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Rogo del 25 agosto, i vertici
Api non sapevano delle valvole aperte
Le motivazioni della sentenza
in cinquanta pagine, per il Tribunale l’incendio provocato
dall’errore di un operaio
FALCONARA Cinquantuno pagine
per spiegare perchè i vertici dell’Api sono stati assolti
per il rogo del 25 agosto 1999. Il giudice monocratico
Vincenzo Capezza ha depositato ieri le motivazioni della
sentenza con cui, lo scorso 5 maggio, ha condannato solo un
operaio, ritenendo invece innocenti cinque tra funzionari e
dirigenti del gruppo petrolifero, tra cui l’allora direttore
Giovanni Saronne e l’attuale “numero uno” Franco Bellucci.
Il documento non è stato ancora consegnato alle parti, gli
adempimenti di cancelleria renderanno possibili le notifiche
dopo ferragosto. Ma qualcosa trapela ugualmente. Secondo il
Tribunale, durante il processo non sarebbe emersa la prova
che i capi operativi della raffineria fossero a conoscenza o
tollerassero la prassi di lasciare aperte le valvole lungo
la linea di trasferimento di benzina verde, poi esplosa.
L’operaio condannato infatti era quello addetto
all’allestimento e alla manutenzione della conduttura tra
due depositi di carburante. Il gruppo petrolifero dovrà
comunque risarcire i danni provocati dallo scoppio al Comune
di Falconara, ai comitati di Villanova e Fiumesino e a
undici residenti: un risarcimento senza provvisionali, che
dovrà essere quantificato dal giudice civile. Il grande
incendio del 25 agosto che costò la vita agli operai Mario
Gandolfi ed Ettore Giulian, orribilmente ustionati da una
nube di fuoco provocata dall’incendio di benzina vapotizzata
e morti dopo giorni di agonia. Il Pm Cristina Tedeschini
aveva ipotizzato manchevolezze in serie alla base
dell'incidente: la conduttura anomala, le valvole lasciate
aperte e il cedimento della pompa dell'area Sif da cui si
verificò la perdita di carburante per colpa di una cattiva
manutenzione; tanto è vero che al suo interno fu trovato un
pezzo di calcestruzzo. Uno scenario molto complesso che il
Tribunale non sembra aver accettato.
L’Arpam: l’inquinamento
su novanta ettari di terreno
FALCONARA A fine 2004 l’area
della Raffineria Api era ancora considerata d’interesse
nazionale per la gravità dell' inquinamento. Nella provincia
sono circa 164 gli ettari contaminati, di cui 94 intorno al
petrolchimico. E’ quanto emerge dall’anagrafe dei siti
inquinati, resa nota ieri dalla Regione e dall’Arpam. Tra le
varie tipologie di siti inquinati, l' Arpam individua i
distributori di benzina lungo le strade, nella parte
sotterranea dove è inserito il macchinario di erogazione.
In prova il battello
mangia-alghe
FALCONARA - Sperimentato dal
Cam il mezzo anfibio che raccoglie in acqua le alghe. La
macchina Truxor si manovra facilmentesu una vasta gamma di
superfici. Cattura in mare i filamenti algali trasportandoli
a riva con un rastrello, ma può anche essere utilizzata per
la pulizia della spiaggia. |