RASSEGNA STAMPA 08.11.2005

 

MESSAGGERO
Falconara, a piedi ma con rabbia

Primo giorno di stop alle auto non catalitiche, per i vigili urbani nessuno ha trasgredito all’ordinanza «Mia figlia deve prendere l’autobus con una bimba di 14 mesi, è assurdo»

di GIUSEPPE GIANNINI

FALCONARA I falconaresi proprietari di auto non catalizzate? Sono bravi, ma anche arrabbiati. Nel primo giorno di stop agli autoveicoli inquinanti la Polizia Municipale non ha dovuto infatti elevare verbali a carico di automobilisti indisciplinati. Ma i cittadini costretti a prendere i bus sbuffano. «Ho sempre preferito i mezzi pubblici per spostarmi - spiega Marina Fiorani di Casteleferretti - Ma lavoro in centro e ho solo un'ora di pausa per tornare a pranzo dai miei bambini. Questo divieto mi mette in crisi, e pensare che pago anche il permesso trimestrale per parcheggiare in città». A dire il vero il traffico veicolare a Falconara, soprattutto sulla Flaminia, non ha registrato variazioni sostanziali, ma è anche vero che, visto che il blocco dei veicoli non catalizzati si estende anche al Comune di Ancona, i dato sui benefici del blocco per l’ambiente andrebbe calcolato su scala maggiore. «Da anni i due Comuni collaborano nella lotta alle emissioni - spiega Giancarlo Scortichini, assessore all'Ambiente - Le due realtà urbane possono essere trattate come un unicum dal punto di vista del traffico. Interventi di questo genere sono più efficaci se si estendono ad aree più estese, ma servono risorse economiche e un coordinamento da parte della Regione per la lotta alle polveri sottili. Per ora le iniziative sono lasciate alla buona volontà di ogni singola amministrazione. E anche a livello nazionale mancano queste politiche». L'ordinanza del sindaco Giancarlo Carletti vieta il transito nel centro abitato falconarese fino al 15 novembre a tutte le auto alimentate a benzina diesel immatricolate prima del '93, ai veicoli destinati al trasporto merci fino a 3,5 tonnellate immatricolati prima dell’ottobre 1994 e ai ciclomotori a 2, 3 e 4 ruote non omologati in conformità alla direttiva europee, ma prevede comunque alcuni esoneri. Tra questi i veicoli ibridi, alimentati cioè a metano o gpl o bifuel (benzina-metano o benzina-gpl) e a quelli con almeno tre persone a bordo. Sono esenti dal divieto anche i mezzi diretti alle strutture sanitarie, quelli diretti e provenienti dalla zona aeroportuale e i veicoli con targa estera. Non solo. Quelli che trasportano merci deperibili e quelli che transitano in città per certificati motivi di lavoro. Inoltre, in presenza di "particolari o eccezionali attività" nell'ordinanza si spiega che "la Polizia Municipale potrà rilasciare permessi per la circolazione indicando gli estremi del veicolo, l'orario e il tragitto". Ma allora chi ha dovuto lasciare l'auto in garage? «Mia figlia ha una bimba di 14 mesi e la lascia da me quando va al lavoro - spiega Annamaria Magrini - Questa mattina però non ha potuto accompagnarla qui perché non può circolare. Non capisco perché un'auto non catalitica con tre persone a bordo possa circolare e invece mia figlia debba prendere l'autobus con una bimba di poco più di un anno. Forse si dovrebbe rivedere qualcosa in questo provvedimento». E l'amministrazione lascia una porta aperta. «Strada facendo potremo apportare modifiche - annuncia Scortichini - Ci stiamo muovendo su un terreno consolidato e stiamo comunque monitorando la situazione. Siamo aperti a eventuali revisioni e aggiustamenti».

Truffa dei rifiuti, arresti alla Recomat

L’operazione del Noe/ Carichi sospetti dal nord Italia a Corinaldo, anche 31indagati. Smaltivano gli speciali senza trattarli, in manette Virgilio Coppari e il figlio

di MARINA VERDENELLI e LUCIA MOSCA

Smaltivano rifiuti speciali senza trattarli. Bufera in tutta la provincia. L’inchiesta del Noe coordinata dal pm Paolo Gubinelli ha portato agli arresti i vertici della Recomat Srl, società di Corinaldo specializzata nella gestione dello stoccaggio di rifiuti: l'amministratore delegato Virgilio Coppari, 57 anni e il figlio Cristian, 24 anni, direttore della società. Padre e figlio, che si trovano agli arresti domiciliari, sono accusati di attività organizzata finalizzata al traffico illecito di rifiuti, oltre che di falso e truffa aggravata ai danni della Regione Marche. Lunghi e dettagliati i controlli, partiti due anni fa, svolti dai carabinieri del Noe nell'ambito di quella che è stata denominata l'operazione “Star Recycling”: oltre ai due arresti, ben 31 le persone denunciate. Nell'inchiesta risulterebbe coinvolto anche l'allora amministratore delegato di Anconambiente Umberto Montanari (oggi passato alla carica di direttore generale, ndr). Sarebbero in corso accertamenti specifici su un presunta omessa vigilanza dell'attività Recomat, di cui Anconambiente deteneva il 30 per cento delle quote, e, a margine, per il trasferimento di rifiuti urbani e assimilati agli urbani da Anconambiente alla stessa azienda corinaldese. Agli atti, a questo proposito, il carteggio tra Corinaldo ed Anconambiente. Socie della srl di Corinaldo, anche altre tre aziende specializzate nella gestione dei rifiuti, la Garbage srl di Ancona diretta da Paolo Baldoni, la Smea spa di Macerata (amministratore delegato Stefano Monachesi) e la Coppari Virgilio srl di Corinaldo dello stesso Virgilio Coppari - Tra i nomi soggetti ad indagine anche il presidente della Recomat srl Giovanni Bevilacqua, tecnicamente iscritto nel registro degli indagati. Ieri mattina il sequestro dell'impianto di viale dei Trasporti, nella zona Zipa di Corinaldo, sede della Recomat srl, la cui attività, stando ad alcune indiscrezioni, era ferma da sei mesi. Nata nel gennaio del 2003, la Recomat era specializzata nella cernita, nella selezione e nel recupero di rifiuti speciali non pericolosi. Secondo l’accusa, tonnellate di immondizia con la falsa classificazione di "imballaggi misti", venivano smaltiti nelle discariche anconetane di rifiuti urbani di Corinaldo (gestita fino al 31 dicembre 2003 dai Coppari), Castelcolonna e Sogenus di Moie di Maiolati. Agli imballaggi veniva applicata una etichettatura con i codici di carta e cartone quando in realtà contenevano fanghi industriali, miscele varie, oli, lana di vetro e vernici plastiche. Ad insospettire i carabinieri del Noe è stato proprio il viavai di tir provenienti dal nord Italia in direzione Corinaldo. «I rifiuti - ha spiegato Giuseppe Di Venere, comandante del Noe di Ancona - venivano smaltiti tali e quali a come arrivavano, consentendo così all'organizzazione il perseguimento di consistenti profitti illeciti eludendo i costi ordinariamente dovuti per smaltire presso i siti autorizzati». Ventimila nel complesso le tonnellate di rifiuti speciali smaltiti irregolarmente dalla Recomat nelle tre discariche anconetane con conseguente lucro di almeno un milione di euro. Un giro che ha visto coinvolti 22 impianti di gestione rifiuti, 6 aziende di trasporto e 3 ditte di intermediazione. «Il tutto - ha puntualizzato Antonio Menga, comandante del Noe di Roma - con un danno anche per la Regione Marche, truffata di almeno 20 mila euro di "ecotassa" inevasa perché versata in misura ridotta dalla Recomat a seguito della simulazione del recupero dei rifiuti mai avvenuto». Nel corso delle indagini, sono state sequestrate circa 10 mila tonnellate di rifiuti, un automezzo pesante e un impianto tecnologico-ambientale per un valore di 3 milioni di euro.

Il socio Anconambiente fa quadrato

Montanari: «A loro solo cartoni». Fabiani: «Usciti da gennaio»

di GIAMPAOLO MILZI

Secondo la procura la Recomat di Corinaldo quell'immondizia la gestiva in modo truffadino, e cioè la riceveva e poi la smistava nelle discariche senza lavorarla; perciò i suoi due manager di vertice, Virgilio e Cristian Coppari sono agli arresti domiciliari. E gli altri soci o membri del consiglio d'amministrazione della presunta società-Attila? Toccati dalle indagini del Noe, i più dichiarano di avere le mani pulite. A cominciare da Umberto Montanari, all'epoca del traffico illecito di rifiuti sotto accusa amministratore delegato di Anconambiente (ora è direttore generale), che deteneva il 30% di azioni Recomat. «Tra multiservizi Anconambiente e Recomat solo rapporto commerciale. Le conferivamo i rifiuti d'imballaggio misti, per lo più cartonati e plastica, che selezionavamo nella nostra raccolta differenziata. Niente roba pericolosa, rifiuti speciali assimilati agli urbani», ha detto ieri un suo avvocato. Di più: «Di srl Recomat eravano solo soci, mai rivestite cariche formali o in cda». Una srl controllata da Anconambiente «fino al gennaio 2005, avendo ceduto ogni sua quota di partecipazione in quella società con atto presso il notaio Scoccianti del 12 gennaio 2005», ha precisato in una nota l'attuale presidente del cda della multiservizi del Comune di Ancona, avvocato Fabiani. «Prima - ha aggiunto - il cda di Anconambiente, insediato il 4 giugno 2004, aveva deliberato, già dal settembre del 2004, di non partecipare alla ricapitalizzazione della Recomat srl e di uscire dalla compagine societaria. Nessuno degli attuali amministratori di Anconambiente ne è o ne è mai stato amministratore». Insomma, nel tempo Anconambiente si è sganciata anche come socia. Possibile che alla Recomat siano arrivati dalla multiservizi dorica o da altri clienti rifiuti "mascherati" con codici fasulli? Gli inquirenti non lo escludono. E che dire dell'indagato Giovanni Bevilacqua, e della sua doppia poltrona: come presidente nel cda di Recomat e come consigliere nel cda di Anconambiente? Secondo Montanari, nella Recomat rappresentava un altro cliente eccellente della stessa Recomat, «cioè la Smea spa di Macerata», anch'essa oggetto delle attenzioni del Noe. Lo smentisce Stefano Monachesi, amministratore delegato Smea: «Mai conferiti rifiuti alla Recomat, mai avuti rapporti con il suo cda, in cui non avevamo un rappresentante. Con l'azienda di Corinaldo eravamo soci al 10% perché collegata a un progetto con Anconambiente. Poi abbiamo ceduto la nostra quota ai Coppari. Bevilacqua lo indicò Anconambiente, e noi ci adeguammo». Materiali misti di imballaggio portuale erano destinati a Corinaldo anche da un altro socio-cliente anconetano di Recomat: la "Garbage srl". Paolo Baldoni, nel cda Recomat fino a circa un anno fa, è "meravigliato" dell'inchiesta: «Della costituzione di Recomat fui il promotore, e non ho mai avuto né sospetti né contestazioni dal Noe. Poi fu Coppari a rilevare la nostra quota del 4%».

LA REGIONE

«Se saranno accertate responsabilità, la Regione sarà parte lesa anche per il danno ambientale». Lo ha detto l' assessore all' ambiente Marco Amagliani, commentando la vicenda giudiziaria che vede coinvolte alcune ditte specializzate nel trattamento dei rifiuti in provincia. Amagliani ha espresso massima considerazione e piena fiducia nell' operato della magistratura, oltre ad un sentito apprezzamento per il lavoro di indagine condotto dal Nucleo tutela ambientale dei Carabinieri di Ancona». L' assessore si è anche detto certo che l' inchiesta «così scrupolosamente condotta, porterà all' accertamento di tutte le responsabilità». E ha annunciato che proporrà alla giunta regionale di valutare la possibilità di costituirsi parte civile, non solo come eventuale parte lesa per la non dovuta riduzione fiscale alle ditte indagate, ma anche e soprattutto per il danno al patrimonio ambientale.

«Se avessi saputo lo avrei denunciato»

Il presidente della Smea respinge ogni addebito per il traffico di rifiuti. I risvolti dell’inchiesta dei carabinieri del Noe che ha portato all’arresto di due imprenditori anconetani

di ROSALBA EMILIOZZI

«Se avessi saputo che facevano certi traffici, li avrei denunciati io per primo». Parole di Stefano Monachesi, amministratore delegato della Smea, la società pubblico-privata che si occupa di rifiuti, il cui nome ieri è saltato fuori nel corso della conferenza stampa sulla maxi inchiesta sul presunto traffico di rifiuti speciali “taroccati”. Monachesi, che è il socio privato del Comune di Macerata, si dice estraneo alla vicenda che ha portato agli arresti domiciliari Virgilio Coppari, amministratore delegato della Recomat srl, e il figlio Cristian, direttore della ditta di Corinaldo. Trentuno indagati (ci sono anche due funzionari di Anconambiente Spa), un milione di euro guadagnati illecitamente, coinvolti 22 impianti di gestione rifiuti, sei aziende di trasporto e tre ditte di intermediazione. Un ufficiale del Noe dai microfoni del Tg3 parla di «responsabilità delle aziende pubbliche» e cita «Anconambiente e Smea». «Ho appreso la notizia dalla televisione ribatte Monachesi La Smea coinvolta? Semmai siamo parte lesa, abbiamo subìto un danno all’immagine, ci riserviamo azioni legali». La notizia ieri ha fatto rumore. E’ stato un continuo di telefonate in redazione: tutti a chiedere di eventuali risvolti sulla Smea e quindi sul Comune. Secondo l’accusa, l’azienda corinaldese che aveva tra i soci la Smea Spa, Anconambiente Spa e Garbace srl di Ancona sarebbe stata l’anello di congiunzione di un presunto giro di smaltimenti illeciti. Il materiale di scarto (fanghi industriali, oli, lana di vetro e di roccia, vernici plastiche), proveniente da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, secondo gli inquirenti sarebbe stato solo fittiziamente trattato, prima di finire così com'era nelle discariche anconetane di Corinaldo, Castelcolonna e Moie. Monachesi spiega: «Eravamo soci con Anconambiente della Recomat, società nata con obiettivi che poi sono venuti meno. Non abbiamo mai avuto rapporti in seno all’organo amministrativo, né abbiamo mai conferito rifiuti all’impianto della Recomat. Avevamo solo il dieci per cento, senza nessun ruolo, e come soci ce ne siamo andati un anno fa con Anconambiente. Abbiamo ceduto le quote alla famiglia Coppari». Il perché, Monachesi, lo spiega con il fatto che le finalità della società erano venute meno. «La società era nata per creare un sistema di gestione di rifiuti, Anconambiente era il soggetto trainate in un contesto provinciale, noi eravamo un supporto». Tanto era defilata la posizione della Smea che Monachesi non ha difficoltà a dire che alla Recomat «ci sarò andato tre volte, compresa l’inaugurazione». E Giovanni Bevilacqua accreditato come rappresentante della Smea nel Cda della Recomat? «E’ stato indicato da Anconambiente, noi abbiamo accettato». E ribadisce: «Non c’era un nostro rappresentante nel Cda». «Mi sento tranquillo e, se possiamo essere utili, siamo a disposizione della magistratura». Nessun carabiniere, afferma Monachesi, ha bussato alla porta della Smea. «Non abbiamo avuto perquisizioni, né avvisi di garanzia» dice Monachesi. Non sa nulla dell’indagine Claudio Netti, avvocato storico di Monachesi.

A Corinaldo tante chiacchiere «Lo dicevamo, c’era qualcosa...»

di MATTEO BETTINI

CORINALDO - All’avvocato Gabriele Gusella il compito di trovare elementi in grado di confutare l'accusa, la vicenda che vede protagonisti Virgilio e Cristian Coppari. I vicini di Virgilio Coppari, titolare insieme al figlio Christian della ditta di smistamento rifiuti posta sotto sequestro, ubicata a Corinaldo in via Passo dell'Acquedotto, non sono stati colti di sorpresa: già un po' immaginavano che qualcosa sarebbe accaduta, prima o poi. «La sua attività - confessa un falegname che ha una casa-laboratorio nelle vicinanze - era spesso l'argomento principale delle nostre recenti conversazioni: giravano da tempo voci contraddittorie, anche se di preciso non sapevamo niente». Ma sono tante, invece, le supposizioni che sovente venivano sussurrate a proposito del lavoro della ditta. «In queste circostanze - aggiunge un altro vicino di casa - subentra il sequestro per traffico illecito di rifiuti, oppure per smaltimento non autorizzato: ne parlavamo, ultimamente, anche se non so di preciso quale sia il caso di Virgilio». Che ha una passione per un gioco tipico delle campagne del senigalliese, "la ruzzola" (consiste nel far correre un piccolo disco di legno per le strade con parecchie curve, senza farla andare fuori traiettoria, ndr), alle cui gare non era mai mancato. Nell'ultima edizione invece, che ha preso il via appena tre giorni fa, non si è fatto vedere: forse è anche per questo che gli amici hanno subodorato che qualcosa era nell'aria. E il portone di casa, per ora, rimane chiuso.

Alla Sogenus alzano le mani: «Da noi niente carichi illeciti»

di G.M.

Secondo il pm il raggiro "Star recycling" da 1 milione di euro era radicato in una combutta a monte: i rifiuti arrivavano alla Recomat di Corinaldo per lo più dal nord Italia, l'azienda li riclassificava come robaccia frutto della sua attività di recupero ma li inviava alle discariche di Castelcolonna, Moie e della stessa Corinaldo senza averli trattati. Possibile che "a valle" nessuno si sia accorto del presunto traffico truffaldino? Sospetti proprio sulla discarica di Corinaldo, dato che fino al 31 dicembre del 2003 faceva capo a Virgilio e Cristian Coppari, finiti ai domiciliari in qualità di manager Recomat. «Ma noi della Sogenus di Moie non c'entriamo nulla - precisa il suo direttore generale Mauro Ragaini - Perché ci risulta che qui, a differenza di altre discariche, sono sempre arrivati rifiuti speciali non pericolosi, soltanto speciali. Il Noe ha acquisito la nostra documentazione, anche sui rapporti con Recomat. Sui rifiuti che quella srl ci veicolava abbiamo fatto controlli a vista e in laboratorio. E quei rapporti li abbiamo rotti a novembre 2004, perché la Recomat non ci pagava. Come Castelcolonna, siamo rirorsi a un'azione civile per recupero crediti. Noi siamo arrivati anche al pignoramento». Recomat verso la procedura fallimentare? In Tribunale ci sarebbe almeno un'istanza. Grosse "difficoltà economiche" che hanno indotto a rompere con Recomat anche Morfea Gasparroni, presidente dell'azienda discarica di Castelcolonna: «Abbiamo troncato nell'aprile 2004, e prima abbiamo sempre controllato i rifiuti in arrivo».

 
CORRIERE ADRIATICO
“Centro invivibile”, rivolta online

Dalla sicurezza al traffico, “Il cittadino informa” accende il malcontento su Internet

REDAZIONALE

FALCONARA – Fra cantieri ovunque, lavori perennemente in corso, posti auto introvabili a qualsiasi ora del giorno e della notte e convivenza forzata con rumori notturni, schiamazzi e atti di teppismo è sempre più difficile la vita dei falconaresi che risiedono in centro, ma da qualche giorno in rete c’è una voce che ha deciso di parlare e anche molto chiaramente. “Il cittadino informa”, alternativa popolare e di base del foglio ufficiale dell’amministrazione comunale “Informare la città” (recentemente rivisto nell’impostazione nella grafica, ma sempre abbastanza autocelebrativo) arriva ad una mailing list selezionata ed anche a tutti gli enti interessati e preposti al controllo per mettere in evidenza in toni pacati e civili, ma dai quali traspare una certa esasperazione, la questione dei cantieri aperti “senza avere idea di quando i lavori saranno ultimati”, degli interventi perenni alle fognature inspiegabilmente sequestrano i così rari posti auto”. Insomma, secondo gli autori di questo foglio virtuale che sta viaggiando on line nella posta dei falconaresi, “non si vive più”. “Pur lodando l'iniziativa del nostro Comune sulle attività imprenditoriali – scrivono gli autori della protesta che che viaggia sul web – riceviamo ancora segnalazioni di cittadini di zona centro, esasperati dall'accerchiamento dei cantieri”. Dagli abitanti di via Cavour e in piazza Mazzini sono arrivate proteste per il deposito macchine operatrici, per il cantiere infinito dell’ex garage Fanesi, per le pale meccaniche, le gru, i rumori, i motori , i martelli pneumatici, e “chi più ne ha, ne metta, e tutto questo ad ogni ora del giorno sia nei giorni lavorativi, prefestivi e festivi”. “Agli enti in indirizzo, cioè Regione, ufficio ambiente del Comune, ecc – prosegue la mail – chiediamo di andarsi a rileggere l’art n°6 sulla valutazione previsionale di clima acustico, facendo magari una verifica di quanto segnalato con un richiamo ad una maggiore ‘vigilanza”. Anche perché, osservano gli autori della mail di protesta (che dovrebbe essere solo la prima di una lunga serie) nel frattempo i vigili, “seguendo le indicazioni del nuovo dirigente, hanno inaugurato la tolleranza zero, facendo multe a raffica”. Ma a proposito di “tolleranza zero”, gli autori di questo bollettino di resistenza urbana dicono di aspettarsi un vero giro di vite sulla legalità, che però interessi tutti i cittadini, non solo i deboli. “Vorremo veder multare anche la doppia o tripla fila delle auto dei nostri concittadini Rom – spiega la mail – e il fracasso acustico degli stereo a tutto volume nelle auto parcheggiate sotto le nostre case. Speriamo poi di vedervi intervenire su gli extracomunitari che ubriachi rendono sempre più difficile la vita degli onesti, rispettosi delle istituzioni e delle leggi”. Una protesta precisa e circostanziata, quindi, che tocca problemi sempre più sentiti ai quali però l’amministrazione comunale non sembra voler prestare attenzione nonostante le proteste di molti residenti nel quadrilatero compreso fra le vie XX Settembre, Flaminia, Rosselli-Leopardi e Trieste che con la chiusura definitiva di un'altra porzione di via Bixio si sono ritrovati a dover fare i conti con la cronica carenza di posti auto nonostante il pagamento del, non certo economico, permesso residenti. “Noi di via Leopardi – dichiarano gli abitanti della zona – siamo vincolati alla ‘zona blu’, mentre poco sopra nella ‘zona verde’, dove ci sono meno condomini un po’ di posto ci sarebbe, ma si rischia la multa. Forse il Comune dovrebbe rivedere le sue decisioni in materia”.

Scoperto traffico di rifiuti, due arresti

Ben 31 persone denunciate a piede libero, tra le quali ci sarebbero anche due funzionari di Anconambiente Spa Ai domiciliari Virgilio Coppari e il figlio Cristian della “Recomat srl” di Corinaldo

Lorenzo Sconocchinie Alberto Bignami

ANCONA - Una gigantesca lavatrice d’immondizia ripuliva migliaia di tonnellate di rifiuti speciali. Ma solo sulla carta, perché in realtà fanghi industriali, miscele di rifiuti, oli, lana di vetro e di roccia, vernici, plastiche e altre tossine per l’ambiente venivano smaltiti in discarica tali e quali, senza alcun trattamento. Era un semplice giro-bolla, un valzer di documenti e etichette cambiate, quello con cui negli ultimi due anni la Recomat di Corinaldo, società specializzata nel riciclaggio dei rifiuti, avrebbe “sbiancato” circa ventimila tonnellate di rifiuti speciali provenienti da ditte del Centro-nord (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli) e finiti come se niente fosse in tre discariche di residui urbani in provincia di Ancona - Castelcolonna, Corinaldo e alla Sogenus di Moie - dopo una classificazione fasulla come “imballaggi misti” che consentiva di aggirare gli alti costi di uno smaltimento in discarica specializzata. Il traffico illecito di rifiuti, scoperto dai carabinieri per la tutela dell’ambiente, ha portato agli arresti domiciliari Virgilio Coppari, 48 anni di Corinaldo, amministratore delegato di “Recomat srl”, e il figlio Cristian Coppari, 24, direttore della ditta attiva dal febbraio del 2003 nella selezione e recupero dei rifiuti speciali non pericolosi. Le ipotesi di reato contestate nell’ordinanza di custodia cautelare vanno dall’attività finalizzata al traffico e alla gestione illecita dei rifiuti al falso e alla truffa aggravata ai danni della Regione Marche. Accuse che coinvolgono, oltre ai due Coppari, ben 31 persone denunciate a piede libero, tra i quali ci sarebbero anche due funzionari di Anconambiente Spa, la società del Comune di Ancona che fino al 12 gennaio scorso partecipava con una quota del 30% alla “Recomat”. L’inchiesta condotta dal pm Paolo Gubinelli riguarda gli ultimi due anni di attività della Recomat ed era partita dalla constatazione che ingenti flussi di rifiuti speciali prevenienti da impianti del Nord Italia venivano inviati per il recupero alla ditta di Corinaldo. I dettagli del’operazione “Star Recycling” sono stati illustrati ieri in una conferenza stampa tenuta alla caserma Burocchi di Ancona dal comandante del Nucleo tutela ambientale dei carabinieri di Roma, Antonio Menga, e dal comandante del Noe di Ancona, Giuseppe di Venere. Secondo l’indagine la Recomat (che fino al 2003 gestiva direttamente la discarica di Corinaldo e tra i suoi soci annoverava anche Smea Spa di Macerata e Garbage Srl di Ancona) sarebbe stata l’anello di congiunzione di questa filiera dello smaltimento illecito di rifiuti, un riciclaggio fittizio che avrebbe permesso un guadagno complessivo di un milione di euro (legato al risparmio degli alti costi di smaltimento dei rifiuti speciali) coinvolgendo 22 impianti di gestione di rifiuti, tre ditte di intermediazione rifiuti e sei aziende di trasporto. Chi ci ha rimesso? Oltre all’ambiente, anche la Regione Marche, per il mancato versamento di circa 20 mila euro di “ecotassa” da parte della Recomat, che simulando i trattamenti di recupero beneficiava di sgravi fiscali. Ma a un certo punto alla Recomat si sono trovati con l’acqua alla gola, per i debiti accumulati nei confronti di discariche, banche e fornitori, e per diverse fatture non saldate dai committenti. Così a marzo i titolari avevano stipulato una cessione della società a imprenditori romani. Tra i denunciati figurano anche gli acquirenti della ditta, oltre ai rappresentanti delle aziende che smaltivano i ri fiuti e alcuni intermediari. Durante le indagini, cui hanno partecipato anche l’Arpam e la polizia provinciale, sono state sequestrati 10 mila tonnellate di rifiuti, un autocarro e un impianto tecnologico-ambientale per un valore di tre milioni di euro.

 
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