RASSEGNA STAMPA 10.04.2007

 

MESSAGGERO
Catrame Api, un “buco nero” di due giorni

L’emergenza. Recuperati 400 chili di bitume sugli scogli, davanti alla Raffineria. Fondali inquinati: oggi ricerche dall’alto con un aereo speciale
Il tubo in avaria usato il 2 aprile, l’allarme lanciato il 4. Sos in ritardo? La Capitaneria indaga
Il vicesindaco di Falconara, Piccinini ieri ha perlustrato l’arenile: «Pronti a far causa al Petrolchimico come Senigallia»

di MARIA PAOLA CANCELLIERI

FALCONARA - C’è un buco di diverse ore nella ricostruzione dello sversamento in mare dell’olio combustibile dalla linea 8 dell’Api che tinge di giallo l’intera vicenda. Un grande punto interrogativo, a cui sta cercando risposta la Capitaneria di porto, titolare delle indagini. Nel pomeriggio del 2 aprile una nave cisterna proveniente da Ravenna ha caricato in rada per circa 7 ore, dalle 13 alle 20.15 il prodotto petrolifero dalla tubazione in acciaio, che collega direttamente la raffineria e il pontile. Il tubo della linea di movimentazione dell’Api è infatti utilizzato per pompare gli idrocarburi nelle navi cisterna. C’è da capire quando si sono aperte una o più piccole falle sul condotto che quel pomeriggio ha aspirato il prodotto dal polo petrolchimico al cargo. Fissare l’ora del guasto è fondamentale per conteggiare quanto liquido inquinante è finito in mare. Il tubo posto sotto sequestro dalla Capitaneria di Porto di Ancona presenta incrostazioni di catrame nella parte che correva sotto la strada. Si può ipotizzare che l’olio combustibile Azt sia finito lentamente in acqua sotto il pontile e che non sia stato avvistato prima della mattinata del 4 aprile, quando le mareggiate hanno disegnato una striscia nera e oleosa larga pochi centimetri ma lunga circa un chilometro, a 50 metri dalla battigia: la “macchia” avvistata dall’elicottero dei carabinieri. I periti incaricati dalla Procura dovranno chiarire i tempi intercorsi tra l’inizio dell’inquinamento e l’inizio dell’allarme. Altra incognita la quantità di prodotto liquido fuoriuscito, solidificato al contatto con l’acqua fredda e andato a fondo. Le operazioni di rimozione e stoccaggio del materiale depositato sugli scoglie del pontile Api, hanno già portato al recupero di 400 kg. circa di catrame al netto dei detriti. Stamattina la Capitaneria di Porto di Ancona, oltre a proseguire il monitoraggio da terra e mare dei chilometri di costa interessati dal fenomeno di inquinamento con battelli e sommozzatori, proseguirà le ricerche del materiale “sommerso”, mai interrotte durante le festività, con l’aiuto dell'Atr 42 della Guardia Costiera di Pescara che riperlustrerà la zona, dopo il passaggio di venerdì ma col mare alto. L'Atr dispone del Dedalus, apparecchiatura sofisticata che attraverso la telericezione delle differenze termiche dell’acqua è in grado di rilevare la presenza di bitume sul fondale. L’Arpam invece tornerà a prelevare campioni di acqua da analizzare. E se a Senigallia le operazioni di rimozione del catrame sono terminate, proseguono senza stop sul litorale di Falconara e Marina di Montemarciano. Ieri il vice sindaco di Falconara, Roberto Piccinini, ha effettuato un sopralluogo della zona incriminata e oggi alle 15.30 in Comune è convocato un nuovo tavolo istituzionale per fare il punto della situazione: «Il danno ambientale c’è stato, anche se non sappiamo di che entità. Ci sono quindi i presupposti per un'eventuale azione di risarcimento che Falconara potrebbe studiare in un'azione concertata con Senigallia e Montemarciano».

Il popolo della spiaggia tiene duro

di ALESSIA RUFFINI

FALCONARA – Test pasquale superato a pieni voti, una partenza turistica sprint per nulla intimidita dai divieti di balneazione, pesca ed interdizione al passaggio in battigia dopo lo sversamento Api. Migliaia di persone si sono riversate in spiaggia, passeggiando lungo la battigia e sostando negli stabilimenti già aperti. Il presidente del consorzio Falcomar, Gianluca Guazzarotti, dichiara: «Un debutto più che positivo, anche se minato dalle legittime preoccupazioni degli operatori balneari in merito allo sversamento di idrocarburi. Fatti come questi non dovrebbero verificarsi, e non solo per l’immagine della spiaggia, ma anche per gli onerosi investimenti che ogni stagione richiede, sia in termini di manutenzione che di rinnovo strutture». Walter Cremonesi, titolare dell’omonimo stabilimento guarda con fiducia all’ avvio di stagione e confessa: «Questa mattina ho passeggiato a lungo sulla battigia, non c’erano tracce di catrame sulla sabbia, né macchie vischiose sulla superficie del mare, anzi, l’acqua era chiara e limpida. I danni maggiori sono a carico del versante nord, da Villanova a Senigallia». Intanto, Roberto Giardinieri del Sottosopra, procrastina l’apertura dello chalet al 11 maggio, sperando che un mese sia sufficiente a ripristinare lo stato costiero. «Domani andremo a costatare possibili danni, con la speranza che le tempestive operazioni di bonifica, abbiano rimediato al peggio».

 
 
 
 
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