RASSEGNA STAMPA 08.04.2007

 

MESSAGGERO
Pasqua nera, il mare dietro le sbarre

Spiaggia transennata da Falconara a Montemarciano. Bitume allo zolfo, cresce l’allarme
Si immergono i sub: idrocarburi despositati anche in tratti di fondale

di MARIA PAOLA CANCELLIERI e GIUSEPPE GIANNINI

FALCONARA - Pasqua nera sulla spiaggia invasa dal catrame Api. Litorale off limits da ieri - con tanto di accessi sbarrati e nastri biancorossi di divieto all’arenile - da Falconara (zona stazione Fs) a Marina di Montemarciano, per le operazioni di bonifica, mentre cresce la paura per le componenti tossiche della “melassa” finita in mare. Con una novità che rincuora: sui fondali davanti alla raffineria si è depositato un quantitativo minimo di olio combustibile ad alto tenore di zolfo, denso, concentrato ma già isolato con panne. La novità è emersa ieri mattina con i sommozzatori della capitaneria di porto. Il temuto inquinamento dei fondo marino non è ancora del tutto scongiurato ma se non altro è circoscritto e fa ipotizzare anche un ridimensionamento del quantitativo di olio combustibile sversato in acqua. Saranno comunque le analisi di laboratorio che effettueranno l’Arpam e l’Icram a definire il grado di compromissione dell'ecosistema. Ieri i sub hanno prelevato campioni d’acqua su una mappatura concentrata nello specchio dell’Api. E per tutta la giornata di ieri (ma anche oggi e domani non abbasseranno la guardia), le motovedette della Capitaneria di Porto di Ancona hanno battuto la costa, cercando di evadere le ininterrotte segnalazioni dei cittadini raccolte dal centralino, a dimostrazione che del grado di preoccupazione generale. Nel volgere delle ore ieri sono stati avvistati scogli anneriti (ma erano solo alghe sedimentate) e chiazze oleose galleggianti in vari punti del litorale. I battelli hanno fatto la spola tra Falconara a Montemarciano per verificare se tutte le notizie era fondate. Dopo l’incidente di mercoledì, è già scattato il divieto di pesca e balneazione su tutta la costa interessata dal fenomeno, e da ieri mattina i sindaci di Falconara e Montemarciano hanno interdetto il passaggio in battigia. Un provvedimento legato alla migliore gestione della rimozione del materiale inquinato, spiegano dai Comuni, ma che fa crescere i timori della popolazione. E Falconara minaccia di presentare un “conto salato”. «È arrivato il momento che Azienda, Provincia, Regione e Governo si interroghino sulla compatibilità dell’Api con il territorio - dice il Comune - e risarciscano la città e la popolazione che da troppo tempo sopportano». Tra i tecnici comunque si tira un sospiro di sollievo dopo l’immersione dei sub. «La chiazza sul fondale - spiega Tiziana Chieruzzi dell’Istituto di ricerca sull'ambiente marino - e quindi più piccola rispetto a quello che ci aspettavamo. Ciò ci induce a continuare le ispezioni alla ricerca di altro prodotto». I dati stimati dall’azienda petrolifera, secondo cui 4 tonnellate di olio combustibile sarebbero finiti in mare, fanno infatti ipotizzare la presenza di altre sacche sul fondale. Preoccupazioni che unite alla pericolosità dell'inquinante impongono controlli capillari. «L’olio combustibile Atz è sicuramente una “brutta bestia” - prosegue la Chieruzzi -. Ha componenti tossiche per l’ambiente e va rimosso. E’ pericoloso per l’uomo solo se ci si espone a contatto diretto e ripetuto o se viene ingerito e quindi siamo abbastanza tranquilli, ma occorre prendere tutte le precauzioni utili alla tutela della salute pubblica».

Recanatini: presto faremo i conti con lo stabilimento

FALCONARA - «Ora c’è da gestire l’emergenza: le riflessioni politiche e legali si faranno dopo». Il sindaco Riccardo Recanatini prende tempo, ma non lesina attacchi alla Raffineria. «Nella vita amministrativa e politica di Falconara è di fatto sostanzialmente impossibile qualunque intervento programmatico, in materia di turismo, urbanistica, ambiente e quant’altro si voglia senza tener conto della ingombrante presenza di questa realtà. Con incendi, guasti, inquinamento acustico e ambientale anche purtroppo al prezzo di vite umane, la cittadinanza tutta e l’Amministrazione ritiene che sia arrivata l'ora di presentare il conto».

Il rapporto dei carabinieri in Procura

L.Lar.

ANCONA La Procura è in attesa di esaminare la relazione della Capitaneria di Porto, per valutare se ci siano responsabilità colpose nell’incidente che ha provocato lo sversamento di olio combustibile in mare. Non figurano, quindi, per ora persone iscritte nel registro degli indagati. Per il momento il pm Paolo Gubinelli si è limitato a disporre la rimozione e il sequestro conservativo del solo tubo lungo 24 metri della linea 8 di movimentazione della raffineria Api, da cui mercoledì scorso è fuoriuscita la sostanza inquinante. I sigilli non hanno però interessato l’intero impianto, che potrà essere ripristinato e rimesso in funzione. L’indagine, come di routine, cercherà di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente, accertando come sia stato possibile che la tubatura abbia collassato. Data la complessità del sistema, è probabile che venga affidata una perizia tecnica e che si cercherà di capire se lo stabilimento petrolchimico abbia fatto il possibile per garantire, con cicli di controllo e manutenzione, la perfetta tenuta della linea. Si apre una dunque nuova indagine su uno sversamento in mare, mentre è ancora in corso quella sulla fuoriuscita di bitume conseguente al rogo dell’8 settembre 2004, in cui perse la vita l’operaio Sebastiano Parisse. Quest’ultima inchiesta, aperta dal pm Irene Bilotta, vede sotto accusa per reati di natura ambientale 27 persone tra manager, dirigenti, tecnici e operai della raffineria. Per accertare le cause dello sversamento, il percorso del bitume filtrato in mare attraverso il fosso della Rigatta, la quantità di sostanza inquinante spiaggiata nell’arenile e nei fondali e la diffusione del fenomeno sul litorale è stata affidata una perizia al professor Amedeo Lancia.

Senigallia, il Comune chiede i danni

«Rovinata l’immagine turistica, il petrolchimico ci deve risarcire»
Le operazioni di bonifica della sabbia potrebbero far slittare la messa in posa dei primi ombrelloni Divieto di pesca esteso a un miglio

di GIULIA MANCINELLI

SENIGALLIA L’Api dovrà lavare la “macchia nera” sull’immagine turistica di Senigallia. Dopo i bagnini, anche il Comune è pronto a chiedere i danni al petrolichimico per lo sversamento di catrame riversatosi anche sulla spiaggia di velluto. Un’azione congiunta amministratori-operatori affinché la città sia risarcita per i danni provocati all’immagine e anche al litorale in pieno test pasquale e alla vigilia dell’estate. E’ il risvolto al termine del confronto “informale” avvenuto ieri mattina tra l’assessore alla qualità urbana Maurizio Mangialardi e le associazioni di categoria degli operatori di spiaggia. «La posizione del Comune nei confronti della raffineria è rigorosa - dice Mangialardi-. L’Api dovrà rispondere del danno subito da Senigallia, sia a livello di immagine che sul piano pratico, per lo sversamento di idrocarburi in mare: al petrolchimico vanno addebitati tutti i risvolti negativi che coinvolgono la città nel suo insieme e anche gli operatori della spiaggia, gli albergatori, gli operatori turistici e anche i pescatori». Un atteggiamento duplice, quello tenuto dal Comune di Senigallia. Rassicurante rispetto al ripristino della “normalità” sull’arenile ma fermo e severo nei confronti dell’Api. «Ho avuto proprio oggi (ieri ndr) un confronto con gli operatori della spiaggia perché vogliamo un’azione comune sia per il ripristino dell’arenile che per l’azione successiva da mettere in campo per il risarcimento dei danni prodotti dall’Api - aggiunge Mangialardi-. Sul piano operativo la situazione sull’arenile è sotto controllo. Il divieto di balneazione e di pesca dei mitili (ieri estesa ad altre specie ittiche fino ad un miglio ndr.) emesso venerdì con un’ordinanza del sindaco è solo a scopo precauzionale dato che non è stata riscontrata alcuna tossicità del catrame spiaggiato, mentre è costante il monitoraggio della spiaggia per rimuovere rapidamente ulteriore materiale che potrebbe venire rigettato dal mare e depositarsi sotto la sabbia o la ghiaia». Un ulteriore danno, anche economico, riguarda gli inevitabili ritardi che ora si verranno a creare nei tempi di preparazione della spiaggia per la stagione estiva. Proprio in questi giorni infatti era in fase di ultimazione la pulizia generale della spiaggia, da parte del Comune, per la tradizionale “consegna” ai bagnini entro la metà di aprile. «E’ chiaro che quanto accaduto crea difficoltà per i ripascimenti e la preparazione dell’arenile in vista della posa dei primi ombrelloni - ammette Mangialardi - ma tutto sommato l’incidente si è verificato in un periodo dell’anno in cui è ancora possibile recuperare i tempi. Ben più grave sarebbe stato se lo sversamento si fosse verificato in estate. Per il ponte di Pasqua ad ogni modo la spiaggia è assolutamente accessibile per le consuete attività all’aria aperta».

I DS : siamo preoccupati

ANCONA La direzione provinciale dei Ds della Federazione di Ancona riunitasi oggi pomeriggio, esprime “preoccupazione” per l’incidente ambientale verificatosi mercoledì scorso nella raffineria Api. Lo riferisce un comunicato, nel quale si legge che, secondo i Ds, il liquido fuoriuscito dagli avrebbe “compromesso il litorale che va dalla raffineria stessa a Senigallia, nei pressi della rotonda”. La direzione provinciale esprime: forte preoccupazione per il ripetersi di questi incidenti di varia natura e gravità“ e auspica che l'incontro fissato per martedì 10 tra Regione, Provincia e Comuni «chiarisca definitivamente se l’incidente poteva essere evitato e, soprattutto, se esso deriva dalla mancata osservanza delle prescrizioni che sono state alla base del rinnovo della concessione del 2003». Qualora i danni fossero riconducibili ad incuria di questo tipo, i Ds chiedono agli enti preposti di «intervenire prontamente a tutela dei territori»

La Raffineria, massimo impegno per la pulizia «Le nostre squadre non conosceranno le feste»

di M.P.C.

FALCONARA - Non si fermeranno neppure a Pasqua le operazioni di recupero dell’olio combustibile Atz che si è depositato da mercoledì sul litorale, dopo lo sversamento in mare dalla linea 8 dell’Api. La sostanza altamente inquinante e melmosa è stata spiaggiata dalle mareggiate fino a Senigallia, si parla di un tratto di litorale lungo circa 25 chilometri. Dopo il vertice con le autorità di venerdì, la raffineria conferma la propria disponibilità a portare avanti la bonifica dell’arenile anche durante la parentesi festiva, senza soluzione di continuità e fino a che sarà necessario. «Le modalità finora adottate dalla ditta specializzata incaricata di effettuare le operazioni - spiega in una nota ufficiale il polo petrolchimico di Falconara - sono state valutate dagli enti competenti che condividendone l’impianto generale in termini di organizzazione e tipologia di interventi hanno indicato ulteriori misure tecniche alle quali si sta già adeguando». Sulla scorta di quanto accordato al tavolo istituzionale, la proprietà della raffineria rinnova quindi la volontà di fornire «quotidiana evidenza dei risultati delle attività svolte a tutte le autorità e gli enti coinvolti con particolare riferimento a quantitativi di prodotto recuperato e stoccato». E fino a quando tutto il materiale nocivo non sarà rimosso resteranno vigenti le ordinanze sindacali che vietano la balneazione e la pesca lungo la costa e interdicono l’accesso in spiaggia ai cittadini.

Grande preoccupazione per le scogliere di Marina Cingolani: qui l’inquinamento è peggio che altrove

di G.Giann.

MONTEMARCIANO - Il divieto di accesso sulla spiaggia di Marina, fino a 15 metri dalla riva, non frena il passeggio sul lungomare e gli operai impegnati nella bonifica lavorano sotto gli occhi di ciclisti e famiglie. «Dopo i divieti di balneazione e pesca, estesi fino ad un miglio dalla costa, e l’ordinanza che impone ad Api di eseguire le operazioni di recupero del prodotto, abbiamo interdetto l’accesso per 15 metri sulla battigia - spiega il sindaco Gerardo Cingolani -. L’intenzione è di non intralciare le operazioni di bonifica ed evitare che il materiale inquinato sia calpestato e sparso per la spiaggia». E così per tutta la giornata gli operai della Petroltecnica hanno lavorato indisturbati. Decine di bidoni posizionati lungo l’arenile sembravano segnalare il “limite invalicabile” e sono stati riempiti di materiale inquinato nel corso della giornata. Massiccio l’intervento sulle scogliere alle spalle della stazione ferroviaria, dove una ventina di “tute bianche” hanno operato ininterrottamente. «Siamo più preoccupati degli altri - prosegue Cingolani - per la particolare conformazione della nostra costa. Abbiamo diversi tipi di spiagge e di scogliere. Una casistica che sicuramente consentirà di sperimentare tutti i tipi di interventi possibili, ma che aumenta le nostre difficoltà». Non solo. «Abbiamo avvistato in mare una nuova chiazza e avvisato immediatamente la Capitaneria» conclude Cingolani.

 
 
 
 
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