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Pasqua
nera, il mare dietro le sbarre
Spiaggia
transennata da Falconara a Montemarciano. Bitume allo zolfo,
cresce l’allarme
Si immergono i sub: idrocarburi despositati anche in tratti
di fondale
di MARIA PAOLA
CANCELLIERI e GIUSEPPE GIANNINI
FALCONARA - Pasqua nera
sulla spiaggia invasa dal catrame Api. Litorale off limits
da ieri - con tanto di accessi sbarrati e nastri biancorossi
di divieto all’arenile - da Falconara (zona stazione Fs) a
Marina di Montemarciano, per le operazioni di bonifica,
mentre cresce la paura per le componenti tossiche della
“melassa” finita in mare. Con una novità che rincuora: sui
fondali davanti alla raffineria si è depositato un
quantitativo minimo di olio combustibile ad alto tenore di
zolfo, denso, concentrato ma già isolato con panne. La
novità è emersa ieri mattina con i sommozzatori della
capitaneria di porto. Il temuto inquinamento dei fondo
marino non è ancora del tutto scongiurato ma se non altro è
circoscritto e fa ipotizzare anche un ridimensionamento del
quantitativo di olio combustibile sversato in acqua. Saranno
comunque le analisi di laboratorio che effettueranno l’Arpam
e l’Icram a definire il grado di compromissione
dell'ecosistema. Ieri i sub hanno prelevato campioni d’acqua
su una mappatura concentrata nello specchio dell’Api. E per
tutta la giornata di ieri (ma anche oggi e domani non
abbasseranno la guardia), le motovedette della Capitaneria
di Porto di Ancona hanno battuto la costa, cercando di
evadere le ininterrotte segnalazioni dei cittadini raccolte
dal centralino, a dimostrazione che del grado di
preoccupazione generale. Nel volgere delle ore ieri sono
stati avvistati scogli anneriti (ma erano solo alghe
sedimentate) e chiazze oleose galleggianti in vari punti del
litorale. I battelli hanno fatto la spola tra Falconara a
Montemarciano per verificare se tutte le notizie era
fondate. Dopo l’incidente di mercoledì, è già scattato il
divieto di pesca e balneazione su tutta la costa interessata
dal fenomeno, e da ieri mattina i sindaci di Falconara e
Montemarciano hanno interdetto il passaggio in battigia. Un
provvedimento legato alla migliore gestione della rimozione
del materiale inquinato, spiegano dai Comuni, ma che fa
crescere i timori della popolazione. E Falconara minaccia di
presentare un “conto salato”. «È arrivato il momento che
Azienda, Provincia, Regione e Governo si interroghino sulla
compatibilità dell’Api con il territorio - dice il Comune -
e risarciscano la città e la popolazione che da troppo tempo
sopportano». Tra i tecnici comunque si tira un sospiro di
sollievo dopo l’immersione dei sub. «La chiazza sul fondale
- spiega Tiziana Chieruzzi dell’Istituto di ricerca
sull'ambiente marino - e quindi più piccola rispetto a
quello che ci aspettavamo. Ciò ci induce a continuare le
ispezioni alla ricerca di altro prodotto». I dati stimati
dall’azienda petrolifera, secondo cui 4 tonnellate di olio
combustibile sarebbero finiti in mare, fanno infatti
ipotizzare la presenza di altre sacche sul fondale.
Preoccupazioni che unite alla pericolosità dell'inquinante
impongono controlli capillari. «L’olio combustibile Atz è
sicuramente una “brutta bestia” - prosegue la Chieruzzi -.
Ha componenti tossiche per l’ambiente e va rimosso. E’
pericoloso per l’uomo solo se ci si espone a contatto
diretto e ripetuto o se viene ingerito e quindi siamo
abbastanza tranquilli, ma occorre prendere tutte le
precauzioni utili alla tutela della salute pubblica».
Recanatini: presto
faremo i conti con lo stabilimento
FALCONARA - «Ora c’è da
gestire l’emergenza: le riflessioni politiche e legali si
faranno dopo». Il sindaco Riccardo Recanatini prende tempo,
ma non lesina attacchi alla Raffineria. «Nella vita
amministrativa e politica di Falconara è di fatto
sostanzialmente impossibile qualunque intervento
programmatico, in materia di turismo, urbanistica, ambiente
e quant’altro si voglia senza tener conto della ingombrante
presenza di questa realtà. Con incendi, guasti, inquinamento
acustico e ambientale anche purtroppo al prezzo di vite
umane, la cittadinanza tutta e l’Amministrazione ritiene che
sia arrivata l'ora di presentare il conto».
Il rapporto dei
carabinieri in Procura
L.Lar.
ANCONA La Procura è in
attesa di esaminare la relazione della Capitaneria di Porto,
per valutare se ci siano responsabilità colpose
nell’incidente che ha provocato lo sversamento di olio
combustibile in mare. Non figurano, quindi, per ora persone
iscritte nel registro degli indagati. Per il momento il pm
Paolo Gubinelli si è limitato a disporre la rimozione e il
sequestro conservativo del solo tubo lungo 24 metri della
linea 8 di movimentazione della raffineria Api, da cui
mercoledì scorso è fuoriuscita la sostanza inquinante. I
sigilli non hanno però interessato l’intero impianto, che
potrà essere ripristinato e rimesso in funzione. L’indagine,
come di routine, cercherà di ricostruire l’esatta dinamica
dell’incidente, accertando come sia stato possibile che la
tubatura abbia collassato. Data la complessità del sistema,
è probabile che venga affidata una perizia tecnica e che si
cercherà di capire se lo stabilimento petrolchimico abbia
fatto il possibile per garantire, con cicli di controllo e
manutenzione, la perfetta tenuta della linea. Si apre una
dunque nuova indagine su uno sversamento in mare, mentre è
ancora in corso quella sulla fuoriuscita di bitume
conseguente al rogo dell’8 settembre 2004, in cui perse la
vita l’operaio Sebastiano Parisse. Quest’ultima inchiesta,
aperta dal pm Irene Bilotta, vede sotto accusa per reati di
natura ambientale 27 persone tra manager, dirigenti, tecnici
e operai della raffineria. Per accertare le cause dello
sversamento, il percorso del bitume filtrato in mare
attraverso il fosso della Rigatta, la quantità di sostanza
inquinante spiaggiata nell’arenile e nei fondali e la
diffusione del fenomeno sul litorale è stata affidata una
perizia al professor Amedeo Lancia.
Senigallia, il
Comune chiede i danni
«Rovinata l’immagine
turistica, il petrolchimico ci deve risarcire»
Le operazioni di bonifica della sabbia potrebbero far
slittare la messa in posa dei primi ombrelloni Divieto di
pesca esteso a un miglio
di GIULIA MANCINELLI
SENIGALLIA L’Api dovrà
lavare la “macchia nera” sull’immagine turistica di
Senigallia. Dopo i bagnini, anche il Comune è pronto a
chiedere i danni al petrolichimico per lo sversamento di
catrame riversatosi anche sulla spiaggia di velluto.
Un’azione congiunta amministratori-operatori affinché la
città sia risarcita per i danni provocati all’immagine e
anche al litorale in pieno test pasquale e alla vigilia
dell’estate. E’ il risvolto al termine del confronto
“informale” avvenuto ieri mattina tra l’assessore alla
qualità urbana Maurizio Mangialardi e le associazioni di
categoria degli operatori di spiaggia. «La posizione del
Comune nei confronti della raffineria è rigorosa - dice
Mangialardi-. L’Api dovrà rispondere del danno subito da
Senigallia, sia a livello di immagine che sul piano pratico,
per lo sversamento di idrocarburi in mare: al petrolchimico
vanno addebitati tutti i risvolti negativi che coinvolgono
la città nel suo insieme e anche gli operatori della
spiaggia, gli albergatori, gli operatori turistici e anche i
pescatori». Un atteggiamento duplice, quello tenuto dal
Comune di Senigallia. Rassicurante rispetto al ripristino
della “normalità” sull’arenile ma fermo e severo nei
confronti dell’Api. «Ho avuto proprio oggi (ieri ndr) un
confronto con gli operatori della spiaggia perché vogliamo
un’azione comune sia per il ripristino dell’arenile che per
l’azione successiva da mettere in campo per il risarcimento
dei danni prodotti dall’Api - aggiunge Mangialardi-. Sul
piano operativo la situazione sull’arenile è sotto
controllo. Il divieto di balneazione e di pesca dei mitili
(ieri estesa ad altre specie ittiche fino ad un miglio ndr.)
emesso venerdì con un’ordinanza del sindaco è solo a scopo
precauzionale dato che non è stata riscontrata alcuna
tossicità del catrame spiaggiato, mentre è costante il
monitoraggio della spiaggia per rimuovere rapidamente
ulteriore materiale che potrebbe venire rigettato dal mare e
depositarsi sotto la sabbia o la ghiaia». Un ulteriore
danno, anche economico, riguarda gli inevitabili ritardi che
ora si verranno a creare nei tempi di preparazione della
spiaggia per la stagione estiva. Proprio in questi giorni
infatti era in fase di ultimazione la pulizia generale della
spiaggia, da parte del Comune, per la tradizionale
“consegna” ai bagnini entro la metà di aprile. «E’ chiaro
che quanto accaduto crea difficoltà per i ripascimenti e la
preparazione dell’arenile in vista della posa dei primi
ombrelloni - ammette Mangialardi - ma tutto sommato
l’incidente si è verificato in un periodo dell’anno in cui è
ancora possibile recuperare i tempi. Ben più grave sarebbe
stato se lo sversamento si fosse verificato in estate. Per
il ponte di Pasqua ad ogni modo la spiaggia è assolutamente
accessibile per le consuete attività all’aria aperta».
I DS : siamo
preoccupati
ANCONA La direzione
provinciale dei Ds della Federazione di Ancona riunitasi
oggi pomeriggio, esprime “preoccupazione” per l’incidente
ambientale verificatosi mercoledì scorso nella raffineria
Api. Lo riferisce un comunicato, nel quale si legge che,
secondo i Ds, il liquido fuoriuscito dagli avrebbe
“compromesso il litorale che va dalla raffineria stessa a
Senigallia, nei pressi della rotonda”. La direzione
provinciale esprime: forte preoccupazione per il ripetersi
di questi incidenti di varia natura e gravità“ e auspica che
l'incontro fissato per martedì 10 tra Regione, Provincia e
Comuni «chiarisca definitivamente se l’incidente poteva
essere evitato e, soprattutto, se esso deriva dalla mancata
osservanza delle prescrizioni che sono state alla base del
rinnovo della concessione del 2003». Qualora i danni fossero
riconducibili ad incuria di questo tipo, i Ds chiedono agli
enti preposti di «intervenire prontamente a tutela dei
territori»
La Raffineria,
massimo impegno per la pulizia «Le nostre squadre non
conosceranno le feste»
di M.P.C.
FALCONARA - Non si
fermeranno neppure a Pasqua le operazioni di recupero
dell’olio combustibile Atz che si è depositato da mercoledì
sul litorale, dopo lo sversamento in mare dalla linea 8
dell’Api. La sostanza altamente inquinante e melmosa è stata
spiaggiata dalle mareggiate fino a Senigallia, si parla di
un tratto di litorale lungo circa 25 chilometri. Dopo il
vertice con le autorità di venerdì, la raffineria conferma
la propria disponibilità a portare avanti la bonifica
dell’arenile anche durante la parentesi festiva, senza
soluzione di continuità e fino a che sarà necessario. «Le
modalità finora adottate dalla ditta specializzata
incaricata di effettuare le operazioni - spiega in una nota
ufficiale il polo petrolchimico di Falconara - sono state
valutate dagli enti competenti che condividendone l’impianto
generale in termini di organizzazione e tipologia di
interventi hanno indicato ulteriori misure tecniche alle
quali si sta già adeguando». Sulla scorta di quanto
accordato al tavolo istituzionale, la proprietà della
raffineria rinnova quindi la volontà di fornire «quotidiana
evidenza dei risultati delle attività svolte a tutte le
autorità e gli enti coinvolti con particolare riferimento a
quantitativi di prodotto recuperato e stoccato». E fino a
quando tutto il materiale nocivo non sarà rimosso resteranno
vigenti le ordinanze sindacali che vietano la balneazione e
la pesca lungo la costa e interdicono l’accesso in spiaggia
ai cittadini.
Grande
preoccupazione per le scogliere di Marina Cingolani: qui
l’inquinamento è peggio che altrove
di G.Giann.
MONTEMARCIANO - Il
divieto di accesso sulla spiaggia di Marina, fino a 15 metri
dalla riva, non frena il passeggio sul lungomare e gli
operai impegnati nella bonifica lavorano sotto gli occhi di
ciclisti e famiglie. «Dopo i divieti di balneazione e pesca,
estesi fino ad un miglio dalla costa, e l’ordinanza che
impone ad Api di eseguire le operazioni di recupero del
prodotto, abbiamo interdetto l’accesso per 15 metri sulla
battigia - spiega il sindaco Gerardo Cingolani -.
L’intenzione è di non intralciare le operazioni di bonifica
ed evitare che il materiale inquinato sia calpestato e
sparso per la spiaggia». E così per tutta la giornata gli
operai della Petroltecnica hanno lavorato indisturbati.
Decine di bidoni posizionati lungo l’arenile sembravano
segnalare il “limite invalicabile” e sono stati riempiti di
materiale inquinato nel corso della giornata. Massiccio
l’intervento sulle scogliere alle spalle della stazione
ferroviaria, dove una ventina di “tute bianche” hanno
operato ininterrottamente. «Siamo più preoccupati degli
altri - prosegue Cingolani - per la particolare
conformazione della nostra costa. Abbiamo diversi tipi di
spiagge e di scogliere. Una casistica che sicuramente
consentirà di sperimentare tutti i tipi di interventi
possibili, ma che aumenta le nostre difficoltà». Non solo.
«Abbiamo avvistato in mare una nuova chiazza e avvisato
immediatamente la Capitaneria» conclude Cingolani. |