RASSEGNA STAMPA 12.04.2007

 

MESSAGGERO
“Allarme in ritardo”, i Comuni denunciano l’Api

L’emergenza. Il rapporto dei Carabinieri del Noe in Procura. Ipotesi di reato: violazione della legge Seveso, danneggiamento e disastro
Catrame: le pale non bastano, verso la rimozione della striscia di sabbia più inquinata
La Regione invia una delegazione sulla spiaggia, il 14 protesta dei comitati

di GIUSEPPE GIANNINI

FALCONARA - I Carabinieri del Noe confermano che lo sversamento di olio combustibile ad alto tenore di zolfo dal pontile Api risale al 2 aprile e il sindaco Riccardo Recanatini annuncia un’azione legale congiunta dei comuni di Falconara, Montemarciano e Senigallia per «intempestiva comunicazione». Non solo: «Lo sversamento è stato individuato la mattina del 4 aprile, ma solo nel pomeriggio ci è arrivata la comunicazione» spiega Recanatini. Intanto, dopo la richiesta dell’intervento delle ruspe, l'Arpam «ha sollecitato una più intensa attività di ripristino dei luoghi, con l’eventuale rimozione del terreno nei tratti più compromessi e un successivo ripascimento» per le spiagge di Rocca Mare e Marina, le più colpite. Il timore dei primi cittadini è di farsi trovare impreparati per l’avvio della stagione balneare, ma nonostante anche l’Arpam pigi sull’acceleratore le ruspe non arriveranno. «L’intervento di ripascimento si riferisce ad un area limitata: una lingua di spiaggia lunga 100 metri, larga 2,5 metri e profonda 30 centimetri - spiega Tiziana Chieruzzi dell’Icram -. L’intenzione è di eliminare la ghiaia imbrattata e sostituirla con ghiaia pulita che resti a protezione della spiaggia. Possibilmente eseguiremo a mano questi interventi ed eventualmente i mezzi meccanici saranno utilizzati solo per rimuovere il primo strato di materiale inquinato». Nel frattempo si lavora ancora per tamponare l’emergenza. Nonostante infatti siano oltre 1.500 i fusti di materiale inquinato rastrellato sull’arenile e circa una tonnellata la quantità di prodotto bituminoso recuperato dai subacquei impegnati nelle operazioni sul fondale (solo martedì ne sono stati recuperati 450 chilogrammi), l’Arpam conferma la “piena emergenza”. E mentre le 90 tute bianche della Petroltecnica proseguono ininterrottamente le operazioni di bonifica con “secchiello e paletta”, i sub della Capitaneria di porto si avvalgono del sistema Sorbona per aspirare e raccogliere, nei filtri del “maxi-aspirapolvere subacqueo”, il prodotto imbrigliato nelle scogliere. Le unità navali "pescano" con le panne le particelle di olio sospese nell'acqua e l'Icram continua le ricognizioni del fondale alla caccia di altre sacche di prodotto. Le stime Api avevano già suscitato perplessità in politici e tecnici che hanno partecipato ai summit falconaresi. Dubbi che sembrano confortati dalle deduzioni dei carabinieri del Noe, che stanno cercando di ricostruire nel dettaglio l'accaduto, e fanno risalire all'ultima operazione di carico (il 2 aprile appunto) l'incidente che non sarebbe potuto verificarsi in assenza di pressione nei tubi. Ampio anche il raggio delle ipotesi di reato avanzate nei confronti della raffineria Api, ma non ci sono ancora indagati nel rapporto consegnato al magistrato. Dalla violazione della legge Seveso (la direttiva europea per le industrie passibili di incidenti rilevanti), al danneggiamento, fino addirittura al disastro. Intanto una delegazione del consiglio Regionale ha fatto un sopralluogo lungo il litorale rimarcando “l'incompatibilità dell'Api con il territorio circostante”. E contro il "distastro ambientale causato dall'Api", si mobilitano anche i Comitati Cittadini, che manifesteranno a Falconara il 14 aprile.

 
 
 
 
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