RASSEGNA STAMPA 19.08.2005

 

MESSAGGERO
«I due operai né ladri né eroi Morti per fare il loro dovere»

Le motivazioni della sentenza

FALCONARA Nè ladri, nè eroi, ma operai scrupolosi che sacrificarono la loro vita, bruciata in una nube di vapori incandescenti, per svolgere correttamente il loro lavoro. Nella motivazione della sentenza sul rogo del 25 agosto 1999 (condannato a 1 anno e sei mesi il solo operaio Gaetano Bonfissuto, assolti i vertici dell’Api), il giudice monocratico Vincenzo Capezza rende onore alle vittime dello scoppio, il capo fabbrica Mario Gandolfi e il capo turno Ettore Giulian, sgombrando ogni ombra sul loro operato, quando intervennero nell’area Sif della raffineria per tentare di arginare la fuoriuscita di benzina. Nel processo è stato contestato il loro intervento secondo modalità non del tutto consone alle procedure di sicurezza (mancanza di esplosimetri per valutare il rischio scoppio), oppure l’ipotetico tentativo di coprire un altrettanto ipotetico furto di benzina di altri operai con l’allestimento di una linea anomala di trasferimento di carburante risultata, in ultima analisi, la causa vera del disastro. Il giudice tributa nelle 44 pagine della sentenza il giusto riconoscimento al sacrificio dei due padri di famiglia: «L’operato del capo fabbrica Gandolfi e del capo turno Giulian è stato corretto e conforme alle previsioni delle regole interne. I due dipendenti sono morti non perchè eroi o sconsiderati o nel tentativo di coprire un furto di carburante, ma nell’adempimento dei loro doveri». Per il resto il giudice accoglie a grandi linee le cause del rogo prospettate dai periti: durante il trasferimento della benzina verde da un serbatoio interno a quello nazionale sulla linea 29, una valvola (n.279) lasciata aperta avrebbe dirottato il flusso di carburante lungo una conduttura sbagliata, verso l’area Sif. Superata una prima pompa (anche il questo caso era aperta una valvola che sarebbe dovuta rimanere chiusa) la benzina avrebbe fatto saltare la seconda pompa, vecchiotta e forse usurata. Bonfissuto è stato condannato in primo grado - ovviamente con possibilità di rovesciamento del verdetto in appello - in quanto addetto alla valvola 279, lasciata aperta in violazione dello schema di sicurezza dell’impianto. I vertici dell’Api, tra i quali l’attuale direttore Franco Bellucci, sono stati assolti in quanto non c’è prova che fossero a conoscenza delle valvole aperte e dell’allestimento della linea 29.

IL PROCESSO

Un anno e tre mesi di carcere, 21 udienze di cui 5 di mero rinvio per varie cause. Nella sentenza il giudice elenca i numeri del maxi processo sull’Api. Sentiti circa quaranta testimoni.

 
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