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Api, catrame fino a
Senigallia Allarme
Arpam: rischio di contaminazione anche del fondale
di GIUSEPPE GIANNINI
FALCONARA - Tracce di catrame
fin sulla sulla spiaggia di Senigallia, mentre l’Arpam
sospetta «la presenza di chiazze di prodotto sul fondale».
Nel day after dell’allarme ambientale proseguono le indagini
sull’incidente di mercoledì e sull’arenile a nord della
raffineria va avanti l’attività di recupero della melassa di
idrocarburi fuoriuscita da una linea di movimentazione
dell’Api. Le squadre di operai hanno lavorato
ininterrottamente anche durante la notte e decine di bidoni
di materiale inquinato sono accatastati sulla spiaggia di
Rocca Priora. Per via del maltempo non è stato possibile
intervenire con le unità navali attrezzate, l’olio
combustibile disperso in mare è stato spinto da venti e
correnti per diversi chilometri a nord del petrolchimico e
così scorie e grumi del prodotto si sono spiaggiati fino a
Senigallia. I tecnici Arpam hanno proseguito ieri mattina i
sopralluoghi per verificare gli esiti dell’incidente di
mercoledì. «La rottura della linea numero 8, cioè della
tubatuzione in acciaio che collega la raffineria al pontile,
ha provocato la fuoriuscita di un quantitativo ancora
imprecisato di olio combustibile Atz che finito in mare si è
piaggiato ininterrottamente fin oltre l’hotel Rex di
Marzocca» si legge nella nota ufficiale della agenzia per la
protezione ambientale. Ma in base alle ultime segnalazioni
tracce del prodotto sono state rinvenute fino alla spiaggia
di velluto. «L’estensione dell’inquinamento - sostiene l’Arpam
- fa ritenere che debbano essere messe in atto con urgenza
misure idonee di rimozione del materiale inquinato sia per
evitare ulteriori dispersioni che per attuare un completo
recupero dei siti (che come si sa sono arenili a vocazione
turistica). Dunque l’Api deve procedere con assoluta
celerità alla messa in sicurezza delle tubazioni per
provvedere poi alla rimozione del materiale inquinato».
Insomma i 25 chilometri di costa interessati dal fenomeno
fanno già temere un vero disastro ambientale e ricadute
negative sulla stagione turistica. Ma è anche un’altra la
preoccupazione dei tecnici. «Non si può escludere - spiegano
-, data la densità dell’olio combustibile, la sua presenza
sul fondale: dato che potrà essere accertato non appena le
condizioni meteomarine lo consentiranno». Ministero
dell’Ambiente, Regione, Comuni interessati, Provincia,
Capitaneria di Porto e Asl sono stati informati
dell’accaduto e anche gli operatori del progetto Damac
(Protocollo italocroato di difesa ambientale del mare
adriatico) che sono in grado di monitorare attraverso un
sistema radar e satellitare il mare per l’eventuale
avvistamento di chiazze oleose a largo. Nel frattempo l'Arpam
indaga «per verificare le cause dello sversamento, la
quantità di prodotto fuoriuscito e soprattutto per
contribuire alla definizione di un piano di bonifica che
scongiuri i rischi per la salute dei cittadini e per
l’imminente stagione balneare». Domani mattina alle 11.30 il
Comune di Falconara ha convocato tutti i sindaci dei Comuni
interessati e l’Arpam, che come previsto dai carabinieri del
Noe, supervisionerà sulle operazioni di bonifica. Il
Ministero dell’Ambiente ha sollecitato la presenza alle
riunioni di domani dell’Icram (Istituto di ricerca
sull’ambiente marino) «proprio per i concreti rischi di
presenza dell’olio sui fondali».
La Raffineria: fenomeno
aggravato dal maltempo
di GIUSEPPE GIANNINI
FALCONARA - Mentre Arpam e
Comune di Falconara, all’indomani della fuoriuscita di olio
combustibile semilavorato da una linea di movimentazione di
carico della raffineria, ordinano all’Api «di mettere in
atto, nelle operazioni di recupero del materiale inquinante
e inquinato, tutte le azioni di cautele e tutela della
salute pubblica e dell'ambiente» il petrolchimico imputa
alle avverse condizioni metereologiche l’impatto del
fenomeno. «Proprio le condizioni del mare, che hanno
impedito l’attuazione di tutti gli interventi previsti dalla
procedure per contenere all’origine lo sversamento, restano
alla base dell’ampiezza assunta dall’evento» si legge nel
comunicato Api. «E mentre non è possibile, allo stato,
stimare il quantitativo di prodotto disperso, è stato
individuato il punto danneggiato della tubazione dal quale
il prodotto è fuoriuscito e che è collocato alla radice del
pontile, in un’area demaniale in concessione alla raffineria
ma esterna al perimetro dello stabilimento». Intanto
proseguono ininterrotte le attività di recupero del
materiale bituminoso che «condotte di concerto con gli enti
coinvolti sono state affidate a una cinquantina di operai
suddivisi in squadre che agiscono sotto la supervisione di
Petroltecnica, impresa specializzata del settore». E
nell’attesa che le condizioni permettano l’intervento di
unità navali attrezzate «per contenere e contrastare
eventuali ulteriori presenze di prodotto idrocarburico»,
l’azienda petrolifera «sta provvedendo ad inviare sul posto
ulteriore personale per rendere ancora più rapida e incisiva
l’azione». «L’intervento di recupero dei detriti - conclude
la nota Api - cesserà soltanto quando tutto il materiale
sarà stato raccolto e stoccato. Sin da ora Api sta anche
mettendo a punto una seconda fase di interventi di
ripulitura». |