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I comitati si lamentano con
Carletti: «La città cambia tranne Fiumesino»
I comitati si scagliano
contro il Comune. «La città cambia, ma non per noi». E’
questo il succo della lettera inviata dai residenti di
Fiumesino al sindaco in merito ai numerosi cantieri presenti
in città definiti dall'aministrazione «il risultato di
un'intensa attività di programmazione». Dura la replica. «Se
per altre zone questa politica è stata portata avanti con
successo, perché non è stato fatto lo stesso per il
Contratto di quartiere (dopo 7 anni ancora nulla è stato
fatto per la riqualificazione); per l'eliminazione delle
aree degradate; per l'attraversamento pedonale alle fermate
degli autobus sulla Flaminia; per la viabilità; per la
protezione del quartiere (un terrapieno di difesa dai
pericoli della raffineria Api). In compenso ci ritroviamo la
progettazione di un by-pass ferroviario che deturperà il
territorio, il rinnovo della concessione all’Api fino al
2020 e un megaparcheggio per autocisterne».
Nuova fiera, dopo il sì di
Falconara ecco i dubbi del Prc di Chiaravalle
CHIARAVALLE «Rifondazione
comunista non è pregiudizialmente contraria allo spostamento
a nord della Fiera di Ancona, anzi, in un quadro di rilancio
del sistema fieristico regionale la Bassa Valle dell’Esino
può rappresentare una delle collocazioni ideali», scrive il
Prc chiaravallese. Tutto a posto allora? No. «Nella proposta
della società Quadrilatero - prosegue infatti la nota -
l’area occupa una superficie di circa 50 ettari (circa 18
nel Comune di Chiaravalle, la restante in quello di
Falconara) ed è prevista, oltre a strade, parcheggi ecc.,
nuova edificazione per quasi 500.000 mc. Sono queste le
esigenze del nuovo Polo fieristico? Ci sembrano esagerate».
Insomma, sarebbe «una trasformazione irreversibile del
territorio che va attentamente valutata». Ecco il punto: per
Prc non c’è «un processo partecipato dalle popolazioni di
valutazione degli impatti ambientali» nè gli «inevitabili
impatti sono compensati da interventi di miglioramento, ad
esempio, della drammatica situazione infrastrutturale».
Chiaravalle, ecco l’
impianto Così i rifiuti saranno riciclati
di GIAMPAOLO MILZI
AVVENIRISTICO, flessibile,
rispettoso di ogni norma in materia. Inquinerà meno di una
normale fabbrica e ridurrà il fabbisogno di discariche e gli
attuali costi di trasporto dei rifiuti. Fa scintille in
linea con lo sviluppo tecnologico eco-sostenibile,
l'identikit del nuovo impianto di trattamento di quelli
urbani. Rifiuti che è destinato a ricevere dai 16 Comuni del
Bacino 1 della provincia di Ancona. E' l'impianto che il
consorzio intermunicipale Conero Ambiente ha deliberato di
realizzare, grazie a un finanziamento di 13.575.000 euro, in
località ex Galoppo di Chiaravalle. Mezza Chiaravalle gli ha
dichiarato guerra.
Montanari: «Recomat, ecco
la mia verità»
Rifiuti & polemiche. Il
centrodestra esce dal torpore, Silvetti (An): «Il sindaco
sospenda il direttore generale» Pronta la memoria per il pm.
L’attuale vicepresidente Secchi: «Salvato il capitale»
di GIAMPAOLO MILZI
Fa le pulci alle carte di
Anconambiente per trarne quel "contributo chiarificatore"
promesso al pm Gubinelli per conto del "non indagato" Umbero
Montanari, l'avvocato Cristiana Pesarini. «Portavoce
giuridico e non politico», precisa, del direttore
dell'azienda dorica coinvolta nell'inchiesta sui rifiuti
speciali e forse pericolosi recuperati solo in teoria alla
Recomat di Corinaldo. Il succo della memoria che presto
presenterà in procura? Montanari - all'epoca (2003-2004) del
traffico illecito inquisito, amministratore delegato di
Anconambiente - portò ogni proposta di decisione al
consiglio d'amministrazione della semi-municipalizzata (che
deteneva il 30% delle quote Recomat). Illustrò le consulenze
sui rifiuti speciali assimilabili agli urbani e su quelli
"secchi" destinati all'impianto di trattamento ora sotto
sequestro a Corinaldo. Relazionò sulle delibere. E tutto era
approvato dall'intero consiglio d'amministrazione. Come
dire: Montanari manager trasparente; e anche i rapporti
commerciali con Recomat e con i due Coppari -
l'amministratore delegato Virgilio e il direttore Cristian,
ristretti agli arresti domiciliari - erano pane per tutto il
cda di Anconambiente, composto da Giovanni Bevilacqua,
Pierpaolo Sediari, Lidia Mangani, Giorgio Marchetti ed
Ercole Luca. Quel pane - ora analizzato delle indagini - era
noto a Bevilacqua, consigliere alla società anconetana e
contemporaneamente presidente di quella che gestiva
l'impianto patner di Corinaldo. E da Pierpaolo Sediari,
presidente della prima. Anzi, forse Sediari la situazione
Recomat - e i suoi affari? - li conosceva anche meglio: fu
lui a partecipare alle assemblee che spinsero Anconambiente
a rilevare tutte le azioni Recomat. Poi c'erano i semplici
soci. La Sma di Macerata. E Paolo Baldoni, amministratore
della Garbage srl dello scalo dorico. Lui fu ideatore,
vicepresidente e cliente di Recomat, di cui Garbage aveva il
4% di azioni. Il pm Gubinelli sta per fare il punto con il
Noe. Poi l'interrogatorio dei Coppari. Quindi verranno
sentiti molti di coloro per gli inquirenti "potevano sapere
degli strani traffici di Recomat". Oggi il parere del pm
sulla richiesta di revoca dei domiciliari presentata al gip
dagli avvocati di Coppari. Il nuovo Cda - «Recomat non era
più strategica. Ed uscendo dalla società prima dell'aumento
del capitale Anconambiente ha recuperato l’intero capitale
senza rimetterci così un solo cent. Una società dove inoltre
Anconambiente non aveva un proprio esponente nel Cda visto
che Bevilacqua era espressione del socio maceratese». Lino
Secci, diessino, vicepresidente Anconambiente, atti alla
mano ha tranquillizzato la segreteria comunale della Quercia
sul caso Recomat-Anconambiente durante la riunione voluta
dal segretario Lanfranco Giacchetti. «Eravamo tranquilli
prima, lo siamo ora che ci è stato esposto l’iter
amministrativo su Recomat» afferma il segretario Ds al
termine dell’incontro. Anconambiente che nell’estate 2004
aveva cercato di acquistare le quote dei Coppari ma di
fronte a un attrattiva che non si sbloccava la spa dei
rifiuti dorica ha deciso di vendere ai privati la propria
quota. Una decisione votata dal Cda presieduto da Maurizio
Fabiani a dicembre 2004 e ratificata dal notaio a gennaio di
quest’anno. La Cdl - Il centrodestra esce dal torpore sul
caso-Anconambiente. Daniele Silvetti (An) chiede che «il
direttore generale Umberto Montanari» venga «sollevato
dall'incarico fino al termine delle indagini». Mentre
Daniele Berardinelli (Fi) annuncia di aver inserito una
propria interrogazione urgente nella lista del consiglio
comunale del 28 novembre per avere «la massima chiarezza e
trasparenza». |
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Nuova discarica, vecchi
parametri
La selezione elaborata
dall’Università basata sui dati Enea 1994 oggi superati
REDAZIONALE
FILOTTRANO -
L’identificazione dei siti ottimali per la nuova discarica e
soprattutto la graduatoria sarebbe basata su parametri
superati. E la circostanza potrebbe rimettere in discussione
la graduatoria del’Università Politecnica di Ancona. I
parametri usati dallo studio del professor Erio Pasqualini
sono quelli dell’Enea del 1994, non attuali per la tipologia
di discarica che si prevede. Ci spieghiamo. Quei parametri
dell’Enea si riferiscono a discariche come quelle in
attività, dove i rifiuti urbani giungono senza trattamento o
selezione preventiva. In questo modo, nelle discariche
attuali, i rifiuti urbani producono percolato, biogas e
polveri. Per questo il terreno e la zona devono avere
caratteristiche di sicurezza ben specificate. Ma nella
moderna discarica dov’essere conferita solo la parte
residuale dei rifiuti urbani trattati dall’apposito impianto
previsto al Galoppo di Chiaravalle. E questa quota di
rifiuti residuali post-selezione e trattamento è
completamente inertizzata e quindi non produce percolato,
biogas e polveri una volta conferita in discarica. Questo
dovrebbe tranquillizzare il Comune di Filottrano e quanti
contestano la scelta. Ma a questo punto i parametri Enea
1994 appaiono del tutto superati. In pratica non servono più
tutte quelle peculiarità del terreno, e le prescrizioni
consequenziali. Sarebbe come costruire profonde fondazioni
in cemento armato per sostenere una casa di plastica. Ne
deriva che i siti possibili - con caratteristiche idonee ai
rifiuti prettrattati potrebbero essere diversi e più
numerosi, magari anche meno lontani dalla costa. La
provincia ha dato l’incarico di identificazione e selezione
dei siti all’Università Politecnica di Ancona nel 2001 e
ovviamente lo studio è stato condotto con i parametri allora
vigenti. Il decreto legislativo n.36 del 13 gennaio 2003
regola la costruzione e la gestione delle discariche, e tra
le tante cose dice pure che non vi potranno più essere
smaltiti rifiuti urbani o assimilabili agli urbani se non
preventivamente trattati. E siccome fino a oggi per la nuova
discarica si è parlato di conferimento di rifiuti urbani e
assimilabili agli urbani preventivamente trattati, ecco che
la tesi esposta può trovare fondamento. Ma tutto sarebbe
diverso se nella nuova discarica fosse previsto anche lo
smaltimento di altre tipologie di rifiuti. Quanto sopra
esposto non vuol essere in alcun modo una irriguardosa
censura al lavoro dell’Università Politecnica che ha
ricevuto l’incarico - ripetiamo - nel 2001 mentre la nuova
normativa risale al 2003. E siccome in materia di rifiuti e
discariche ci sono leggi comunitarie e nazionali, Piani
regionali e provinciali, un non addetto ai lavori (come chi
scrive) rischia di impantanarsi. Resta però il fatto che sta
finendo il 2005, che ci vorranno almeno un paio di anni per
realizzare una discarica individuata con parametri non al
passo con l’evoluzione. Due elementi di riflessione in più,
forse, per quanti questa sera al Torquis di Filottrano
daranno vita al Comitato di tutela: la nuova discarica non
provocherà percolato, biogas e polveri, quindi non spaventa
nessuno e ridimensiona di molto i catastrofisti; ma oggi ci
sono altri elementi per affermare che la discarica può
essere realizzata più vicino alla costa.
Scandalo dei rifiuti,
scocca l’ora dei big
L’ex numero uno di
Anconambiente presenterà oggi una memoria per spiegare i
rapporti commerciali tra la Spa pubblica e la ditta di
Corinaldo al centro dell’inchiesta Il Noe interrogherà gli
amministratori Dossier di Umberto Montanari in procura,
presto saranno sentiti i membri del Cda della Recomat
REDAZIONALE
ANCONA - E’ l’ora dei piani
alti, nell’inchiesta sui traffici illeciti di rifiuti
imperniati secondo la procura intorno alla Recomat di
Corinaldo. I carabinieri del Noe stanno completando
l’analisi della montagna di documenti sequestrati nove
giorni fa negli uffici della ditta di Virgilio Coppari, ai
domiciliari con il figlio Cristian, e a giorni dovrebbero
convocare per l’interrogatorio anche chi era nel consiglio
di amministrazione della Recomat in rappresentanza dei soci
“forti”: Giovanni Bevilacqua, l’ex presidente nominato dalla
parte pubblica Smea ed ex del Cda di Anconambiente, e
probabilmente anche Paolo Baldoni della Garbage, la società
di smaltimento di imballaggi portuali che deteneva il 4%
della Recomat. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico
cercheranno di capire come funzionava la catena di gestione
alla Recomat, se il Cda ha svolto fino in fondo il suo ruolo
di controllo nei confronti di chi aveva responsabilità
operative, l’amministratore delegato Virgilio Coppari e suo
figlio Cristian, direttore dell’azienda. Non si sa ancora se
verranno sentiti come persone informate dei fatti, ossia
semplici testimoni, oppure invitati a presentarsi con un
avvocato, perché per il loro status di ex componenti del Cda
passibili (anche in base alle dichiarazioni che renderanno)
di un coinvolgimento dell’inchiesta. Intanto oggi l’avvocato
Cristiana Pesarini presenterà una memoria al pm Paolo
Gubinelli per conto di Umberto Montanari, ex amministratore
delegato e attuale direttore generale di Anconambiente. Pur
chiarendo che non risulta alcun suo coinvolgimento diretto
nell’inchiesta, l’avvocato di Montanari aveva annunciato la
volontà dell’ex ad di dare chiarimenti tecnici sia sulla
partnership societaria con Recomat, sia sui rapporti di
natura commerciale intrattenuti da Anconambiente, che
nell’impianto corinaldese conferiva per il riciclaggio
imballaggi misti e la cosiddetta “frazione secca” degli Rsu.
I carabinieri del Noe sospettano che sia stata aggirata l’ecotassa
non rispettando la percentuale minima per il recupero (40%)
stabilita dall’autorizzazione della Regione Marche. Nella
memoria tecnica dell’ex numero uno di Anconambiente si
sostiene invece che quel limite minimo è stato ampiamente
superato. E ci sarà modo anche di chiarire il contenuto di
un fax, intercettato nel febbraio scorso dal Noe e ritenuto
dalla procura un indizio dei traffici illeciti gestiti da
Recomat, con cui la ditta di Corinaldo contestava ad
Anconambiente la composizione di alcuni carichi di
imballaggi misti.
“L’impianto al Galoppo
tutela l’ambiente”
Conero Ambiente illustra le
peculiarità della struttura di selezione e trattamento dei
rifiuti
REDAZIONALE
CHIARAVALLE - Il Consorzio
Conero Ambiente risponde (indirettamente e senza mai
citarlo) al Comitato contestatore, sostenendo che
“l’impianto di trattamento rifiuti urbani in località
Galoppo di Chiaravalle è una realizzazione per la tutela
dell’ambiente”. Ricordando che il 7 luglio scorso
l’Assemblea del consorzio (formata da 16 sindaci o loro
rappresentanti) ha deliberato la localizzazione
dell’impianto stesso e che la scelta del Galoppo è basata
“sulle norme vigenti (decreto Ronchi e Piani rifiuti
regionale e provinciale) e sulla situazione del ciclo
rifiuti esistente nei 16 Comuni, riflessione condotta in
sintonia con la Provincia”, la lunga nota di Conero Ambiente
prosegue con la descrizione particolareggiata dell’impianto.
Che ha nella flessibilità la caratteristica più rilevante
potendosi adattare a diverse tipologie di raccolta. In
sintesi: l’impianto non avrà depositi di rifiuti allo
scoperto; gli edifici saranno in depressione; non ci saranno
camini o ciminiere non essendoci processi di combustione;
minima visibilità e tanti alberi attorno. E ancora:
impegnerà un’area di 4 ettari di cui 1 coperto con 16
“biocelle” indipendenti di 210 mq l’una per un’altezza di 6
metri. Il costo totale è di 13,5 milioni. L’impianto
tratterà 124.000 tonnellate all’anno di rifiuti di cui solo
10.500 tonnellate finiranno in discarica come residuale,
circa l’8% ma con una raccolta differenziata preventiva del
35 %. Oggi la differenziata è meno del 20% e quindi aumenta
la quantità di rifiuti residuali da mandare in discarica.
Il caso finisce anche
davanti al giudice civile
Forza Italia incontra i
vertici del comitato e attacca la giunta: “Decisioni assunte
in pieno silenzio”
GIANLUCA FENUCCI
CHIARAVALLE - Presso la
sezione di Forza Italia si sono incontrate le delegazioni
del comitato “Giù le mani dal Galoppo” e del partito per
discutere alcuni problemi inerenti la politica dei rifiuti
nell’ambito 1. Il comitato era rappresentato dal presidente
Fernando Pierluca, dal vice Roberto Sgroi e da Leonida
Petrini, Sauro Stronati, Giovanni Graziani, Maria Cecchetti,
Luca Leoni. Per Forza Italia erano presenti il consigliere
regionale e provinciale Enrico Cesaroni, il consigliere
comunale Leo Bianchelli, il delegato cittadino Stefano
Damadei, Alessandro Pigliapoco, consigliere comunale di
Monte San Vito, Bruno Paladini, consigliere comunale di
Montemarciano, Giulio Argalia, consigliere comunale di
Monsano, Franco Romagnoli ed altri membri del direttivo
comunale. Bianchelli ha ricordato le ripetute denunce di
irregolarità amministrative e tecniche formulate sia in sede
di consiglio comunale che alla pubblica opinione, connesse
alla realizzazione e alla gestione della discarica del
Galoppo. “Denunce cadute nel vuoto – ha detto Bianchelli -
per la difficoltà di comunicazione del partito e per la
campagna di contro-informazione orchestrata
dall’amministrazione di Chiaravalle, per minimizzare o
smentire critiche oggi rivelatesi fondate”. Leonida Petrini
ha fatto rilevare come per anni i residenti abbiano
accettato con spirito di abnegazione e di servizio alla
comunità di convivere con una struttura che costituiva una
palese anomalia rispetto ai progetti di sviluppo delle
imprese e di ristrutturazione delle abitazioni. Il
consigliere regionale e provinciale Enrico Cesaroni ha
denunciato il clima di omertà in cui sono state assunte
troppe importanti decisioni, il pieno controllo
politico-amministrativo della filiera dei rifiuti da parte
di alcune forze politiche dell’Unione e le difficoltà di far
recedere tali forze politiche da un disegno che sembra
accontentare diverse aspettative. Chiudendo il suo
intervento, Cesaroni ha invitato il comitato ad una maggiore
mobilitazione delle persone e ad aggiungere al ricorso al
Tar anche un procedimento in sede civilistica per recuperare
il danno causato ai residenti dalla realizzazione
dell’impianto. “Sono lieto delle numerose convergenze di
ordine tecnico e politico-amministrativo” ha concluso Sgroi.
E ora anche i Verdi alzano
la voce
g.f.
CHIARAVALLE - Anche i Verdi
hanno incontrato il comitato “Giù le mani dal Galoppo”, con
il significativo coinvolgimento dell’assessore provinciale,
Luciano Montesi. Il comitato “Giù le mani da Galoppo” ed i
Verdi di Chiaravalle hanno concordato sulla necessità di
promuovere un’azione politica forte che parta da alcuni
punti programmatici. “Va ribadito con chiarezza – si è detto
durante l’incontro - il rifiuto netto di qualsiasi ipotesi
che contempli o apra la strada all’incenerimento dei rifiuti
ed occorre rilanciare e potenziare la raccolta differenziata
dei rifiuti, fissando l’obiettivo del riciclaggio di almeno
il 70% dei rifiuti solidi urbani. E’ indispensabile avviare
immediatamente la raccolta della frazione organica,
favorendo le iniziative delle amministrazioni comunali e dei
cittadini. Ci opporremo decisamente al tipo di impianto
proposto dal consorzio ConeroAmbiente, che prevede una quota
molto elevata (oltre il 50%) di materiali da avviare
all’incenerimento”. I Verdi ed il comitato “Giù le mani dal
Galoppo” hanno criticato un’eventuale collocazione
dell’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti al
Galoppo anche per il forte impatto che il traffico di mezzi
pesanti fra Filottrano e Chiaravalle avrà in termini di
viabilità e di inquinamento su una vasta area del territorio
provinciale. Si allarga così il fronte anti-impianto per il
trattamento dei rifiuti previsto in località Galoppo. Il
comitato si è già ricorso al Tar per bocciare la delibera
della Provincia.
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