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Falconara vieta la spiaggia,
Senigallia no
L’emergenza. Una giornata
convulsa dopo lo sversamento all’Api.
Il sindaco Angeloni: «Raffineria incompatibile col nostro
territorio»
Idrocarburi sul velluto: tutti in allarme ma scatta solo
divieto di balneazione e pesca di mitili
Montemarciano deciderà solo stamattina
Patrizia Casagrande: «Con questo incidente
la concessione può essere rimessa in dubbio»
di GIUSEPPE GIANNINI
Pasqua in spiaggia in dubbio.
Molto in dubbio. A senigallia niente balneazione, a
Falconara per ora anche divieto di accesso all’arenile. Ma
lo sversamento in mare di idrocarburi al pontile Api
avvenuto tre giorni fa non mette in bilico solo la prima
tintarella di stagione. «Con questo incidente è venuto meno
uno dei punti che hanno permesso il rinnovo della
concessione». Patrizia Casagrande, senigalliese doc,
assessore provinciale e candidata alla presidenza della
Provincia, si incarica di dare un senso politico alla
preoccupazione che emerge insieme a quelle macchie vischiose
che fanno brutta mostra di sé sul litorale da Falconara a
Senigallia. «Non posso anticipare niente, ma nell'incontro
di martedì prossimo - avverte - occorrerà verificare se
sussistono ancora queste condizioni». E il sindaco di
Senigallia, Luana Angeloni non la manda certo a dire: «La
presenza della raffineria è incompatibile - dice- con un
territorio così antropizzato. E’ stata una giornata convulsa
quella di ieri, con le squadre di emergenza impegnate sulla
spiaggia per una prima operazione di controllo e pulizia e
le autorità ineteressate riunite in summit. Il direttore
della raffineria Mario Citrolo ha trovato ad attenderlo al
Castello di Falconara un gruppo di tecnici e politici, tra
cui i rappresentanti dei comuni di Senigallia, Falconara e
Montemarciano, il responsabile del Servizio Igiene Pubblica
Controllo Rischi Ambienti di Vita Giuliano Tagliavento, i
vertici Arpam, i tecnici dell'Istituto di ricerca
sull'ambiente marino e il responsabile regionale della
Protezione Civile Roberto Oreficini. Tanti gli interrogativi
sollevati malgrado Tagliavento abbia rassicurato tutti sulla
non pericolosità della sostanza «nociva per l'uomo solo se
esposto ad un ripetuto contatto con la pelle». Ma alla fine
decidere si doveva decidere e i Comuni si sono divaricati
nell’atteggiamento da seguire. Falconara ha introdotto oltre
ai divieti di balneazione e pesca anche l'“interdizione al
passaggio in battigia” allo scopo - è stato detto - di
consentire una più efficace rimozione del materiale
inquinante. Montemarciano decide stamattina, ma la parte sud
del litorale di competenza sembra a forte rischio chiusura.
Senigallia, presente al summit con l’assessore Maurizio
Mangialardi, invece si è limitata solo al divieto di
balneazione e pesca dei mitili. Intanto a tre giorni
dall'accaduto e con le ditte specializzate che hanno già
raccolto circa 500 bidoni di materiale inquinato senza la
necessaria supervisione dell'autorita sanitaria, non è stato
ancora possibile quantificare esattamente il prodotto
sversato: un presupposto imprescindibile per la bonifica.
Proprio su questo punto Mangialardi ha chiesto chiarezza
soprattutto per la individuazione dei tratti di arenile
toccati dal fenomeno. La raffineria ha stimato che la
quantità di prodotto bituminoso finito in mare non
supererebbe i 4 metri cubi (circa 5 tonnellate). «Un dato
che non sembra compatibile visto la situazione delle
scogliere del mio Comune» ha replicato il sindaco di
Montemarciano Gerardo Cingolani. Il coordinamento si riunirà
nuovamente stamattina alle 9.
Recuperato
il tubo della perdita
di MARIA PAOLA CANCELLIERI
OSIMO - I sommozzatori della
capitaneria di Porto di Ancona, ieri mattina, hanno
provveduto a rimuovere e porre sotto sequestro il tubo lungo
24 metri della linea 8 di movimentazione dell'Api da cui,
mercoledì, è fuoriuscita una quantità imprecisata di olio
combustile. L'operazione di polizia giudiziaria dovrà ora
trovare una convalida negli atti della magistratura.
Successimanete i tecnici ispezioneranno la tubazione in
acciaio, collegamento diretto tra la raffineria e il
pontile, cercheranno di individuare la falla e di misurarne
il diametro. Con un calcolo matematico che tiene conto anche
del parametro della pressione del pompaggio e del tempo
intercorso dall'inizio alle fine dell'incidente (dalle 13
alle 20 di mercoledì) sarà possibile ipotizzare la quantità
dei litri di inquinante finiti in mare ed individuare la
causa del guasto tecnico.L'impianto aveva caricato
complessivamente circa 3000 litri. Tutte le operazioni ieri
mattina sono state verbalizzate, compresa la decrizione
delle incrostazioni di catrame visibili ad occhio nudo su
una parte della tubatura, probabile sede della fessurazione.
Con la notifica del verbale di sequestro, date le dimensioni
del reperto, il tubo è lasciato in raffineria ed stato
consegnato in custodia ad un ingegnere dell'Api.
I bagnini: «L’Api paghi»
La bandiera blu è a rischio
di GIULIA MANCINELLI
Più rabbia che sabbia sulla
spiaggia di velluto per una Pasqua che rischia di passare
come una delle più nere nella storia del nostro lido.
Insieme ai primi turisti sono approdate sul litorale
senigalliese le macchie di idrocarburi esito dello
sversamento di tre giorni fa al pontile dell’Api. Arenile
off limits e stagione che comincia male. Molto male, con un
biglietto da visita che peggio non si può. Già nella
mattinata di ieri il Comune era entrato in azione per una
pulizia a tappeto tra Marzocca e lungomare Da Vinci mentre i
bagnini, fuori di testa, chiedevano già il risarcimento dei
danni. «Come sindacato ci siamo attivati perché vengano
tutelate non solo le nostre aziende ma anche tutto il
territorio senigalliese» avverte il presidente del Gibas
Enzo Monachesi. «Nel frattempo vanno verificati eventuali
strascichi a posteriori di questo sversamento. Non vorremmo
avere brutte sorprese con la prossima mareggiata». Daniele
Corinaldesi del Sindacato dei Bagnini invoca il danno di
immagine: «L’Api dovrà rispondere di tutto questo. Intanto
però chiediamo interventi immediati per far rientrare
l'allarme». In prima linea per tutto il giorno l’assessore
alla qualità urbana Maurizio Mangialardi che ha coordinato
di persona gli interventi di cui si è fatto carico il
Comune. E c’è anche chi pensa al rischio di perdere il fiore
all’occhiello della Bandiera Blu che in tema ambientale
prevede criteri molto selettivi. «A preoccuparci non è
l’emergenza che vede impegnati quaranta addetti dell’Arpam e
i prelievi delle prossime settimane - osserva il
responsabile Fee Fernando Rosi - quanto il problema generale
che pone la presenza della raffineria». Timore di pubblicità
negativa che avvertono anche gli albergatori i quali
suggeriscono di non amplificare l’allarme: «Lo sversamento è
un fatto grave ma l'area interessata sembra circoscritta e
per questo anche i danni sono limitati» dice il presidente
Asshotel Claudio Albonetti. «Spero solo che la lezione
serva». Adriano Zoppini, dell’Associazione Albergatori
chiede che il Comune si faccia garante per tutelare
operatori turistici e i cittadini». |