RASSEGNA STAMPA 07.04.2007

 

MESSAGGERO
Falconara vieta la spiaggia, Senigallia no

L’emergenza. Una giornata convulsa dopo lo sversamento all’Api.
Il sindaco Angeloni: «Raffineria incompatibile col nostro territorio»
Idrocarburi sul velluto: tutti in allarme ma scatta solo divieto di balneazione e pesca di mitili
Montemarciano deciderà solo stamattina
Patrizia Casagrande: «Con questo incidente
la concessione può essere rimessa in dubbio»

di GIUSEPPE GIANNINI

Pasqua in spiaggia in dubbio. Molto in dubbio. A senigallia niente balneazione, a Falconara per ora anche divieto di accesso all’arenile. Ma lo sversamento in mare di idrocarburi al pontile Api avvenuto tre giorni fa non mette in bilico solo la prima tintarella di stagione. «Con questo incidente è venuto meno uno dei punti che hanno permesso il rinnovo della concessione». Patrizia Casagrande, senigalliese doc, assessore provinciale e candidata alla presidenza della Provincia, si incarica di dare un senso politico alla preoccupazione che emerge insieme a quelle macchie vischiose che fanno brutta mostra di sé sul litorale da Falconara a Senigallia. «Non posso anticipare niente, ma nell'incontro di martedì prossimo - avverte - occorrerà verificare se sussistono ancora queste condizioni». E il sindaco di Senigallia, Luana Angeloni non la manda certo a dire: «La presenza della raffineria è incompatibile - dice- con un territorio così antropizzato. E’ stata una giornata convulsa quella di ieri, con le squadre di emergenza impegnate sulla spiaggia per una prima operazione di controllo e pulizia e le autorità ineteressate riunite in summit. Il direttore della raffineria Mario Citrolo ha trovato ad attenderlo al Castello di Falconara un gruppo di tecnici e politici, tra cui i rappresentanti dei comuni di Senigallia, Falconara e Montemarciano, il responsabile del Servizio Igiene Pubblica Controllo Rischi Ambienti di Vita Giuliano Tagliavento, i vertici Arpam, i tecnici dell'Istituto di ricerca sull'ambiente marino e il responsabile regionale della Protezione Civile Roberto Oreficini. Tanti gli interrogativi sollevati malgrado Tagliavento abbia rassicurato tutti sulla non pericolosità della sostanza «nociva per l'uomo solo se esposto ad un ripetuto contatto con la pelle». Ma alla fine decidere si doveva decidere e i Comuni si sono divaricati nell’atteggiamento da seguire. Falconara ha introdotto oltre ai divieti di balneazione e pesca anche l'“interdizione al passaggio in battigia” allo scopo - è stato detto - di consentire una più efficace rimozione del materiale inquinante. Montemarciano decide stamattina, ma la parte sud del litorale di competenza sembra a forte rischio chiusura. Senigallia, presente al summit con l’assessore Maurizio Mangialardi, invece si è limitata solo al divieto di balneazione e pesca dei mitili. Intanto a tre giorni dall'accaduto e con le ditte specializzate che hanno già raccolto circa 500 bidoni di materiale inquinato senza la necessaria supervisione dell'autorita sanitaria, non è stato ancora possibile quantificare esattamente il prodotto sversato: un presupposto imprescindibile per la bonifica. Proprio su questo punto Mangialardi ha chiesto chiarezza soprattutto per la individuazione dei tratti di arenile toccati dal fenomeno. La raffineria ha stimato che la quantità di prodotto bituminoso finito in mare non supererebbe i 4 metri cubi (circa 5 tonnellate). «Un dato che non sembra compatibile visto la situazione delle scogliere del mio Comune» ha replicato il sindaco di Montemarciano Gerardo Cingolani. Il coordinamento si riunirà nuovamente stamattina alle 9.

Recuperato il tubo della perdita

di MARIA PAOLA CANCELLIERI

OSIMO - I sommozzatori della capitaneria di Porto di Ancona, ieri mattina, hanno provveduto a rimuovere e porre sotto sequestro il tubo lungo 24 metri della linea 8 di movimentazione dell'Api da cui, mercoledì, è fuoriuscita una quantità imprecisata di olio combustile. L'operazione di polizia giudiziaria dovrà ora trovare una convalida negli atti della magistratura. Successimanete i tecnici ispezioneranno la tubazione in acciaio, collegamento diretto tra la raffineria e il pontile, cercheranno di individuare la falla e di misurarne il diametro. Con un calcolo matematico che tiene conto anche del parametro della pressione del pompaggio e del tempo intercorso dall'inizio alle fine dell'incidente (dalle 13 alle 20 di mercoledì) sarà possibile ipotizzare la quantità dei litri di inquinante finiti in mare ed individuare la causa del guasto tecnico.L'impianto aveva caricato complessivamente circa 3000 litri. Tutte le operazioni ieri mattina sono state verbalizzate, compresa la decrizione delle incrostazioni di catrame visibili ad occhio nudo su una parte della tubatura, probabile sede della fessurazione. Con la notifica del verbale di sequestro, date le dimensioni del reperto, il tubo è lasciato in raffineria ed stato consegnato in custodia ad un ingegnere dell'Api.

I bagnini: «L’Api paghi» La bandiera blu è a rischio

di GIULIA MANCINELLI

Più rabbia che sabbia sulla spiaggia di velluto per una Pasqua che rischia di passare come una delle più nere nella storia del nostro lido. Insieme ai primi turisti sono approdate sul litorale senigalliese le macchie di idrocarburi esito dello sversamento di tre giorni fa al pontile dell’Api. Arenile off limits e stagione che comincia male. Molto male, con un biglietto da visita che peggio non si può. Già nella mattinata di ieri il Comune era entrato in azione per una pulizia a tappeto tra Marzocca e lungomare Da Vinci mentre i bagnini, fuori di testa, chiedevano già il risarcimento dei danni. «Come sindacato ci siamo attivati perché vengano tutelate non solo le nostre aziende ma anche tutto il territorio senigalliese» avverte il presidente del Gibas Enzo Monachesi. «Nel frattempo vanno verificati eventuali strascichi a posteriori di questo sversamento. Non vorremmo avere brutte sorprese con la prossima mareggiata». Daniele Corinaldesi del Sindacato dei Bagnini invoca il danno di immagine: «L’Api dovrà rispondere di tutto questo. Intanto però chiediamo interventi immediati per far rientrare l'allarme». In prima linea per tutto il giorno l’assessore alla qualità urbana Maurizio Mangialardi che ha coordinato di persona gli interventi di cui si è fatto carico il Comune. E c’è anche chi pensa al rischio di perdere il fiore all’occhiello della Bandiera Blu che in tema ambientale prevede criteri molto selettivi. «A preoccuparci non è l’emergenza che vede impegnati quaranta addetti dell’Arpam e i prelievi delle prossime settimane - osserva il responsabile Fee Fernando Rosi - quanto il problema generale che pone la presenza della raffineria». Timore di pubblicità negativa che avvertono anche gli albergatori i quali suggeriscono di non amplificare l’allarme: «Lo sversamento è un fatto grave ma l'area interessata sembra circoscritta e per questo anche i danni sono limitati» dice il presidente Asshotel Claudio Albonetti. «Spero solo che la lezione serva». Adriano Zoppini, dell’Associazione Albergatori chiede che il Comune si faccia garante per tutelare operatori turistici e i cittadini».

 
 
 
 
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