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CORRIERE ADRIATICO |
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Summit su via Italia,
residenti mobilitati
Continua la protesta. Nel
mirino anche il dosso che è troppo alto e pericoloso per le
moto
di CHIARA GIACOBELLI
FALCONARA - Domani sarà forse
la giornata decisiva per via Italia. Dopo mesi di polemiche,
proteste, lamentele e tentativi di comunicazione con
l’amministrazione comunale, nel pomeriggio di domani si
terrà una riunione alla quale parteciperanno alcuni
residenti della via, il comandante Cipolletti, l’Assessore
Api ed il Sindaco Carletti. Scopo dell’incontro sarà, a
detta dei cittadini, la discussione in merito ai sensi di
marcia non soltanto in via Italia, ma anche nei dintorni.
Verranno presi in esami anche i dossi, le rotatorie, i
marciapiedi e le potenziali panchine che il tratto di strada
dovrebbe accogliere fra breve. In particolare, suscita una
certa contrarietà l’ultimo dosso della via, provenendo dal
centro e proseguendo verso Ancona. Esso infatti sembra
essere più alto rispetto agli altri, tanto da causare un
movimento troppo accentuato anche per le vetture che
procedono a rilento. “Si fa facilmente caso alla differenza
di questo dosso rispetto agli altri – commenta Mario Corinto
– specie se si transita in macchina”. Probabilmente il
rumore secco generato dalle ruote che attraversano le
strisce pedonali in rilievo non è tanto dato dall’altezza
del dosso – sicuramente in regola con la legge – quanto
piuttosto da una minore smussatura ai lati in confronto agli
ostacoli precedenti. Ma lo stesso dosso fa discutere anche
per la sua posizione scomoda: “E’ inutile perché collocato
proprio prima della rotatoria, che già di per sé implica un
rallentamento, ed oltretutto in coincidenza di un segnale di
dare la precedenza” continua il signor Corinto. Ma le
polemiche non si limitano all’ultimo dosso della via: “Se
questi accorgimenti servono per diminuire la velocità ben
venga, ma sono decisamente troppi. Ne sarebbero bastati un
paio – sostiene Erika Manoni – ma il semplice senso unico
avrebbe già risolto il problema della viabilità”. A far
discutere sono anche i dossi posizionati davanti alle scuole
medie Ferraris, che si presentano in un tratto in salita
difficilmente percorribile. “L’insieme dei lavori compiuti è
vergognoso ed ostacola ancora di più il passaggio delle
auto” sostiene Raffaella Serrani, residente di via Italia.
Mentre Italo Montecchiani conclude: “Che siano almeno ben
segnalati, altrimenti si rischiano danni seri alle auto”.
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MESSAGGERO |
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Caro-gasolio, la Cgia sceglie
la linea dura: protesta davanti all’Api
La Confartigianato trasporti
ha deciso una giornata di protesta per sabato 16 aprile
contro il caro gasolio con un presidio davanti alla
raffineria Api di Falconara e un corteo per le vie della
città di Ancona. «E’ la prima manifestazione - si legge in
un comunicato - che potrebbe essere seguita da iniziative
più pesanti per affrontare concretamente l’aumento dei costi
di esercizio ed in particolare il costo dei carburanti».
Caro-gasolio che, secondo una stima Cgia Trasproti, per il
solo autotrasporto comporterà «un aumento della spesa di
diversi miliardi, rispetto ai 30 miliardi dell’anno scorso.
Al quale si aggiunge quello dei cittadini e di tutte le
altre categorie che usano i mezzi per lavorare. L’aumento è
ingiustificato - ha aggiunto Carmine Beccaceci, presidente
regionale Cgia Trasporti - anche in considerazione che allo
stesso prezzo della materia prima di agosto oggi il prezzo
alla pompa è più alto di 0,075 cent».
Fondi per gli eco-campeggi
Settantamila euro di
contributo regionale per un nuovo progetto a favore del
turismo. Ne beneficeranno i Comuni di Senigallia e
Montemarciano, oltre a quello di Falconara ed al Sistema
Turistico Locale “Misa-Esino-Frasassi”. Il contributo
concerne il progetto “Turismodec”, che mira alla
riqualificazione e riduzione dell’impatto ambientale delle
attività turistiche all’aria aperta, individuando nuovi siti
per campeggi ed aree di sosta per i camper. |
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LA SICILIA |
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Chimica in crisi: «terremoto»
politico Priolo.
La Noè «attacca» Granata.
Progetto Erg ancora fermo. Chiesto l'intervento di Cuffaro.
Mercoledì vertice a Roma
di salvatore maiorca
Siracusa. Contro le
dismissioni nel polo petrolchimico siracusano Cgil, Cisl e
Uil scrivono al presidente della Regione, Totò Cuffaro, con
la «formale richiesta di assumere direttamente
l'iniziativa». E intanto su questa vicenda il mondo
politico, anziché far quadrato, si divide. Per il «caso Erg»
si va al ministero dell'Ambiente, mercoledì, alla ricerca di
una soluzione per il progetto delle interconnessioni tra Erg
raffineria nord (ex Agip) ed Erg raffineria sud (ex Isab).
Il «caso Erg» è ormai al bivio, come ha affermato il
presidente del gruppo Erg, Edoardo Garrone: o arrivano le
autorizzazioni per le interconnessioni, alle quali sono
legati anche gli interventi di manutenzione straordinaria
nell'area, o si chiude tutta la raffineria ex Agip. E un
migliaio di posti di lavoro si cancella. Manca ancora
l'autorizzazione del Comune di Priolo, il quale aspettava la
consulenza di una società incaricata. La consulenza è
arrivata. Ed è favorevole al progetto, salvo la richiesta di
qualche accorgimento ulteriore per la tutela della sicurezza
e dell'ambiente. Questo parere sarà portato mercoledì al
ministero. Un altro contenzioso si è aperto sulla proprietà
dei terreni che gli oleodotti dovranno attraversare. E la
Erg ribadisce che il tracciato, in forza di un atto di
concessione demaniale, è previsto «sulla fascia consortile
del vigente piano regolatore Asi, recepito dal Comune di
Priolo negli anni scorsi». All'incontro di Roma, con il
coordinatore del Comitato per l'occupazione presso la
presidenza del Consiglio, Gianfranco Borghini, e con i
vertici di Syndial e Dow, c'era soltanto il senatore
diessino Antonio Rotondo. E il giorno dopo a criticare
l'assenza dell'assessore regionale dell'Industria, Marina
Noè, è il suo collega di partito e deputato regionale dell'Udc
Iano Sbona. Ma la Noè precisa: «Impegni di governo mi hanno
impedito di partecipare. Convocherò un incontro a Siracusa,
subito dopo Pasqua. E in quella sede ognuno dovrà assumersi
le proprie responsabilità». Marina Noè contesta le decisioni
di chiusura prese da Syndial e Dow. Ma contesta anche il suo
collega Fabio Granata, che vorrebbe «una pausa di
riflessione» dopo due anni di attesa sul progetto Erg e dopo
che la Soprintendenza di Siracusa, come gli altri enti, ha
espresso parere favorevole. «Non può uno svegliarsi una
mattina – afferma la Noè – e dire “fermi tutti”. Non si può
bloccare in sede politica procedure amministrative. Le
istituzioni locali, da parte loro, debbono anch'esse
compiere le proprie scelte». Critiche al governo vengono dal
senatore Rotondo e dal deputato regionale ds Roberto De
Benedictis. Una interrogazione al presidente del Consiglio e
al ministro delle Attività produttive è stata presentata dal
deputato della Margherita Giovanni Burtone. Il ministro
Stefania Prestigiacomo invece, richiesta di una precisazione
in margine al congresso provinciale di Forza Italia, ha
affermato che «Syndial e Dow non possono che chiudere per la
obsolescenza delle loro produzioni». |
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GIORNALE DI SICILIA |
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Milazzo, le industrie
inquinano la città Il Codacons: "Chiedete il risarcimento"
Le associazioni dei
consumatori invitano i cittadini a rivolgersi ai giudici
dopo la condanna della Raffineria Mediterranea per
violazione delle norme ambientali
di Angela Calderone
MILAZZO. (acal) I cittadini
del comprensorio di Milazzo potranno chiedere il
risarcimento dei danni subiti a causa delle industrie
presenti nella zona. A sostenerlo sono gli avvocati del
Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa
dei consumatori, dopo quello che viene considerato un valido
precedente: la sentenza del 10 novembre dello scorso anno
con la quale il giudice monocratico del Tribunale di
Milazzo, Giuseppe Martello, ha condannato quattro dirigenti
della Raffineria Mediterranea accusati di aver violato le
norme ambientali nel periodo compreso tra gennaio del 1999 e
maggio del 2002. E' stato stabilito, inoltre, il
risarcimento del danno in favore di quindici cittadini e
dell'associazione ambientalista Tsc che si sono costituiti
parte civile. Della condanna e delle motivazioni della
sentenza, rese note a febbraio del 2005, si è parlato nel
corso di un'assemblea pubblica che si è svolta nel salone
parrocchiale di Pace del Mela. Tra i relatori l'avvocato
Giuseppe Salvo, responsabile zonale del Codacons, e
l'avvocato Antonio Cardile, responsabile provinciale. "Sono
quattro i danni risarcibili derivati dall'inquinamento - ha
spiegato l'avvocato Salvo -. Il danno alla salute consiste
nella menomazione all'integrità psico-fisica conseguente a
patologie causate direttamente dall'inquinamento, come le
malattie respiratorie e i tumori. In questo caso il giudice
di Milazzo non ha liquidato i danni generati da malattie
direttamente connesse ai reati per i quali sono stati
condannati i dirigenti della Raffineria perché‚ nessun
interessato ne ha fatto richiesta. I danni alle cose si
possono distinguere, invece, in danni alle cose mobili e
immobili. In entrambi i casi devono essere prodotti
direttamente dall'inquinamento come nelle ipotesi di una
ricaduta di polveri o ceneri provenienti dalle ciminiere o
del versamento di sostanze tossiche nei pozzi o sul suolo".
L'avvocato Cardile si è soffermato sugli altri due tipi di
danno. "Sofferenze e patema intimo costituiscono il danno
morale. Quello esistenziale è dato dalle alterazioni al
normale benessere fisico e psichico che derivano dalle
condizionamenti che l'inquinamento impone alle consuete
attività della vita quotidiana" |
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GIORNALE DI VICENZA |
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Mincato: «Energia, il futuro
sarà nel riciclo»
Ma l’amministratore delegato
dell’Eni boccia l’idrogeno come alternativa: «È troppo
costoso». Incontro voluto dal Lions club in collaborazione
con le associazioni degli Industriali di Schio, Thiene e
Valdagno
di Paolo Terragin
Energie alternative: un sogno
o una realtà? Una concreta alternativa per migliorare la
qualità dell’ambiente o un risultato ancora più dispendioso
da ottenere del vecchio e buon petrolio? Queste e altre le
domande che ha affrontato l’amministratore delegato
dell’Eni, lo scledense Vittorio Mincato in un incontro
oganizzato dal Lions club in collaborazione con le
associazioni degli Industriali di Schio, Thiene e Valdagno.
Mincato è stato presentato al pubblico dal presidente del
Lions international scledese come l’unico italiano inserito
nella classifica dei 30 ceo, vale a dire degli
amministratori delegati più rispettati al mondo secondo la
rivista americana Barron’s. Poi si è passati ad esaminare la
situazione attuale delle fonti energetiche e i prossimi
scenari, con le possibili alternative al petrolio. Mincato
ha quindi passato in rassegna i motivi che porterebbero
all’uso delle cosiddette energie alternative. Il primo è per
il prezzo attuale del petrolio. Il futuro non è migliore
considerato che una banca economica americana ha
quantificato il costo nel prossimo futuro anche 100 dollari
al barile contro gli attuali 55 dollari. Il secondo motivo
riguarda la rinnovabilità delle fonti di energie fossili:
«Sappiamo tutti che per produrre queste fonti di energia la
natura ha impiegato milioni di anni - ha detto Mincato - e
sicuramente noi non vivremo per milioni di anni. Cosa faremo
quando queste fonti si esauriranno?». «Sicuramente - ha
proseguito - i calcoli attuali sono più ottimistici, purchè
i consumi non aumentino con il ritmo con cui sono aumentati
in questi ultimi anni». Il terzo motivo va ricercato
nell'inquinamento: il recente trattato di Kyoto ha imposto
dei limiti nell'immissione di gas nell'atmosfera. «Il
carbone, il petrolio e il gas metano producono biossido di
carbonio una delle cause dell'effetto serra», ha
sottolineato Mincato. Sulle fonti alternative al petrolio
Vittorio Mincato non ha dubbi: «Le energie alternative sono
un ottimo cavallo di battaglia politico, ma si tratta di
quantità di energia talmente marginali rispetto ai
fabbisogni che, ancorché si facessero progressi enormi sia
nella tecnologia che nei costi, alla fine non ci sarebbe un
risultato che soddisfi la richiesta. E mi riferisco
all'energia eolica, energia solare, delle biomasse e
naturalmente del nucleare». Bocciato anche l’idrogeno. «È
vero che si trova nell'acqua, ma estrarre idrogeno
dall'acqua si impiega più energia di quanto si possa poi
ricavare. Il modo più semplice per estrarre l'idrogeno è
quello dal metano (CH4) ovvero il doppio esistente
nell'acqua, ma il metano è una fonte fossile e quindi
rimangono gli stessi problemi». In conclusione Mincato si è
soffermato su quello che l'Eni sta sfruttando, e cioè quella
energia passiva che è sempre stata persa ma che ora con la
tecnologia e la ricerca si può recuperare per produrre altra
energia. Come i gas in torcia, residui della lavorazione del
petrolio, che opportunamente "purificati" possono essere
trasformati in combustibile per centrali elettriche, o la
ricerca e lo sviluppo per nuove tecniche di raffineria e di
estrazione del petrolio. |
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