|
Falconara, a piedi ma con
rabbia
Primo giorno di stop alle
auto non catalitiche, per i vigili urbani nessuno ha
trasgredito all’ordinanza «Mia figlia deve prendere
l’autobus con una bimba di 14 mesi, è assurdo»
di GIUSEPPE GIANNINI
FALCONARA I falconaresi
proprietari di auto non catalizzate? Sono bravi, ma anche
arrabbiati. Nel primo giorno di stop agli autoveicoli
inquinanti la Polizia Municipale non ha dovuto infatti
elevare verbali a carico di automobilisti indisciplinati. Ma
i cittadini costretti a prendere i bus sbuffano. «Ho sempre
preferito i mezzi pubblici per spostarmi - spiega Marina
Fiorani di Casteleferretti - Ma lavoro in centro e ho solo
un'ora di pausa per tornare a pranzo dai miei bambini.
Questo divieto mi mette in crisi, e pensare che pago anche
il permesso trimestrale per parcheggiare in città». A dire
il vero il traffico veicolare a Falconara, soprattutto sulla
Flaminia, non ha registrato variazioni sostanziali, ma è
anche vero che, visto che il blocco dei veicoli non
catalizzati si estende anche al Comune di Ancona, i dato sui
benefici del blocco per l’ambiente andrebbe calcolato su
scala maggiore. «Da anni i due Comuni collaborano nella
lotta alle emissioni - spiega Giancarlo Scortichini,
assessore all'Ambiente - Le due realtà urbane possono essere
trattate come un unicum dal punto di vista del traffico.
Interventi di questo genere sono più efficaci se si
estendono ad aree più estese, ma servono risorse economiche
e un coordinamento da parte della Regione per la lotta alle
polveri sottili. Per ora le iniziative sono lasciate alla
buona volontà di ogni singola amministrazione. E anche a
livello nazionale mancano queste politiche». L'ordinanza del
sindaco Giancarlo Carletti vieta il transito nel centro
abitato falconarese fino al 15 novembre a tutte le auto
alimentate a benzina diesel immatricolate prima del '93, ai
veicoli destinati al trasporto merci fino a 3,5 tonnellate
immatricolati prima dell’ottobre 1994 e ai ciclomotori a 2,
3 e 4 ruote non omologati in conformità alla direttiva
europee, ma prevede comunque alcuni esoneri. Tra questi i
veicoli ibridi, alimentati cioè a metano o gpl o bifuel
(benzina-metano o benzina-gpl) e a quelli con almeno tre
persone a bordo. Sono esenti dal divieto anche i mezzi
diretti alle strutture sanitarie, quelli diretti e
provenienti dalla zona aeroportuale e i veicoli con targa
estera. Non solo. Quelli che trasportano merci deperibili e
quelli che transitano in città per certificati motivi di
lavoro. Inoltre, in presenza di "particolari o eccezionali
attività" nell'ordinanza si spiega che "la Polizia
Municipale potrà rilasciare permessi per la circolazione
indicando gli estremi del veicolo, l'orario e il tragitto".
Ma allora chi ha dovuto lasciare l'auto in garage? «Mia
figlia ha una bimba di 14 mesi e la lascia da me quando va
al lavoro - spiega Annamaria Magrini - Questa mattina però
non ha potuto accompagnarla qui perché non può circolare.
Non capisco perché un'auto non catalitica con tre persone a
bordo possa circolare e invece mia figlia debba prendere
l'autobus con una bimba di poco più di un anno. Forse si
dovrebbe rivedere qualcosa in questo provvedimento». E
l'amministrazione lascia una porta aperta. «Strada facendo
potremo apportare modifiche - annuncia Scortichini - Ci
stiamo muovendo su un terreno consolidato e stiamo comunque
monitorando la situazione. Siamo aperti a eventuali
revisioni e aggiustamenti».
Truffa dei rifiuti,
arresti alla Recomat
L’operazione del Noe/ Carichi
sospetti dal nord Italia a Corinaldo, anche 31indagati.
Smaltivano gli speciali senza trattarli, in manette Virgilio
Coppari e il figlio
di MARINA VERDENELLI e LUCIA
MOSCA
Smaltivano rifiuti speciali
senza trattarli. Bufera in tutta la provincia. L’inchiesta
del Noe coordinata dal pm Paolo Gubinelli ha portato agli
arresti i vertici della Recomat Srl, società di Corinaldo
specializzata nella gestione dello stoccaggio di rifiuti:
l'amministratore delegato Virgilio Coppari, 57 anni e il
figlio Cristian, 24 anni, direttore della società. Padre e
figlio, che si trovano agli arresti domiciliari, sono
accusati di attività organizzata finalizzata al traffico
illecito di rifiuti, oltre che di falso e truffa aggravata
ai danni della Regione Marche. Lunghi e dettagliati i
controlli, partiti due anni fa, svolti dai carabinieri del
Noe nell'ambito di quella che è stata denominata
l'operazione “Star Recycling”: oltre ai due arresti, ben 31
le persone denunciate. Nell'inchiesta risulterebbe coinvolto
anche l'allora amministratore delegato di Anconambiente
Umberto Montanari (oggi passato alla carica di direttore
generale, ndr). Sarebbero in corso accertamenti specifici su
un presunta omessa vigilanza dell'attività Recomat, di cui
Anconambiente deteneva il 30 per cento delle quote, e, a
margine, per il trasferimento di rifiuti urbani e assimilati
agli urbani da Anconambiente alla stessa azienda corinaldese.
Agli atti, a questo proposito, il carteggio tra Corinaldo ed
Anconambiente. Socie della srl di Corinaldo, anche altre tre
aziende specializzate nella gestione dei rifiuti, la Garbage
srl di Ancona diretta da Paolo Baldoni, la Smea spa di
Macerata (amministratore delegato Stefano Monachesi) e la
Coppari Virgilio srl di Corinaldo dello stesso Virgilio
Coppari - Tra i nomi soggetti ad indagine anche il
presidente della Recomat srl Giovanni Bevilacqua,
tecnicamente iscritto nel registro degli indagati. Ieri
mattina il sequestro dell'impianto di viale dei Trasporti,
nella zona Zipa di Corinaldo, sede della Recomat srl, la cui
attività, stando ad alcune indiscrezioni, era ferma da sei
mesi. Nata nel gennaio del 2003, la Recomat era
specializzata nella cernita, nella selezione e nel recupero
di rifiuti speciali non pericolosi. Secondo l’accusa,
tonnellate di immondizia con la falsa classificazione di
"imballaggi misti", venivano smaltiti nelle discariche
anconetane di rifiuti urbani di Corinaldo (gestita fino al
31 dicembre 2003 dai Coppari), Castelcolonna e Sogenus di
Moie di Maiolati. Agli imballaggi veniva applicata una
etichettatura con i codici di carta e cartone quando in
realtà contenevano fanghi industriali, miscele varie, oli,
lana di vetro e vernici plastiche. Ad insospettire i
carabinieri del Noe è stato proprio il viavai di tir
provenienti dal nord Italia in direzione Corinaldo. «I
rifiuti - ha spiegato Giuseppe Di Venere, comandante del Noe
di Ancona - venivano smaltiti tali e quali a come
arrivavano, consentendo così all'organizzazione il
perseguimento di consistenti profitti illeciti eludendo i
costi ordinariamente dovuti per smaltire presso i siti
autorizzati». Ventimila nel complesso le tonnellate di
rifiuti speciali smaltiti irregolarmente dalla Recomat nelle
tre discariche anconetane con conseguente lucro di almeno un
milione di euro. Un giro che ha visto coinvolti 22 impianti
di gestione rifiuti, 6 aziende di trasporto e 3 ditte di
intermediazione. «Il tutto - ha puntualizzato Antonio Menga,
comandante del Noe di Roma - con un danno anche per la
Regione Marche, truffata di almeno 20 mila euro di "ecotassa"
inevasa perché versata in misura ridotta dalla Recomat a
seguito della simulazione del recupero dei rifiuti mai
avvenuto». Nel corso delle indagini, sono state sequestrate
circa 10 mila tonnellate di rifiuti, un automezzo pesante e
un impianto tecnologico-ambientale per un valore di 3
milioni di euro.
Il socio Anconambiente fa
quadrato
Montanari: «A loro solo
cartoni». Fabiani: «Usciti da gennaio»
di GIAMPAOLO MILZI
Secondo la procura la Recomat
di Corinaldo quell'immondizia la gestiva in modo truffadino,
e cioè la riceveva e poi la smistava nelle discariche senza
lavorarla; perciò i suoi due manager di vertice, Virgilio e
Cristian Coppari sono agli arresti domiciliari. E gli altri
soci o membri del consiglio d'amministrazione della presunta
società-Attila? Toccati dalle indagini del Noe, i più
dichiarano di avere le mani pulite. A cominciare da Umberto
Montanari, all'epoca del traffico illecito di rifiuti sotto
accusa amministratore delegato di Anconambiente (ora è
direttore generale), che deteneva il 30% di azioni Recomat.
«Tra multiservizi Anconambiente e Recomat solo rapporto
commerciale. Le conferivamo i rifiuti d'imballaggio misti,
per lo più cartonati e plastica, che selezionavamo nella
nostra raccolta differenziata. Niente roba pericolosa,
rifiuti speciali assimilati agli urbani», ha detto ieri un
suo avvocato. Di più: «Di srl Recomat eravano solo soci, mai
rivestite cariche formali o in cda». Una srl controllata da
Anconambiente «fino al gennaio 2005, avendo ceduto ogni sua
quota di partecipazione in quella società con atto presso il
notaio Scoccianti del 12 gennaio 2005», ha precisato in una
nota l'attuale presidente del cda della multiservizi del
Comune di Ancona, avvocato Fabiani. «Prima - ha aggiunto -
il cda di Anconambiente, insediato il 4 giugno 2004, aveva
deliberato, già dal settembre del 2004, di non partecipare
alla ricapitalizzazione della Recomat srl e di uscire dalla
compagine societaria. Nessuno degli attuali amministratori
di Anconambiente ne è o ne è mai stato amministratore».
Insomma, nel tempo Anconambiente si è sganciata anche come
socia. Possibile che alla Recomat siano arrivati dalla
multiservizi dorica o da altri clienti rifiuti "mascherati"
con codici fasulli? Gli inquirenti non lo escludono. E che
dire dell'indagato Giovanni Bevilacqua, e della sua doppia
poltrona: come presidente nel cda di Recomat e come
consigliere nel cda di Anconambiente? Secondo Montanari,
nella Recomat rappresentava un altro cliente eccellente
della stessa Recomat, «cioè la Smea spa di Macerata»,
anch'essa oggetto delle attenzioni del Noe. Lo smentisce
Stefano Monachesi, amministratore delegato Smea: «Mai
conferiti rifiuti alla Recomat, mai avuti rapporti con il
suo cda, in cui non avevamo un rappresentante. Con l'azienda
di Corinaldo eravamo soci al 10% perché collegata a un
progetto con Anconambiente. Poi abbiamo ceduto la nostra
quota ai Coppari. Bevilacqua lo indicò Anconambiente, e noi
ci adeguammo». Materiali misti di imballaggio portuale erano
destinati a Corinaldo anche da un altro socio-cliente
anconetano di Recomat: la "Garbage srl". Paolo Baldoni, nel
cda Recomat fino a circa un anno fa, è "meravigliato"
dell'inchiesta: «Della costituzione di Recomat fui il
promotore, e non ho mai avuto né sospetti né contestazioni
dal Noe. Poi fu Coppari a rilevare la nostra quota del 4%».
LA REGIONE
«Se saranno accertate
responsabilità, la Regione sarà parte lesa anche per il
danno ambientale». Lo ha detto l' assessore all' ambiente
Marco Amagliani, commentando la vicenda giudiziaria che vede
coinvolte alcune ditte specializzate nel trattamento dei
rifiuti in provincia. Amagliani ha espresso massima
considerazione e piena fiducia nell' operato della
magistratura, oltre ad un sentito apprezzamento per il
lavoro di indagine condotto dal Nucleo tutela ambientale dei
Carabinieri di Ancona». L' assessore si è anche detto certo
che l' inchiesta «così scrupolosamente condotta, porterà
all' accertamento di tutte le responsabilità». E ha
annunciato che proporrà alla giunta regionale di valutare la
possibilità di costituirsi parte civile, non solo come
eventuale parte lesa per la non dovuta riduzione fiscale
alle ditte indagate, ma anche e soprattutto per il danno al
patrimonio ambientale.
«Se avessi saputo lo avrei
denunciato»
Il presidente della Smea
respinge ogni addebito per il traffico di rifiuti. I
risvolti dell’inchiesta dei carabinieri del Noe che ha
portato all’arresto di due imprenditori anconetani
di ROSALBA EMILIOZZI
«Se avessi saputo che
facevano certi traffici, li avrei denunciati io per primo».
Parole di Stefano Monachesi, amministratore delegato della
Smea, la società pubblico-privata che si occupa di rifiuti,
il cui nome ieri è saltato fuori nel corso della conferenza
stampa sulla maxi inchiesta sul presunto traffico di rifiuti
speciali “taroccati”. Monachesi, che è il socio privato del
Comune di Macerata, si dice estraneo alla vicenda che ha
portato agli arresti domiciliari Virgilio Coppari,
amministratore delegato della Recomat srl, e il figlio
Cristian, direttore della ditta di Corinaldo. Trentuno
indagati (ci sono anche due funzionari di Anconambiente Spa),
un milione di euro guadagnati illecitamente, coinvolti 22
impianti di gestione rifiuti, sei aziende di trasporto e tre
ditte di intermediazione. Un ufficiale del Noe dai microfoni
del Tg3 parla di «responsabilità delle aziende pubbliche» e
cita «Anconambiente e Smea». «Ho appreso la notizia dalla
televisione ribatte Monachesi La Smea coinvolta? Semmai
siamo parte lesa, abbiamo subìto un danno all’immagine, ci
riserviamo azioni legali». La notizia ieri ha fatto rumore.
E’ stato un continuo di telefonate in redazione: tutti a
chiedere di eventuali risvolti sulla Smea e quindi sul
Comune. Secondo l’accusa, l’azienda corinaldese che aveva
tra i soci la Smea Spa, Anconambiente Spa e Garbace srl di
Ancona sarebbe stata l’anello di congiunzione di un presunto
giro di smaltimenti illeciti. Il materiale di scarto (fanghi
industriali, oli, lana di vetro e di roccia, vernici
plastiche), proveniente da Lombardia, Veneto, Emilia
Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, secondo gli
inquirenti sarebbe stato solo fittiziamente trattato, prima
di finire così com'era nelle discariche anconetane di
Corinaldo, Castelcolonna e Moie. Monachesi spiega: «Eravamo
soci con Anconambiente della Recomat, società nata con
obiettivi che poi sono venuti meno. Non abbiamo mai avuto
rapporti in seno all’organo amministrativo, né abbiamo mai
conferito rifiuti all’impianto della Recomat. Avevamo solo
il dieci per cento, senza nessun ruolo, e come soci ce ne
siamo andati un anno fa con Anconambiente. Abbiamo ceduto le
quote alla famiglia Coppari». Il perché, Monachesi, lo
spiega con il fatto che le finalità della società erano
venute meno. «La società era nata per creare un sistema di
gestione di rifiuti, Anconambiente era il soggetto trainate
in un contesto provinciale, noi eravamo un supporto». Tanto
era defilata la posizione della Smea che Monachesi non ha
difficoltà a dire che alla Recomat «ci sarò andato tre
volte, compresa l’inaugurazione». E Giovanni Bevilacqua
accreditato come rappresentante della Smea nel Cda della
Recomat? «E’ stato indicato da Anconambiente, noi abbiamo
accettato». E ribadisce: «Non c’era un nostro rappresentante
nel Cda». «Mi sento tranquillo e, se possiamo essere utili,
siamo a disposizione della magistratura». Nessun
carabiniere, afferma Monachesi, ha bussato alla porta della
Smea. «Non abbiamo avuto perquisizioni, né avvisi di
garanzia» dice Monachesi. Non sa nulla dell’indagine Claudio
Netti, avvocato storico di Monachesi.
A Corinaldo tante
chiacchiere «Lo dicevamo, c’era qualcosa...»
di MATTEO BETTINI
CORINALDO - All’avvocato
Gabriele Gusella il compito di trovare elementi in grado di
confutare l'accusa, la vicenda che vede protagonisti
Virgilio e Cristian Coppari. I vicini di Virgilio Coppari,
titolare insieme al figlio Christian della ditta di
smistamento rifiuti posta sotto sequestro, ubicata a
Corinaldo in via Passo dell'Acquedotto, non sono stati colti
di sorpresa: già un po' immaginavano che qualcosa sarebbe
accaduta, prima o poi. «La sua attività - confessa un
falegname che ha una casa-laboratorio nelle vicinanze - era
spesso l'argomento principale delle nostre recenti
conversazioni: giravano da tempo voci contraddittorie, anche
se di preciso non sapevamo niente». Ma sono tante, invece,
le supposizioni che sovente venivano sussurrate a proposito
del lavoro della ditta. «In queste circostanze - aggiunge un
altro vicino di casa - subentra il sequestro per traffico
illecito di rifiuti, oppure per smaltimento non autorizzato:
ne parlavamo, ultimamente, anche se non so di preciso quale
sia il caso di Virgilio». Che ha una passione per un gioco
tipico delle campagne del senigalliese, "la ruzzola"
(consiste nel far correre un piccolo disco di legno per le
strade con parecchie curve, senza farla andare fuori
traiettoria, ndr), alle cui gare non era mai mancato.
Nell'ultima edizione invece, che ha preso il via appena tre
giorni fa, non si è fatto vedere: forse è anche per questo
che gli amici hanno subodorato che qualcosa era nell'aria. E
il portone di casa, per ora, rimane chiuso.
Alla Sogenus alzano le
mani: «Da noi niente carichi illeciti»
di G.M.
Secondo il pm il raggiro
"Star recycling" da 1 milione di euro era radicato in una
combutta a monte: i rifiuti arrivavano alla Recomat di
Corinaldo per lo più dal nord Italia, l'azienda li
riclassificava come robaccia frutto della sua attività di
recupero ma li inviava alle discariche di Castelcolonna,
Moie e della stessa Corinaldo senza averli trattati.
Possibile che "a valle" nessuno si sia accorto del presunto
traffico truffaldino? Sospetti proprio sulla discarica di
Corinaldo, dato che fino al 31 dicembre del 2003 faceva capo
a Virgilio e Cristian Coppari, finiti ai domiciliari in
qualità di manager Recomat. «Ma noi della Sogenus di Moie
non c'entriamo nulla - precisa il suo direttore generale
Mauro Ragaini - Perché ci risulta che qui, a differenza di
altre discariche, sono sempre arrivati rifiuti speciali non
pericolosi, soltanto speciali. Il Noe ha acquisito la nostra
documentazione, anche sui rapporti con Recomat. Sui rifiuti
che quella srl ci veicolava abbiamo fatto controlli a vista
e in laboratorio. E quei rapporti li abbiamo rotti a
novembre 2004, perché la Recomat non ci pagava. Come
Castelcolonna, siamo rirorsi a un'azione civile per recupero
crediti. Noi siamo arrivati anche al pignoramento». Recomat
verso la procedura fallimentare? In Tribunale ci sarebbe
almeno un'istanza. Grosse "difficoltà economiche" che hanno
indotto a rompere con Recomat anche Morfea Gasparroni,
presidente dell'azienda discarica di Castelcolonna: «Abbiamo
troncato nell'aprile 2004, e prima abbiamo sempre
controllato i rifiuti in arrivo». |
|
“Centro invivibile”, rivolta
online
Dalla sicurezza al traffico,
“Il cittadino informa” accende il malcontento su Internet
REDAZIONALE
FALCONARA – Fra cantieri
ovunque, lavori perennemente in corso, posti auto
introvabili a qualsiasi ora del giorno e della notte e
convivenza forzata con rumori notturni, schiamazzi e atti di
teppismo è sempre più difficile la vita dei falconaresi che
risiedono in centro, ma da qualche giorno in rete c’è una
voce che ha deciso di parlare e anche molto chiaramente. “Il
cittadino informa”, alternativa popolare e di base del
foglio ufficiale dell’amministrazione comunale “Informare la
città” (recentemente rivisto nell’impostazione nella
grafica, ma sempre abbastanza autocelebrativo) arriva ad una
mailing list selezionata ed anche a tutti gli enti
interessati e preposti al controllo per mettere in evidenza
in toni pacati e civili, ma dai quali traspare una certa
esasperazione, la questione dei cantieri aperti “senza avere
idea di quando i lavori saranno ultimati”, degli interventi
perenni alle fognature inspiegabilmente sequestrano i così
rari posti auto”. Insomma, secondo gli autori di questo
foglio virtuale che sta viaggiando on line nella posta dei
falconaresi, “non si vive più”. “Pur lodando l'iniziativa
del nostro Comune sulle attività imprenditoriali – scrivono
gli autori della protesta che che viaggia sul web –
riceviamo ancora segnalazioni di cittadini di zona centro,
esasperati dall'accerchiamento dei cantieri”. Dagli abitanti
di via Cavour e in piazza Mazzini sono arrivate proteste per
il deposito macchine operatrici, per il cantiere infinito
dell’ex garage Fanesi, per le pale meccaniche, le gru, i
rumori, i motori , i martelli pneumatici, e “chi più ne ha,
ne metta, e tutto questo ad ogni ora del giorno sia nei
giorni lavorativi, prefestivi e festivi”. “Agli enti in
indirizzo, cioè Regione, ufficio ambiente del Comune, ecc –
prosegue la mail – chiediamo di andarsi a rileggere l’art
n°6 sulla valutazione previsionale di clima acustico,
facendo magari una verifica di quanto segnalato con un
richiamo ad una maggiore ‘vigilanza”. Anche perché,
osservano gli autori della mail di protesta (che dovrebbe
essere solo la prima di una lunga serie) nel frattempo i
vigili, “seguendo le indicazioni del nuovo dirigente, hanno
inaugurato la tolleranza zero, facendo multe a raffica”. Ma
a proposito di “tolleranza zero”, gli autori di questo
bollettino di resistenza urbana dicono di aspettarsi un vero
giro di vite sulla legalità, che però interessi tutti i
cittadini, non solo i deboli. “Vorremo veder multare anche
la doppia o tripla fila delle auto dei nostri concittadini
Rom – spiega la mail – e il fracasso acustico degli stereo a
tutto volume nelle auto parcheggiate sotto le nostre case.
Speriamo poi di vedervi intervenire su gli extracomunitari
che ubriachi rendono sempre più difficile la vita degli
onesti, rispettosi delle istituzioni e delle leggi”. Una
protesta precisa e circostanziata, quindi, che tocca
problemi sempre più sentiti ai quali però l’amministrazione
comunale non sembra voler prestare attenzione nonostante le
proteste di molti residenti nel quadrilatero compreso fra le
vie XX Settembre, Flaminia, Rosselli-Leopardi e Trieste che
con la chiusura definitiva di un'altra porzione di via Bixio
si sono ritrovati a dover fare i conti con la cronica
carenza di posti auto nonostante il pagamento del, non certo
economico, permesso residenti. “Noi di via Leopardi –
dichiarano gli abitanti della zona – siamo vincolati alla
‘zona blu’, mentre poco sopra nella ‘zona verde’, dove ci
sono meno condomini un po’ di posto ci sarebbe, ma si
rischia la multa. Forse il Comune dovrebbe rivedere le sue
decisioni in materia”.
Scoperto traffico di
rifiuti, due arresti
Ben 31 persone denunciate a
piede libero, tra le quali ci sarebbero anche due funzionari
di Anconambiente Spa Ai domiciliari Virgilio Coppari e il
figlio Cristian della “Recomat srl” di Corinaldo
Lorenzo Sconocchinie Alberto
Bignami
ANCONA - Una gigantesca
lavatrice d’immondizia ripuliva migliaia di tonnellate di
rifiuti speciali. Ma solo sulla carta, perché in realtà
fanghi industriali, miscele di rifiuti, oli, lana di vetro e
di roccia, vernici, plastiche e altre tossine per l’ambiente
venivano smaltiti in discarica tali e quali, senza alcun
trattamento. Era un semplice giro-bolla, un valzer di
documenti e etichette cambiate, quello con cui negli ultimi
due anni la Recomat di Corinaldo, società specializzata nel
riciclaggio dei rifiuti, avrebbe “sbiancato” circa ventimila
tonnellate di rifiuti speciali provenienti da ditte del
Centro-nord (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e
Friuli) e finiti come se niente fosse in tre discariche di
residui urbani in provincia di Ancona - Castelcolonna,
Corinaldo e alla Sogenus di Moie - dopo una classificazione
fasulla come “imballaggi misti” che consentiva di aggirare
gli alti costi di uno smaltimento in discarica
specializzata. Il traffico illecito di rifiuti, scoperto dai
carabinieri per la tutela dell’ambiente, ha portato agli
arresti domiciliari Virgilio Coppari, 48 anni di Corinaldo,
amministratore delegato di “Recomat srl”, e il figlio
Cristian Coppari, 24, direttore della ditta attiva dal
febbraio del 2003 nella selezione e recupero dei rifiuti
speciali non pericolosi. Le ipotesi di reato contestate
nell’ordinanza di custodia cautelare vanno dall’attività
finalizzata al traffico e alla gestione illecita dei rifiuti
al falso e alla truffa aggravata ai danni della Regione
Marche. Accuse che coinvolgono, oltre ai due Coppari, ben 31
persone denunciate a piede libero, tra i quali ci sarebbero
anche due funzionari di Anconambiente Spa, la società del
Comune di Ancona che fino al 12 gennaio scorso partecipava
con una quota del 30% alla “Recomat”. L’inchiesta condotta
dal pm Paolo Gubinelli riguarda gli ultimi due anni di
attività della Recomat ed era partita dalla constatazione
che ingenti flussi di rifiuti speciali prevenienti da
impianti del Nord Italia venivano inviati per il recupero
alla ditta di Corinaldo. I dettagli del’operazione “Star
Recycling” sono stati illustrati ieri in una conferenza
stampa tenuta alla caserma Burocchi di Ancona dal comandante
del Nucleo tutela ambientale dei carabinieri di Roma,
Antonio Menga, e dal comandante del Noe di Ancona, Giuseppe
di Venere. Secondo l’indagine la Recomat (che fino al 2003
gestiva direttamente la discarica di Corinaldo e tra i suoi
soci annoverava anche Smea Spa di Macerata e Garbage Srl di
Ancona) sarebbe stata l’anello di congiunzione di questa
filiera dello smaltimento illecito di rifiuti, un
riciclaggio fittizio che avrebbe permesso un guadagno
complessivo di un milione di euro (legato al risparmio degli
alti costi di smaltimento dei rifiuti speciali) coinvolgendo
22 impianti di gestione di rifiuti, tre ditte di
intermediazione rifiuti e sei aziende di trasporto. Chi ci
ha rimesso? Oltre all’ambiente, anche la Regione Marche, per
il mancato versamento di circa 20 mila euro di “ecotassa” da
parte della Recomat, che simulando i trattamenti di recupero
beneficiava di sgravi fiscali. Ma a un certo punto alla
Recomat si sono trovati con l’acqua alla gola, per i debiti
accumulati nei confronti di discariche, banche e fornitori,
e per diverse fatture non saldate dai committenti. Così a
marzo i titolari avevano stipulato una cessione della
società a imprenditori romani. Tra i denunciati figurano
anche gli acquirenti della ditta, oltre ai rappresentanti
delle aziende che smaltivano i ri fiuti e alcuni
intermediari. Durante le indagini, cui hanno partecipato
anche l’Arpam e la polizia provinciale, sono state
sequestrati 10 mila tonnellate di rifiuti, un autocarro e un
impianto tecnologico-ambientale per un valore di tre milioni
di euro. |