
determinazione delle scelte di pianificazione utili al risanamento
dell’area in cui è presente l’impianto petrolchimico, e non essendo ad
oggi disponibile uno studio in merito da parte degli enti preposti
(Comune, Provincia, Regione), si è fatto riferimento ad una tesi in
corso di redazione presso la Facoltà di Architettura di Pescara
(studenti: Armando Natalini, Gloria Luzi - relatore: Arch. Alberto
Clementi) della quale si riportano alcuni elaborati.
Lo scenario prevede che
lo spazio per le produzioni e gli stoccaggi (le aree a maggiore rischio
di incidente rilevante) siano contenute al di là della linea
ferroviaria, destinando la fascia tra la ferrovia e la statale al
carico-scarico, alla movimentazione mezzi ed agli interventi di
mitigazione degli impatti.
Un altro contenimento
dovrebbe avvenire sulla foce del fiume Esino, liberando una fascia
adeguata alla restaurazione di uno spazio demaniale ed alla
realizzazione di opere di difesa idrauliche atte a limitare il rischio
di esondazione.
La riduzione del rischio
di interazione con la ferrovia e la statale, che resterebbero nella loro
attuale posizione ed eventualmente adeguate, potrebbe essere attuata con
interventi sugli impianti, migliorando i sistemi di blocco automatico
dei treni e con opere di protezione della linea sul lato a mare (utile
anche a ridurre alcuni scenari di rischio per l’abitato di Fiumesino).
Per il by-pass
ferroviario e l’accessibilità viaria a Falconara potrebbero essere già
avviate le stesse soluzioni individuate nell’ipotesi di dismissione
(raccordo ferroviario breve e passaggio viario nell’area dello scalo
merci).
La ex caserma Saracini
potrebbe essere riconvertita come polo direzionale terziario, aperto ad
ospitare anche gli uffici della stessa azienda energetica API.
Il relativo
miglioramento delle condizioni di Fiumesino e Villanova, specie verso
l’interno rispetto al fronte API, consentirebbe di attuare
convenientemente tutti gli interventi avviati e finanziati per la
riqualificazione dei quartieri e delle aree limitrofe. |