RASSEGNA STAMPA 16.11.2005

 

MESSAGGERO
I comitati si lamentano con Carletti: «La città cambia tranne Fiumesino»

I comitati si scagliano contro il Comune. «La città cambia, ma non per noi». E’ questo il succo della lettera inviata dai residenti di Fiumesino al sindaco in merito ai numerosi cantieri presenti in città definiti dall'aministrazione «il risultato di un'intensa attività di programmazione». Dura la replica. «Se per altre zone questa politica è stata portata avanti con successo, perché non è stato fatto lo stesso per il Contratto di quartiere (dopo 7 anni ancora nulla è stato fatto per la riqualificazione); per l'eliminazione delle aree degradate; per l'attraversamento pedonale alle fermate degli autobus sulla Flaminia; per la viabilità; per la protezione del quartiere (un terrapieno di difesa dai pericoli della raffineria Api). In compenso ci ritroviamo la progettazione di un by-pass ferroviario che deturperà il territorio, il rinnovo della concessione all’Api fino al 2020 e un megaparcheggio per autocisterne».

Nuova fiera, dopo il sì di Falconara ecco i dubbi del Prc di Chiaravalle

CHIARAVALLE «Rifondazione comunista non è pregiudizialmente contraria allo spostamento a nord della Fiera di Ancona, anzi, in un quadro di rilancio del sistema fieristico regionale la Bassa Valle dell’Esino può rappresentare una delle collocazioni ideali», scrive il Prc chiaravallese. Tutto a posto allora? No. «Nella proposta della società Quadrilatero - prosegue infatti la nota - l’area occupa una superficie di circa 50 ettari (circa 18 nel Comune di Chiaravalle, la restante in quello di Falconara) ed è prevista, oltre a strade, parcheggi ecc., nuova edificazione per quasi 500.000 mc. Sono queste le esigenze del nuovo Polo fieristico? Ci sembrano esagerate». Insomma, sarebbe «una trasformazione irreversibile del territorio che va attentamente valutata». Ecco il punto: per Prc non c’è «un processo partecipato dalle popolazioni di valutazione degli impatti ambientali» nè gli «inevitabili impatti sono compensati da interventi di miglioramento, ad esempio, della drammatica situazione infrastrutturale».

Chiaravalle, ecco l’ impianto Così i rifiuti saranno riciclati

di GIAMPAOLO MILZI

AVVENIRISTICO, flessibile, rispettoso di ogni norma in materia. Inquinerà meno di una normale fabbrica e ridurrà il fabbisogno di discariche e gli attuali costi di trasporto dei rifiuti. Fa scintille in linea con lo sviluppo tecnologico eco-sostenibile, l'identikit del nuovo impianto di trattamento di quelli urbani. Rifiuti che è destinato a ricevere dai 16 Comuni del Bacino 1 della provincia di Ancona. E' l'impianto che il consorzio intermunicipale Conero Ambiente ha deliberato di realizzare, grazie a un finanziamento di 13.575.000 euro, in località ex Galoppo di Chiaravalle. Mezza Chiaravalle gli ha dichiarato guerra.

Montanari: «Recomat, ecco la mia verità»

Rifiuti & polemiche. Il centrodestra esce dal torpore, Silvetti (An): «Il sindaco sospenda il direttore generale» Pronta la memoria per il pm. L’attuale vicepresidente Secchi: «Salvato il capitale»

di GIAMPAOLO MILZI

Fa le pulci alle carte di Anconambiente per trarne quel "contributo chiarificatore" promesso al pm Gubinelli per conto del "non indagato" Umbero Montanari, l'avvocato Cristiana Pesarini. «Portavoce giuridico e non politico», precisa, del direttore dell'azienda dorica coinvolta nell'inchiesta sui rifiuti speciali e forse pericolosi recuperati solo in teoria alla Recomat di Corinaldo. Il succo della memoria che presto presenterà in procura? Montanari - all'epoca (2003-2004) del traffico illecito inquisito, amministratore delegato di Anconambiente - portò ogni proposta di decisione al consiglio d'amministrazione della semi-municipalizzata (che deteneva il 30% delle quote Recomat). Illustrò le consulenze sui rifiuti speciali assimilabili agli urbani e su quelli "secchi" destinati all'impianto di trattamento ora sotto sequestro a Corinaldo. Relazionò sulle delibere. E tutto era approvato dall'intero consiglio d'amministrazione. Come dire: Montanari manager trasparente; e anche i rapporti commerciali con Recomat e con i due Coppari - l'amministratore delegato Virgilio e il direttore Cristian, ristretti agli arresti domiciliari - erano pane per tutto il cda di Anconambiente, composto da Giovanni Bevilacqua, Pierpaolo Sediari, Lidia Mangani, Giorgio Marchetti ed Ercole Luca. Quel pane - ora analizzato delle indagini - era noto a Bevilacqua, consigliere alla società anconetana e contemporaneamente presidente di quella che gestiva l'impianto patner di Corinaldo. E da Pierpaolo Sediari, presidente della prima. Anzi, forse Sediari la situazione Recomat - e i suoi affari? - li conosceva anche meglio: fu lui a partecipare alle assemblee che spinsero Anconambiente a rilevare tutte le azioni Recomat. Poi c'erano i semplici soci. La Sma di Macerata. E Paolo Baldoni, amministratore della Garbage srl dello scalo dorico. Lui fu ideatore, vicepresidente e cliente di Recomat, di cui Garbage aveva il 4% di azioni. Il pm Gubinelli sta per fare il punto con il Noe. Poi l'interrogatorio dei Coppari. Quindi verranno sentiti molti di coloro per gli inquirenti "potevano sapere degli strani traffici di Recomat". Oggi il parere del pm sulla richiesta di revoca dei domiciliari presentata al gip dagli avvocati di Coppari. Il nuovo Cda - «Recomat non era più strategica. Ed uscendo dalla società prima dell'aumento del capitale Anconambiente ha recuperato l’intero capitale senza rimetterci così un solo cent. Una società dove inoltre Anconambiente non aveva un proprio esponente nel Cda visto che Bevilacqua era espressione del socio maceratese». Lino Secci, diessino, vicepresidente Anconambiente, atti alla mano ha tranquillizzato la segreteria comunale della Quercia sul caso Recomat-Anconambiente durante la riunione voluta dal segretario Lanfranco Giacchetti. «Eravamo tranquilli prima, lo siamo ora che ci è stato esposto l’iter amministrativo su Recomat» afferma il segretario Ds al termine dell’incontro. Anconambiente che nell’estate 2004 aveva cercato di acquistare le quote dei Coppari ma di fronte a un attrattiva che non si sbloccava la spa dei rifiuti dorica ha deciso di vendere ai privati la propria quota. Una decisione votata dal Cda presieduto da Maurizio Fabiani a dicembre 2004 e ratificata dal notaio a gennaio di quest’anno. La Cdl - Il centrodestra esce dal torpore sul caso-Anconambiente. Daniele Silvetti (An) chiede che «il direttore generale Umberto Montanari» venga «sollevato dall'incarico fino al termine delle indagini». Mentre Daniele Berardinelli (Fi) annuncia di aver inserito una propria interrogazione urgente nella lista del consiglio comunale del 28 novembre per avere «la massima chiarezza e trasparenza».

 
CORRIERE ADRIATICO
Nuova discarica, vecchi parametri

La selezione elaborata dall’Università basata sui dati Enea 1994 oggi superati

REDAZIONALE

FILOTTRANO - L’identificazione dei siti ottimali per la nuova discarica e soprattutto la graduatoria sarebbe basata su parametri superati. E la circostanza potrebbe rimettere in discussione la graduatoria del’Università Politecnica di Ancona. I parametri usati dallo studio del professor Erio Pasqualini sono quelli dell’Enea del 1994, non attuali per la tipologia di discarica che si prevede. Ci spieghiamo. Quei parametri dell’Enea si riferiscono a discariche come quelle in attività, dove i rifiuti urbani giungono senza trattamento o selezione preventiva. In questo modo, nelle discariche attuali, i rifiuti urbani producono percolato, biogas e polveri. Per questo il terreno e la zona devono avere caratteristiche di sicurezza ben specificate. Ma nella moderna discarica dov’essere conferita solo la parte residuale dei rifiuti urbani trattati dall’apposito impianto previsto al Galoppo di Chiaravalle. E questa quota di rifiuti residuali post-selezione e trattamento è completamente inertizzata e quindi non produce percolato, biogas e polveri una volta conferita in discarica. Questo dovrebbe tranquillizzare il Comune di Filottrano e quanti contestano la scelta. Ma a questo punto i parametri Enea 1994 appaiono del tutto superati. In pratica non servono più tutte quelle peculiarità del terreno, e le prescrizioni consequenziali. Sarebbe come costruire profonde fondazioni in cemento armato per sostenere una casa di plastica. Ne deriva che i siti possibili - con caratteristiche idonee ai rifiuti prettrattati potrebbero essere diversi e più numerosi, magari anche meno lontani dalla costa. La provincia ha dato l’incarico di identificazione e selezione dei siti all’Università Politecnica di Ancona nel 2001 e ovviamente lo studio è stato condotto con i parametri allora vigenti. Il decreto legislativo n.36 del 13 gennaio 2003 regola la costruzione e la gestione delle discariche, e tra le tante cose dice pure che non vi potranno più essere smaltiti rifiuti urbani o assimilabili agli urbani se non preventivamente trattati. E siccome fino a oggi per la nuova discarica si è parlato di conferimento di rifiuti urbani e assimilabili agli urbani preventivamente trattati, ecco che la tesi esposta può trovare fondamento. Ma tutto sarebbe diverso se nella nuova discarica fosse previsto anche lo smaltimento di altre tipologie di rifiuti. Quanto sopra esposto non vuol essere in alcun modo una irriguardosa censura al lavoro dell’Università Politecnica che ha ricevuto l’incarico - ripetiamo - nel 2001 mentre la nuova normativa risale al 2003. E siccome in materia di rifiuti e discariche ci sono leggi comunitarie e nazionali, Piani regionali e provinciali, un non addetto ai lavori (come chi scrive) rischia di impantanarsi. Resta però il fatto che sta finendo il 2005, che ci vorranno almeno un paio di anni per realizzare una discarica individuata con parametri non al passo con l’evoluzione. Due elementi di riflessione in più, forse, per quanti questa sera al Torquis di Filottrano daranno vita al Comitato di tutela: la nuova discarica non provocherà percolato, biogas e polveri, quindi non spaventa nessuno e ridimensiona di molto i catastrofisti; ma oggi ci sono altri elementi per affermare che la discarica può essere realizzata più vicino alla costa.

Scandalo dei rifiuti, scocca l’ora dei big

L’ex numero uno di Anconambiente presenterà oggi una memoria per spiegare i rapporti commerciali tra la Spa pubblica e la ditta di Corinaldo al centro dell’inchiesta Il Noe interrogherà gli amministratori Dossier di Umberto Montanari in procura, presto saranno sentiti i membri del Cda della Recomat

REDAZIONALE

ANCONA - E’ l’ora dei piani alti, nell’inchiesta sui traffici illeciti di rifiuti imperniati secondo la procura intorno alla Recomat di Corinaldo. I carabinieri del Noe stanno completando l’analisi della montagna di documenti sequestrati nove giorni fa negli uffici della ditta di Virgilio Coppari, ai domiciliari con il figlio Cristian, e a giorni dovrebbero convocare per l’interrogatorio anche chi era nel consiglio di amministrazione della Recomat in rappresentanza dei soci “forti”: Giovanni Bevilacqua, l’ex presidente nominato dalla parte pubblica Smea ed ex del Cda di Anconambiente, e probabilmente anche Paolo Baldoni della Garbage, la società di smaltimento di imballaggi portuali che deteneva il 4% della Recomat. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico cercheranno di capire come funzionava la catena di gestione alla Recomat, se il Cda ha svolto fino in fondo il suo ruolo di controllo nei confronti di chi aveva responsabilità operative, l’amministratore delegato Virgilio Coppari e suo figlio Cristian, direttore dell’azienda. Non si sa ancora se verranno sentiti come persone informate dei fatti, ossia semplici testimoni, oppure invitati a presentarsi con un avvocato, perché per il loro status di ex componenti del Cda passibili (anche in base alle dichiarazioni che renderanno) di un coinvolgimento dell’inchiesta. Intanto oggi l’avvocato Cristiana Pesarini presenterà una memoria al pm Paolo Gubinelli per conto di Umberto Montanari, ex amministratore delegato e attuale direttore generale di Anconambiente. Pur chiarendo che non risulta alcun suo coinvolgimento diretto nell’inchiesta, l’avvocato di Montanari aveva annunciato la volontà dell’ex ad di dare chiarimenti tecnici sia sulla partnership societaria con Recomat, sia sui rapporti di natura commerciale intrattenuti da Anconambiente, che nell’impianto corinaldese conferiva per il riciclaggio imballaggi misti e la cosiddetta “frazione secca” degli Rsu. I carabinieri del Noe sospettano che sia stata aggirata l’ecotassa non rispettando la percentuale minima per il recupero (40%) stabilita dall’autorizzazione della Regione Marche. Nella memoria tecnica dell’ex numero uno di Anconambiente si sostiene invece che quel limite minimo è stato ampiamente superato. E ci sarà modo anche di chiarire il contenuto di un fax, intercettato nel febbraio scorso dal Noe e ritenuto dalla procura un indizio dei traffici illeciti gestiti da Recomat, con cui la ditta di Corinaldo contestava ad Anconambiente la composizione di alcuni carichi di imballaggi misti.

“L’impianto al Galoppo tutela l’ambiente”

Conero Ambiente illustra le peculiarità della struttura di selezione e trattamento dei rifiuti

REDAZIONALE

CHIARAVALLE - Il Consorzio Conero Ambiente risponde (indirettamente e senza mai citarlo) al Comitato contestatore, sostenendo che “l’impianto di trattamento rifiuti urbani in località Galoppo di Chiaravalle è una realizzazione per la tutela dell’ambiente”. Ricordando che il 7 luglio scorso l’Assemblea del consorzio (formata da 16 sindaci o loro rappresentanti) ha deliberato la localizzazione dell’impianto stesso e che la scelta del Galoppo è basata “sulle norme vigenti (decreto Ronchi e Piani rifiuti regionale e provinciale) e sulla situazione del ciclo rifiuti esistente nei 16 Comuni, riflessione condotta in sintonia con la Provincia”, la lunga nota di Conero Ambiente prosegue con la descrizione particolareggiata dell’impianto. Che ha nella flessibilità la caratteristica più rilevante potendosi adattare a diverse tipologie di raccolta. In sintesi: l’impianto non avrà depositi di rifiuti allo scoperto; gli edifici saranno in depressione; non ci saranno camini o ciminiere non essendoci processi di combustione; minima visibilità e tanti alberi attorno. E ancora: impegnerà un’area di 4 ettari di cui 1 coperto con 16 “biocelle” indipendenti di 210 mq l’una per un’altezza di 6 metri. Il costo totale è di 13,5 milioni. L’impianto tratterà 124.000 tonnellate all’anno di rifiuti di cui solo 10.500 tonnellate finiranno in discarica come residuale, circa l’8% ma con una raccolta differenziata preventiva del 35 %. Oggi la differenziata è meno del 20% e quindi aumenta la quantità di rifiuti residuali da mandare in discarica.

Il caso finisce anche davanti al giudice civile

Forza Italia incontra i vertici del comitato e attacca la giunta: “Decisioni assunte in pieno silenzio”

GIANLUCA FENUCCI

CHIARAVALLE - Presso la sezione di Forza Italia si sono incontrate le delegazioni del comitato “Giù le mani dal Galoppo” e del partito per discutere alcuni problemi inerenti la politica dei rifiuti nell’ambito 1. Il comitato era rappresentato dal presidente Fernando Pierluca, dal vice Roberto Sgroi e da Leonida Petrini, Sauro Stronati, Giovanni Graziani, Maria Cecchetti, Luca Leoni. Per Forza Italia erano presenti il consigliere regionale e provinciale Enrico Cesaroni, il consigliere comunale Leo Bianchelli, il delegato cittadino Stefano Damadei, Alessandro Pigliapoco, consigliere comunale di Monte San Vito, Bruno Paladini, consigliere comunale di Montemarciano, Giulio Argalia, consigliere comunale di Monsano, Franco Romagnoli ed altri membri del direttivo comunale. Bianchelli ha ricordato le ripetute denunce di irregolarità amministrative e tecniche formulate sia in sede di consiglio comunale che alla pubblica opinione, connesse alla realizzazione e alla gestione della discarica del Galoppo. “Denunce cadute nel vuoto – ha detto Bianchelli - per la difficoltà di comunicazione del partito e per la campagna di contro-informazione orchestrata dall’amministrazione di Chiaravalle, per minimizzare o smentire critiche oggi rivelatesi fondate”. Leonida Petrini ha fatto rilevare come per anni i residenti abbiano accettato con spirito di abnegazione e di servizio alla comunità di convivere con una struttura che costituiva una palese anomalia rispetto ai progetti di sviluppo delle imprese e di ristrutturazione delle abitazioni. Il consigliere regionale e provinciale Enrico Cesaroni ha denunciato il clima di omertà in cui sono state assunte troppe importanti decisioni, il pieno controllo politico-amministrativo della filiera dei rifiuti da parte di alcune forze politiche dell’Unione e le difficoltà di far recedere tali forze politiche da un disegno che sembra accontentare diverse aspettative. Chiudendo il suo intervento, Cesaroni ha invitato il comitato ad una maggiore mobilitazione delle persone e ad aggiungere al ricorso al Tar anche un procedimento in sede civilistica per recuperare il danno causato ai residenti dalla realizzazione dell’impianto. “Sono lieto delle numerose convergenze di ordine tecnico e politico-amministrativo” ha concluso Sgroi.

E ora anche i Verdi alzano la voce

g.f.

CHIARAVALLE - Anche i Verdi hanno incontrato il comitato “Giù le mani dal Galoppo”, con il significativo coinvolgimento dell’assessore provinciale, Luciano Montesi. Il comitato “Giù le mani da Galoppo” ed i Verdi di Chiaravalle hanno concordato sulla necessità di promuovere un’azione politica forte che parta da alcuni punti programmatici. “Va ribadito con chiarezza – si è detto durante l’incontro - il rifiuto netto di qualsiasi ipotesi che contempli o apra la strada all’incenerimento dei rifiuti ed occorre rilanciare e potenziare la raccolta differenziata dei rifiuti, fissando l’obiettivo del riciclaggio di almeno il 70% dei rifiuti solidi urbani. E’ indispensabile avviare immediatamente la raccolta della frazione organica, favorendo le iniziative delle amministrazioni comunali e dei cittadini. Ci opporremo decisamente al tipo di impianto proposto dal consorzio ConeroAmbiente, che prevede una quota molto elevata (oltre il 50%) di materiali da avviare all’incenerimento”. I Verdi ed il comitato “Giù le mani dal Galoppo” hanno criticato un’eventuale collocazione dell’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti al Galoppo anche per il forte impatto che il traffico di mezzi pesanti fra Filottrano e Chiaravalle avrà in termini di viabilità e di inquinamento su una vasta area del territorio provinciale. Si allarga così il fronte anti-impianto per il trattamento dei rifiuti previsto in località Galoppo. Il comitato si è già ricorso al Tar per bocciare la delibera della Provincia.

 

 
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