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A
commento della importante e partecipata giornata di mobilitazione della società
civile del 21 Aprile richiamiamo l’attenzione su due aspetti in particolare:
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il
documento elaborato da alcuni biologi che collaborano con i Comitati e i
Centri Sociali e che pubblichiamo evidenzia che per i pesci, anche quelli che
vivono al largo del miglio di interdizione della pesca “il periodo di
maggiore attività riproduttiva è la primavera. Riferendo i periodi
riproduttivi anche a ciascun mese dell’anno il mese di maggio è quello che ne
ha in maggior numero (…) si avvicinano alla costa -alcuni nel momento
riproduttivo- e pertanto potrebbero comunque subire un danno in seguito a
sversamenti di sostanze nocive)”.
Questo ci convince ancora di più circa l’opportunità che dovesse essere
dichiarato lo stato di emergenza locale in virtù dell’art. 11 della Legge
n° 979 del 31/12/1982!
La Capitaneria di Porto di Ancona non ha ritenuto di dichiararlo nonostante
lo sversamento fosse coinciso con condizioni proibitive del mare, nonostante
fosse avvenuto in un’area già individuata dal Ministero dell’Ambiente come
Sito inquinato di interesse nazionale ed Area ad Alto Rischio di Crisi
Ambientale, nonostante il pericolo concreto per un intero comparto economico
(turismo – pesca – balneazione) che basa le sue legittime aspettative sulla
salubrità del mare e delle spiagge.
E’ nostro parere che la dichiarazione dello stato di emergenza locale avrebbe
garantito una maggiore quantità di mezzi e uomini per una veloce mappatura e
bonifica dei fondali e degli arenili e, dunque, per un ritorno alla
“normalità” almeno per le centinaia di imprese del turismo e della pesca che
operano negli oltre 20 Km di costa contaminati dal nocivo olio combustibile ad
alto tenore di zolfo sversato dalla conduttura di carico della raffineria API.
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Il
secondo aspetto riguarda una rivendicazione/proposta forte, innovativa e non
eludibile che è nata dall’interno di un soggetto civile e politico che va
dalle associazioni, centri sociali e comitati ambientalisti e che ha visto il
grande interesse delle organizzazioni di categoria del comparto del mare e del
turismo: partecipare concretamente alla definizione del futuro del
territorio in cui si vive e si opera con le proprie attività poiché il fine
della salvaguardia della sua salubrità non può più essere lasciata in mano
soltanto alla trattativa tra la Regione Marche e la proprietà della raffineria
API, cioè la più pericolosa attività economica per tutti gli altri comparti
economici che rispetto all’API rappresentano un eccellenza per numero di
addetti, redistribuzione della ricchezza, garanzia occupazionale e
compatibilità ambientale!
Questo ennesimo incidente avvenuto presso la raffineria API dopo il rinnovo
della concessione – il secondo grave incidente insieme all’incendio dell’8
Settembre 2004 che costò la vita ad un autotrasportatore, il ferimento di altri
tre e lo sversamento in mare di tonnellate di bitume – evidenzia il fallimento
del Decreto regionale di concessione che va immediatamente riscritto alla luce
anche del reiterato (2004 e 2005) superamento dei limiti imposti per le
emissioni degli Ossidi di azoto.
Infine, per quanto argomentato sopra, riteniamo inadeguato ed anacronistico il
Protocollo di intesa sottoscritto dalla Regione Marche e dalla proprietà API e
pretenderemo l’anullamento dello stesso e la formulazione partecipata di un
Patto Energetico Economico Ambientalmente Sostenibile!
COMITATO 25 AGOSTO
COMITATO DEL QUARTIERE VILLANOVA
COMITATO DEL QUARTIERE FIUMESINO
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