RASSEGNA STAMPA 09.09.2005

 

MESSAGGERO
Sequestrata la Sea Ambiente, indagine estesa a tutta Italia

di GIAMPAOLO MILZI

CAMERATA “Sea Ambiente”, un marchio doc quando si parla di rifiuti e smaltimento, oscurato da un sequestro scattato dopo un incendio aziendale del settembre 2002. L'ombra del super-inquinante cromo e di alcune sue movimentazioni - allora il Noe ne scoprì 80 barili nei locali della srl di Camerata Picena - al centro di un'inchiesta giudiziaria delicatissima, a livello locale e nazionale (sequestri e indagini anche in Toscana e Calabria), foriera di nuovi sviluppi, avvolta nel segreto. E', in sintesi, l'ultimo caso di presunta eco-sciatteria. Emblema di un dramma certo: i sigilli (dal 1 settembre) nello stabilimento di via Saline paralizzano l'attività di una delle imprese di settore più qualificate del centro Italia. Alessandro Massi, rappresentante legale della Sea - società di trasporto e trattamento di acque reflue e fanghi industriali ritrovatasi con circa 20 dipendenti che ora vedono in pericolo il posto di lavoro - ha ricevuto un avviso di garanzia in cui si ipotizzano vari reati. Su tutti, lo stoccaggio abusivo di grande quantità di acido cromico, rifiuto tra i più pericolosi. E, pare, gestione illecita di altre sostanze, ritardi nella bonifica del sito, rapporti torbidi con altre aziende, perfino con un depuratore pubblico della provincia. Tra gli indagati, almeno una decina, il direttore tecnico Sea. Quasi muti gli inquirenti. Che però non escludono, visto che le fiamme del 2002 lambirono i contenitori di cromo, si possa essere verificato un inquinamento ambientale. Tutta diversa la lettura del caso dell'avvocato Gasparetti (che difende Massi) e che oggi discute al Tribunale del riesame il suo ricorso contro il sequestro: «Un atto intempestivo e infondato. Autorizzato lo stoccaggio di quel cromo. E non ci fu contaminazione. La Sea è da sempre un'azienda leader, super-controllata, operativa come un orologio svizzero e ultra sicura».

 
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