RASSEGNA STAMPA 03.04.2005

 

CORRIERE ADRIATICO
Summit su via Italia, residenti mobilitati

Continua la protesta. Nel mirino anche il dosso che è troppo alto e pericoloso per le moto

di CHIARA GIACOBELLI

FALCONARA - Domani sarà forse la giornata decisiva per via Italia. Dopo mesi di polemiche, proteste, lamentele e tentativi di comunicazione con l’amministrazione comunale, nel pomeriggio di domani si terrà una riunione alla quale parteciperanno alcuni residenti della via, il comandante Cipolletti, l’Assessore Api ed il Sindaco Carletti. Scopo dell’incontro sarà, a detta dei cittadini, la discussione in merito ai sensi di marcia non soltanto in via Italia, ma anche nei dintorni. Verranno presi in esami anche i dossi, le rotatorie, i marciapiedi e le potenziali panchine che il tratto di strada dovrebbe accogliere fra breve. In particolare, suscita una certa contrarietà l’ultimo dosso della via, provenendo dal centro e proseguendo verso Ancona. Esso infatti sembra essere più alto rispetto agli altri, tanto da causare un movimento troppo accentuato anche per le vetture che procedono a rilento. “Si fa facilmente caso alla differenza di questo dosso rispetto agli altri – commenta Mario Corinto – specie se si transita in macchina”. Probabilmente il rumore secco generato dalle ruote che attraversano le strisce pedonali in rilievo non è tanto dato dall’altezza del dosso – sicuramente in regola con la legge – quanto piuttosto da una minore smussatura ai lati in confronto agli ostacoli precedenti. Ma lo stesso dosso fa discutere anche per la sua posizione scomoda: “E’ inutile perché collocato proprio prima della rotatoria, che già di per sé implica un rallentamento, ed oltretutto in coincidenza di un segnale di dare la precedenza” continua il signor Corinto. Ma le polemiche non si limitano all’ultimo dosso della via: “Se questi accorgimenti servono per diminuire la velocità ben venga, ma sono decisamente troppi. Ne sarebbero bastati un paio – sostiene Erika Manoni – ma il semplice senso unico avrebbe già risolto il problema della viabilità”. A far discutere sono anche i dossi posizionati davanti alle scuole medie Ferraris, che si presentano in un tratto in salita difficilmente percorribile. “L’insieme dei lavori compiuti è vergognoso ed ostacola ancora di più il passaggio delle auto” sostiene Raffaella Serrani, residente di via Italia. Mentre Italo Montecchiani conclude: “Che siano almeno ben segnalati, altrimenti si rischiano danni seri alle auto”.

 
MESSAGGERO
Caro-gasolio, la Cgia sceglie la linea dura: protesta davanti all’Api

La Confartigianato trasporti ha deciso una giornata di protesta per sabato 16 aprile contro il caro gasolio con un presidio davanti alla raffineria Api di Falconara e un corteo per le vie della città di Ancona. «E’ la prima manifestazione - si legge in un comunicato - che potrebbe essere seguita da iniziative più pesanti per affrontare concretamente l’aumento dei costi di esercizio ed in particolare il costo dei carburanti». Caro-gasolio che, secondo una stima Cgia Trasproti, per il solo autotrasporto comporterà «un aumento della spesa di diversi miliardi, rispetto ai 30 miliardi dell’anno scorso. Al quale si aggiunge quello dei cittadini e di tutte le altre categorie che usano i mezzi per lavorare. L’aumento è ingiustificato - ha aggiunto Carmine Beccaceci, presidente regionale Cgia Trasporti - anche in considerazione che allo stesso prezzo della materia prima di agosto oggi il prezzo alla pompa è più alto di 0,075 cent».

Fondi per gli eco-campeggi

Settantamila euro di contributo regionale per un nuovo progetto a favore del turismo. Ne beneficeranno i Comuni di Senigallia e Montemarciano, oltre a quello di Falconara ed al Sistema Turistico Locale “Misa-Esino-Frasassi”. Il contributo concerne il progetto “Turismodec”, che mira alla riqualificazione e riduzione dell’impatto ambientale delle attività turistiche all’aria aperta, individuando nuovi siti per campeggi ed aree di sosta per i camper.

 
LA SICILIA
Chimica in crisi: «terremoto» politico Priolo.

La Noè «attacca» Granata. Progetto Erg ancora fermo. Chiesto l'intervento di Cuffaro. Mercoledì vertice a Roma

di salvatore maiorca

Siracusa. Contro le dismissioni nel polo petrolchimico siracusano Cgil, Cisl e Uil scrivono al presidente della Regione, Totò Cuffaro, con la «formale richiesta di assumere direttamente l'iniziativa». E intanto su questa vicenda il mondo politico, anziché far quadrato, si divide. Per il «caso Erg» si va al ministero dell'Ambiente, mercoledì, alla ricerca di una soluzione per il progetto delle interconnessioni tra Erg raffineria nord (ex Agip) ed Erg raffineria sud (ex Isab). Il «caso Erg» è ormai al bivio, come ha affermato il presidente del gruppo Erg, Edoardo Garrone: o arrivano le autorizzazioni per le interconnessioni, alle quali sono legati anche gli interventi di manutenzione straordinaria nell'area, o si chiude tutta la raffineria ex Agip. E un migliaio di posti di lavoro si cancella. Manca ancora l'autorizzazione del Comune di Priolo, il quale aspettava la consulenza di una società incaricata. La consulenza è arrivata. Ed è favorevole al progetto, salvo la richiesta di qualche accorgimento ulteriore per la tutela della sicurezza e dell'ambiente. Questo parere sarà portato mercoledì al ministero. Un altro contenzioso si è aperto sulla proprietà dei terreni che gli oleodotti dovranno attraversare. E la Erg ribadisce che il tracciato, in forza di un atto di concessione demaniale, è previsto «sulla fascia consortile del vigente piano regolatore Asi, recepito dal Comune di Priolo negli anni scorsi». All'incontro di Roma, con il coordinatore del Comitato per l'occupazione presso la presidenza del Consiglio, Gianfranco Borghini, e con i vertici di Syndial e Dow, c'era soltanto il senatore diessino Antonio Rotondo. E il giorno dopo a criticare l'assenza dell'assessore regionale dell'Industria, Marina Noè, è il suo collega di partito e deputato regionale dell'Udc Iano Sbona. Ma la Noè precisa: «Impegni di governo mi hanno impedito di partecipare. Convocherò un incontro a Siracusa, subito dopo Pasqua. E in quella sede ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità». Marina Noè contesta le decisioni di chiusura prese da Syndial e Dow. Ma contesta anche il suo collega Fabio Granata, che vorrebbe «una pausa di riflessione» dopo due anni di attesa sul progetto Erg e dopo che la Soprintendenza di Siracusa, come gli altri enti, ha espresso parere favorevole. «Non può uno svegliarsi una mattina – afferma la Noè – e dire “fermi tutti”. Non si può bloccare in sede politica procedure amministrative. Le istituzioni locali, da parte loro, debbono anch'esse compiere le proprie scelte». Critiche al governo vengono dal senatore Rotondo e dal deputato regionale ds Roberto De Benedictis. Una interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro delle Attività produttive è stata presentata dal deputato della Margherita Giovanni Burtone. Il ministro Stefania Prestigiacomo invece, richiesta di una precisazione in margine al congresso provinciale di Forza Italia, ha affermato che «Syndial e Dow non possono che chiudere per la obsolescenza delle loro produzioni».

 
GIORNALE DI SICILIA
Milazzo, le industrie inquinano la città Il Codacons: "Chiedete il risarcimento"

Le associazioni dei consumatori invitano i cittadini a rivolgersi ai giudici dopo la condanna della Raffineria Mediterranea per violazione delle norme ambientali

di Angela Calderone

MILAZZO. (acal) I cittadini del comprensorio di Milazzo potranno chiedere il risarcimento dei danni subiti a causa delle industrie presenti nella zona. A sostenerlo sono gli avvocati del Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dei consumatori, dopo quello che viene considerato un valido precedente: la sentenza del 10 novembre dello scorso anno con la quale il giudice monocratico del Tribunale di Milazzo, Giuseppe Martello, ha condannato quattro dirigenti della Raffineria Mediterranea accusati di aver violato le norme ambientali nel periodo compreso tra gennaio del 1999 e maggio del 2002. E' stato stabilito, inoltre, il risarcimento del danno in favore di quindici cittadini e dell'associazione ambientalista Tsc che si sono costituiti parte civile. Della condanna e delle motivazioni della sentenza, rese note a febbraio del 2005, si è parlato nel corso di un'assemblea pubblica che si è svolta nel salone parrocchiale di Pace del Mela. Tra i relatori l'avvocato Giuseppe Salvo, responsabile zonale del Codacons, e l'avvocato Antonio Cardile, responsabile provinciale. "Sono quattro i danni risarcibili derivati dall'inquinamento - ha spiegato l'avvocato Salvo -. Il danno alla salute consiste nella menomazione all'integrità psico-fisica conseguente a patologie causate direttamente dall'inquinamento, come le malattie respiratorie e i tumori. In questo caso il giudice di Milazzo non ha liquidato i danni generati da malattie direttamente connesse ai reati per i quali sono stati condannati i dirigenti della Raffineria perché‚ nessun interessato ne ha fatto richiesta. I danni alle cose si possono distinguere, invece, in danni alle cose mobili e immobili. In entrambi i casi devono essere prodotti direttamente dall'inquinamento come nelle ipotesi di una ricaduta di polveri o ceneri provenienti dalle ciminiere o del versamento di sostanze tossiche nei pozzi o sul suolo". L'avvocato Cardile si è soffermato sugli altri due tipi di danno. "Sofferenze e patema intimo costituiscono il danno morale. Quello esistenziale è dato dalle alterazioni al normale benessere fisico e psichico che derivano dalle condizionamenti che l'inquinamento impone alle consuete attività della vita quotidiana"

 
GIORNALE DI VICENZA
Mincato: «Energia, il futuro sarà nel riciclo»

Ma l’amministratore delegato dell’Eni boccia l’idrogeno come alternativa: «È troppo costoso». Incontro voluto dal Lions club in collaborazione con le associazioni degli Industriali di Schio, Thiene e Valdagno

di Paolo Terragin

Energie alternative: un sogno o una realtà? Una concreta alternativa per migliorare la qualità dell’ambiente o un risultato ancora più dispendioso da ottenere del vecchio e buon petrolio? Queste e altre le domande che ha affrontato l’amministratore delegato dell’Eni, lo scledense Vittorio Mincato in un incontro oganizzato dal Lions club in collaborazione con le associazioni degli Industriali di Schio, Thiene e Valdagno. Mincato è stato presentato al pubblico dal presidente del Lions international scledese come l’unico italiano inserito nella classifica dei 30 ceo, vale a dire degli amministratori delegati più rispettati al mondo secondo la rivista americana Barron’s. Poi si è passati ad esaminare la situazione attuale delle fonti energetiche e i prossimi scenari, con le possibili alternative al petrolio. Mincato ha quindi passato in rassegna i motivi che porterebbero all’uso delle cosiddette energie alternative. Il primo è per il prezzo attuale del petrolio. Il futuro non è migliore considerato che una banca economica americana ha quantificato il costo nel prossimo futuro anche 100 dollari al barile contro gli attuali 55 dollari. Il secondo motivo riguarda la rinnovabilità delle fonti di energie fossili: «Sappiamo tutti che per produrre queste fonti di energia la natura ha impiegato milioni di anni - ha detto Mincato - e sicuramente noi non vivremo per milioni di anni. Cosa faremo quando queste fonti si esauriranno?». «Sicuramente - ha proseguito - i calcoli attuali sono più ottimistici, purchè i consumi non aumentino con il ritmo con cui sono aumentati in questi ultimi anni». Il terzo motivo va ricercato nell'inquinamento: il recente trattato di Kyoto ha imposto dei limiti nell'immissione di gas nell'atmosfera. «Il carbone, il petrolio e il gas metano producono biossido di carbonio una delle cause dell'effetto serra», ha sottolineato Mincato. Sulle fonti alternative al petrolio Vittorio Mincato non ha dubbi: «Le energie alternative sono un ottimo cavallo di battaglia politico, ma si tratta di quantità di energia talmente marginali rispetto ai fabbisogni che, ancorché si facessero progressi enormi sia nella tecnologia che nei costi, alla fine non ci sarebbe un risultato che soddisfi la richiesta. E mi riferisco all'energia eolica, energia solare, delle biomasse e naturalmente del nucleare». Bocciato anche l’idrogeno. «È vero che si trova nell'acqua, ma estrarre idrogeno dall'acqua si impiega più energia di quanto si possa poi ricavare. Il modo più semplice per estrarre l'idrogeno è quello dal metano (CH4) ovvero il doppio esistente nell'acqua, ma il metano è una fonte fossile e quindi rimangono gli stessi problemi». In conclusione Mincato si è soffermato su quello che l'Eni sta sfruttando, e cioè quella energia passiva che è sempre stata persa ma che ora con la tecnologia e la ricerca si può recuperare per produrre altra energia. Come i gas in torcia, residui della lavorazione del petrolio, che opportunamente "purificati" possono essere trasformati in combustibile per centrali elettriche, o la ricerca e lo sviluppo per nuove tecniche di raffineria e di estrazione del petrolio.

 
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