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“Allarme in ritardo”, i
Comuni denunciano l’Api
L’emergenza. Il rapporto dei
Carabinieri del Noe in Procura. Ipotesi di reato: violazione
della legge Seveso, danneggiamento e disastro
Catrame: le pale non bastano, verso la rimozione della
striscia di sabbia più inquinata
La Regione invia una delegazione sulla spiaggia, il 14
protesta dei comitati
di GIUSEPPE GIANNINI
FALCONARA - I Carabinieri del
Noe confermano che lo sversamento di olio combustibile ad
alto tenore di zolfo dal pontile Api risale al 2 aprile e il
sindaco Riccardo Recanatini annuncia un’azione legale
congiunta dei comuni di Falconara, Montemarciano e
Senigallia per «intempestiva comunicazione». Non solo: «Lo
sversamento è stato individuato la mattina del 4 aprile, ma
solo nel pomeriggio ci è arrivata la comunicazione» spiega
Recanatini. Intanto, dopo la richiesta dell’intervento delle
ruspe, l'Arpam «ha sollecitato una più intensa attività di
ripristino dei luoghi, con l’eventuale rimozione del terreno
nei tratti più compromessi e un successivo ripascimento» per
le spiagge di Rocca Mare e Marina, le più colpite. Il timore
dei primi cittadini è di farsi trovare impreparati per
l’avvio della stagione balneare, ma nonostante anche l’Arpam
pigi sull’acceleratore le ruspe non arriveranno.
«L’intervento di ripascimento si riferisce ad un area
limitata: una lingua di spiaggia lunga 100 metri, larga 2,5
metri e profonda 30 centimetri - spiega Tiziana Chieruzzi
dell’Icram -. L’intenzione è di eliminare la ghiaia
imbrattata e sostituirla con ghiaia pulita che resti a
protezione della spiaggia. Possibilmente eseguiremo a mano
questi interventi ed eventualmente i mezzi meccanici saranno
utilizzati solo per rimuovere il primo strato di materiale
inquinato». Nel frattempo si lavora ancora per tamponare
l’emergenza. Nonostante infatti siano oltre 1.500 i fusti di
materiale inquinato rastrellato sull’arenile e circa una
tonnellata la quantità di prodotto bituminoso recuperato dai
subacquei impegnati nelle operazioni sul fondale (solo
martedì ne sono stati recuperati 450 chilogrammi), l’Arpam
conferma la “piena emergenza”. E mentre le 90 tute bianche
della Petroltecnica proseguono ininterrottamente le
operazioni di bonifica con “secchiello e paletta”, i sub
della Capitaneria di porto si avvalgono del sistema Sorbona
per aspirare e raccogliere, nei filtri del
“maxi-aspirapolvere subacqueo”, il prodotto imbrigliato
nelle scogliere. Le unità navali "pescano" con le panne le
particelle di olio sospese nell'acqua e l'Icram continua le
ricognizioni del fondale alla caccia di altre sacche di
prodotto. Le stime Api avevano già suscitato perplessità in
politici e tecnici che hanno partecipato ai summit
falconaresi. Dubbi che sembrano confortati dalle deduzioni
dei carabinieri del Noe, che stanno cercando di ricostruire
nel dettaglio l'accaduto, e fanno risalire all'ultima
operazione di carico (il 2 aprile appunto) l'incidente che
non sarebbe potuto verificarsi in assenza di pressione nei
tubi. Ampio anche il raggio delle ipotesi di reato avanzate
nei confronti della raffineria Api, ma non ci sono ancora
indagati nel rapporto consegnato al magistrato. Dalla
violazione della legge Seveso (la direttiva europea per le
industrie passibili di incidenti rilevanti), al
danneggiamento, fino addirittura al disastro. Intanto una
delegazione del consiglio Regionale ha fatto un sopralluogo
lungo il litorale rimarcando “l'incompatibilità dell'Api con
il territorio circostante”. E contro il "distastro
ambientale causato dall'Api", si mobilitano anche i Comitati
Cittadini, che manifesteranno a Falconara il 14 aprile. |