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Catrame Api, un “buco nero”
di due giorni
L’emergenza. Recuperati 400
chili di bitume sugli scogli, davanti alla Raffineria.
Fondali inquinati: oggi ricerche dall’alto con un aereo
speciale
Il tubo in avaria usato il 2 aprile, l’allarme lanciato il
4. Sos in ritardo? La Capitaneria indaga
Il vicesindaco di Falconara, Piccinini ieri ha perlustrato
l’arenile: «Pronti a far causa al Petrolchimico come
Senigallia»
di MARIA PAOLA CANCELLIERI
FALCONARA - C’è un buco di
diverse ore nella ricostruzione dello sversamento in mare
dell’olio combustibile dalla linea 8 dell’Api che tinge di
giallo l’intera vicenda. Un grande punto interrogativo, a
cui sta cercando risposta la Capitaneria di porto, titolare
delle indagini. Nel pomeriggio del 2 aprile una nave
cisterna proveniente da Ravenna ha caricato in rada per
circa 7 ore, dalle 13 alle 20.15 il prodotto petrolifero
dalla tubazione in acciaio, che collega direttamente la
raffineria e il pontile. Il tubo della linea di
movimentazione dell’Api è infatti utilizzato per pompare gli
idrocarburi nelle navi cisterna. C’è da capire quando si
sono aperte una o più piccole falle sul condotto che quel
pomeriggio ha aspirato il prodotto dal polo petrolchimico al
cargo. Fissare l’ora del guasto è fondamentale per
conteggiare quanto liquido inquinante è finito in mare. Il
tubo posto sotto sequestro dalla Capitaneria di Porto di
Ancona presenta incrostazioni di catrame nella parte che
correva sotto la strada. Si può ipotizzare che l’olio
combustibile Azt sia finito lentamente in acqua sotto il
pontile e che non sia stato avvistato prima della mattinata
del 4 aprile, quando le mareggiate hanno disegnato una
striscia nera e oleosa larga pochi centimetri ma lunga circa
un chilometro, a 50 metri dalla battigia: la “macchia”
avvistata dall’elicottero dei carabinieri. I periti
incaricati dalla Procura dovranno chiarire i tempi
intercorsi tra l’inizio dell’inquinamento e l’inizio
dell’allarme. Altra incognita la quantità di prodotto
liquido fuoriuscito, solidificato al contatto con l’acqua
fredda e andato a fondo. Le operazioni di rimozione e
stoccaggio del materiale depositato sugli scoglie del
pontile Api, hanno già portato al recupero di 400 kg. circa
di catrame al netto dei detriti. Stamattina la Capitaneria
di Porto di Ancona, oltre a proseguire il monitoraggio da
terra e mare dei chilometri di costa interessati dal
fenomeno di inquinamento con battelli e sommozzatori,
proseguirà le ricerche del materiale “sommerso”, mai
interrotte durante le festività, con l’aiuto dell'Atr 42
della Guardia Costiera di Pescara che riperlustrerà la zona,
dopo il passaggio di venerdì ma col mare alto. L'Atr dispone
del Dedalus, apparecchiatura sofisticata che attraverso la
telericezione delle differenze termiche dell’acqua è in
grado di rilevare la presenza di bitume sul fondale. L’Arpam
invece tornerà a prelevare campioni di acqua da analizzare.
E se a Senigallia le operazioni di rimozione del catrame
sono terminate, proseguono senza stop sul litorale di
Falconara e Marina di Montemarciano. Ieri il vice sindaco di
Falconara, Roberto Piccinini, ha effettuato un sopralluogo
della zona incriminata e oggi alle 15.30 in Comune è
convocato un nuovo tavolo istituzionale per fare il punto
della situazione: «Il danno ambientale c’è stato, anche se
non sappiamo di che entità. Ci sono quindi i presupposti per
un'eventuale azione di risarcimento che Falconara potrebbe
studiare in un'azione concertata con Senigallia e
Montemarciano».
Il popolo
della spiaggia tiene duro
di ALESSIA RUFFINI
FALCONARA – Test pasquale
superato a pieni voti, una partenza turistica sprint per
nulla intimidita dai divieti di balneazione, pesca ed
interdizione al passaggio in battigia dopo lo sversamento
Api. Migliaia di persone si sono riversate in spiaggia,
passeggiando lungo la battigia e sostando negli stabilimenti
già aperti. Il presidente del consorzio Falcomar, Gianluca
Guazzarotti, dichiara: «Un debutto più che positivo, anche
se minato dalle legittime preoccupazioni degli operatori
balneari in merito allo sversamento di idrocarburi. Fatti
come questi non dovrebbero verificarsi, e non solo per
l’immagine della spiaggia, ma anche per gli onerosi
investimenti che ogni stagione richiede, sia in termini di
manutenzione che di rinnovo strutture». Walter Cremonesi,
titolare dell’omonimo stabilimento guarda con fiducia all’
avvio di stagione e confessa: «Questa mattina ho passeggiato
a lungo sulla battigia, non c’erano tracce di catrame sulla
sabbia, né macchie vischiose sulla superficie del mare,
anzi, l’acqua era chiara e limpida. I danni maggiori sono a
carico del versante nord, da Villanova a Senigallia».
Intanto, Roberto Giardinieri del Sottosopra, procrastina
l’apertura dello chalet al 11 maggio, sperando che un mese
sia sufficiente a ripristinare lo stato costiero. «Domani
andremo a costatare possibili danni, con la speranza che le
tempestive operazioni di bonifica, abbiano rimediato al
peggio». |