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«I due operai né ladri né
eroi Morti per fare il loro dovere»
Le motivazioni della sentenza
FALCONARA Nè ladri, nè eroi,
ma operai scrupolosi che sacrificarono la loro vita,
bruciata in una nube di vapori incandescenti, per svolgere
correttamente il loro lavoro. Nella motivazione della
sentenza sul rogo del 25 agosto 1999 (condannato a 1 anno e
sei mesi il solo operaio Gaetano Bonfissuto, assolti i
vertici dell’Api), il giudice monocratico Vincenzo Capezza
rende onore alle vittime dello scoppio, il capo fabbrica
Mario Gandolfi e il capo turno Ettore Giulian, sgombrando
ogni ombra sul loro operato, quando intervennero nell’area
Sif della raffineria per tentare di arginare la fuoriuscita
di benzina. Nel processo è stato contestato il loro
intervento secondo modalità non del tutto consone alle
procedure di sicurezza (mancanza di esplosimetri per
valutare il rischio scoppio), oppure l’ipotetico tentativo
di coprire un altrettanto ipotetico furto di benzina di
altri operai con l’allestimento di una linea anomala di
trasferimento di carburante risultata, in ultima analisi, la
causa vera del disastro. Il giudice tributa nelle 44 pagine
della sentenza il giusto riconoscimento al sacrificio dei
due padri di famiglia: «L’operato del capo fabbrica Gandolfi
e del capo turno Giulian è stato corretto e conforme alle
previsioni delle regole interne. I due dipendenti sono morti
non perchè eroi o sconsiderati o nel tentativo di coprire un
furto di carburante, ma nell’adempimento dei loro doveri».
Per il resto il giudice accoglie a grandi linee le cause del
rogo prospettate dai periti: durante il trasferimento della
benzina verde da un serbatoio interno a quello nazionale
sulla linea 29, una valvola (n.279) lasciata aperta avrebbe
dirottato il flusso di carburante lungo una conduttura
sbagliata, verso l’area Sif. Superata una prima pompa (anche
il questo caso era aperta una valvola che sarebbe dovuta
rimanere chiusa) la benzina avrebbe fatto saltare la seconda
pompa, vecchiotta e forse usurata. Bonfissuto è stato
condannato in primo grado - ovviamente con possibilità di
rovesciamento del verdetto in appello - in quanto addetto
alla valvola 279, lasciata aperta in violazione dello schema
di sicurezza dell’impianto. I vertici dell’Api, tra i quali
l’attuale direttore Franco Bellucci, sono stati assolti in
quanto non c’è prova che fossero a conoscenza delle valvole
aperte e dell’allestimento della linea 29.
IL PROCESSO
Un anno e tre mesi di
carcere, 21 udienze di cui 5 di mero rinvio per varie cause.
Nella sentenza il giudice elenca i numeri del maxi processo
sull’Api. Sentiti circa quaranta testimoni. |